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Le notizie dell'Agenzia Fides
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ASIA/FILIPPINE - “Nessun super tifone può smorzare la nostra speranza” dice il Vescovo di Baguio

20 September, 2018 - 05:12
Manila - “Rivolgiamo le nostre preghiere per le vittime del super tifone, in particolare per quelli che hanno perso la vita travolti dalle frane. È difficile assistere alla devastazione che ci circonda: danni a strade, case, raccolti, mezzi di sostentamento e altre strutture. Ma ancora più tragico è perdere la vita. Invitiamo tutti coloro che sono impegnati nei soccorsi, comprese tutte le persone coinvolte, a manifestare sostegno spirituale, materiale e morale ai fratelli colpiti”: è l’appello diffuso da mons. Victor B. Bendico, Vescovo di Baguio, e inviato all’Agenzia Fides, dopo che il 15 settembre le Filippine sono state colpite dal tifone Mangkhut. Raffiche di vento a 205 chilometri orari e piogge violentissime hanno sradicato alberi, divelto tetti e provocato frane e inondazioni, disseminando terrore ovunque. Finora il passaggio di Mangkhut ha fatto registrare 81 morti, 250 mila sono le persone colpite in 30 province del paese, in particolare è andato devastato il nord di Luzon.
“Dobbiamo evitare ogni genere di accuse e recriminazioni” prosegue il Vescovo. “Smettiamola di usare la miseria degli altri come uno strumento di propaganda egoista che non aiuta, ma semina invece confusione e ulteriore divisione. Possiamo fare di meglio. Tralasciamo le mosse politiche di biasimo e concentriamoci sulla sincera preoccupazione per i poveri e gli emarginati. Questi tempi di sofferenza richiedono grande solidarietà umana e cooperazione. Spinti dal comune desiderio di aiutare le vittime, dimostriamo ancora una volta che, uniti in un unico popolo di Baguio e Benguet, nessun super tifone può smorzare la nostra speranza, nessuna tragedia può mai sconfiggere la grandezza dello spirito umano e la nostra fede in Dio” conclude mons. Bendico.
Le persone con disabilità nelle emergenze registrano un tasso di mortalità doppia rispetto alle altre. Faticano a mettersi in salvo, non riescono ad accedere agli aiuti umanitari perché non sentono gli avvisi e i messaggi di emergenza, non sono incluse nei piani di salvataggio, non riescono ad accedere alle operazioni umanitarie di base , i loro ausili possono perdersi o danneggiarsi. Le emergenze possono inoltre aumentare il numero di persone che diventano disabili, sia a breve che a lungo termine, a causa delle lesioni riportate e la mancanza di servizi medici adeguati. In questo settore si nota l’impegno della Ong “Christian Blind Mission” . “Presenti nelle Filippine dal 2013, in questo momento siamo al lavoro per portare al sicuro i bambini e gli adulti ciechi e con disabilità e garantire loro riparo, acqua, cibo e assistenza medica” ha detto all’Agenzia Fides Massimo Maggi, Direttore di “Christian Blind Mission” Italia .


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AFRICA/CAMERUN - Scontri continui nelle province anglofone: urge aprire un confronto politico

20 September, 2018 - 04:18
Bamenda - Nelle province anglofone del Camerun la tensione continua a salire. Gli scontri tra i gruppi indipendentisti ed esercito sono sempre più frequenti e a patire le conseguenze è la popolazione civile. È diventato pericoloso uscire per strada a tutte le ore del giorno. Le attività sono ferme o sono rallentate dagli scontri. E non si intravede una possibile soluzione politica. E' la preoccupazione che esprimono all’Agenzia Fides fonti della Chiesa cattolica a Bamenda, uno dei principali centri delle province anglofone. Chiedendo l'anonimato per motivi di sicurezza, le fonti di Fides affermano: "Da due o tre settimane si registrano scontri continui. Le forze armate del Camerun fronteggiano gli assalti improvvisi degli indipendentisti. Ci sono stati diversi morti da entrambe le parti. Quanti? Difficile dirlo. La situazione però continua a peggiorare".
Le province anglofone, unite alle regioni francofone dopo l’indipendenza raggiunta il 1° gennaio 1960, hanno sempre rivendicato una propria autonomia. In particolare, chiedono di poter utilizzare l’inglese, in luogo del francese, come lingua negli atti pubblici e nelle scuole. Chiedono inoltre che nei tribunali sia applicato il sistema della common law britannica invece dei codici di origine francese in vigore altrove nel paese. Se nei primi anni dopo l’indipendenza, una qualche forma di autonomia era stata riconosciuta, con il tempo gli anglofoni hanno visto erodere i propri spazi e hanno iniziato a sperimentare una certa assimilazione.
"Attualmente - continua la fonte di Fides – esistono tre posizioni diverse. Ci sono quanti auspicano un’autonomia, all’interno di una federazione con i francofoni; ci sono gli indipendentisti che vogliono una secessione da Yaoudé. Infine c’è un’ampia zona grigia, di gente che definirei 'neutrale', che chiede di poter utilizzare l’inglese e che le proprie tradizioni siano rispettate, ma senza tensioni".
A partire dal 2016 le manifestazioni di malcontento si sono fatte più frequenti. Il 1° ottobre 2017, le frange più estreme si sono spinte a dichiarare l’indipendenza delle due province anglofone dal Camerun e la nascita della Repubblica di Ambazonia. Ciò ha provocato l'inasprirsi della tensione nelle due province. "Il Governo centrale – spiega la fonte – afferma a parole di volere la pace e la stabilità della regione, ma non fa nulla per aprire un tavolo di confronto. Qui vengono inviati continuamente i soldati e la tensione cresce".
La situazione quindi è sempre più tesa. "La vita si sta facendo difficile. Ogni lunedì tutte le attività di fermano in segno di protesta, la gente non esce di casa. Tutto è bloccato. È una forma di protesta che va avanti da tempo. Per superare la crisi serve dialogo e aperture. Ma al momento non si vede ancora uno spiraglio".
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AFRICA/SUD SUDAN - "È un miracolo la firma della pace in coincidenza con il nostro incontro con Papa Francesco”, dice Mons. Hiiboro Kussala

20 September, 2018 - 04:14
Juba - “La visita Ad Limina a Papa Francesco ha generato il miracolo della firma dell’accordo di pace in Sud Sudan” scrive Sua Ecc. Mons. Barani Eduardo Hiiboro Kussala, Vescovo di Tombura-Yambio e Presidente della Sudan and South Catholic Bishops’ Conference, in un messaggio pubblicato al ritorno dalla visita.
“Mentre eravamo ancora a Roma, riuniti con il Santo Padre, il 12 settembre i leader politici sud sudanesi hanno firmato il documento finale degli accordi per la pace. È qualcosa che si può quasi definire un miracolo in senso spirituale” afferma Mons. Hiiboro Kussala. “Il Santo Padre, dal giorno in cui è scoppiata una delle più lunghe e insensate guerre, non ha mai smesso di pregare, di lanciare appelli e di lavorare per porre fine al conflitto nel Sud Sudan. Se l’accordo di pace è stato firmato mentre eravamo sotto il suo amore paterno, possiamo ben dire che questo è un miracolo!”.
L’entusiasmo di Mons. Hiiboro Kussala è tanto più comprensibile dato che in una recente intervista all’Agenzia Fides , aveva espresso riserve sulle difficoltà di raggiungere un’intesa definitiva per mettere fine alla sanguinosa guerra civile esplosa nel dicembre 2013.
L’accordo è stato firmato il 12 settembre nella capitale etiopica Addis Abeba dal Presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, e dal leader ribelle, l’ex Vice Presidente Riek Machar. L’intesa prevede, tra l’altro, che Machar assuma nuovamente la carica di Vice Presidente.
Nel suo messaggio Mons. Kussala esprime riconoscimento alle parti sud sudanesi e ai leader regionali riuniti nell’IGAD , in particolare quelli di Sudan, Uganda, Kenya ed Etiopia, che hanno mediato per raggiungere l’accordo. Il Vescovo non nasconde però le difficoltà che sono ancora da superare come “una certa mancanza di trasparenza e l’esclusione di altre parti interessate dal processo”. “Chiediamo a tutte le parti di astenersi dall’uso di un linguaggio incendiario e intimidatorio. Le parti in conflitto dovrebbero dimostrare con le loro azioni e con le parole che si impegnano per la pace”.
Mons. Hiiboro Kussala conclude lanciando un appello ai “popoli del Sudan e del Sud Sudan per tessere una rete per costruire un futuro migliore per entrambe le nazioni”.
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AMERICA/COSTA RICA - Dopo 10 giorni di sciopero e violenza primo incontro fra governo e sindacati, presenti i Vescovi

20 September, 2018 - 04:10
Limon – "Gli atti di violenza che si sono verificati, hanno generalizzato un clima di paura nella popolazione e hanno superato la linea di rispetto per la vita e la convivenza, togliendo persino la vita a uno dei nostri giovani": queste le parole con cui il Vescovo della diocesi di Limón, Mons. Javier Gerardo Román Arias, ha deplorato, in una nota pervenuta a Fides, i recenti episodi violenti accaduti nel contesto dello sciopero nazionale. Nella provincia di Limón infatti le proteste sono state sfruttate da gruppi di vandali per creare il caos. La settimana scorsa, per tre notti consecutive, alcuni gruppi hanno saccheggiato i negozi, hanno chiuso le strade e lanciato bombe artigianali contro due furgoni di imprese commerciali e una torre delle telecomunicazioni.
Mons. Arias ha fatto appello ai credenti e alle autorità, perché non è giusto che i responsabili di questi atti di violenza siano presi come riferimento per "stigmatizzare tutte le persone che vivono in questa provincia". "Questi dolorosi eventi non dovrebbero essere letti isolatamente – ha aggiunto - , ma come espressione del malcontento sociale che esiste nella nostra provincia a causa della situazione storica di mancanza di opportunità, che richiede una risposta globale e non palliativa".
Da 10 giorni lo sciopero generale degli impiegati pubblici ha quasi paralizzato il paese. La protesta, che era iniziata con piccole manifestazioni, si è allargata rispondendo, secondo i media locali, ad una reazione troppo forte e violenta delle forze dell'ordine contro i manifestanti. Secondo alcuni osservatori è lo sciopero più grande visto nel paese da quasi 20 anni, e la popolazione risente della mancanza di servizi nei settori della sanità, dell’educazione e dei trasporti. I problemi nella distribuzione della benzina e nel settore turistico rischiano di far bloccare il paese, perché sono l'anima dell'economia del Costa Rica.
Gli impiegati protestano perché il governo ha tolto molti benefici ai dipendenti pubblici, ha aumentato il peso fiscale e ha fatto tagli nella spesa pubblica dei servizi, cosa che ha provocato la reazione di tutti i sindacati. Purtroppo in questi giorni ci sono stati scontri violenti e perfino la morte di un ragazzo di 17 anni per un proiettile sparato dalla polizia.
Solo dopo 10 giorni ieri, 19 settembre, è stato possibile organizzare un incontro fra governo e sindacati per cercare una soluzione. L'Union Sindical, un conglomerato di associazioni tra le quali predominano insegnanti e operatori ospedalieri, ha accettato di sedersi al tavolo, cui erano presenti anche alcuni Vescovi in rappresentanza della Conferenza Episcopale.
"La cosa più importante è ripristinare i canali di dialogo e comunicazione" ha detto alla fine dell'incontro Steven Nunez, delegato del governo, tra le forti critiche del settore privato per la presunta tolleranza del governo prima delle recenti misure di pressione e per le perdite causate dallo sciopero. Le autorità non hanno ancora quantificato l'effetto economico complessivo degli scioperi, ma la principale associazione dei datori di lavoro ha lamentato perdite "milionarie" sulle prenotazioni alberghiere, mentre le agenzie di viaggio segnalano fino al 50% di annullamenti.

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ASIA/PAKISTAN - Le minoranze religiose al nuovo governo: “Tornare al Pakistan del fondatore Ali Jinnah”

20 September, 2018 - 03:56
Karachi – Per la protezione e la tutela dei diritti delle minoranze religiose in Pakistan è urgente che il nuovo governo ispiri le sua politiche alla visione del fondatore del Pakistan, Muhammad Ali Jinnah, e al suo discorso dell’11 agosto 1947, in cui presentava la Costituzione della neonata nazione. Questo discorso dovrebbe diventare un “documento guida”, che orienta le leggi e le politiche del Paese: è quanto chiedono le minoranze religiose in Pakistan, ovvero quelle comunità non musulmane, composte per la maggior parte da indù, cristiani e sikh. Se ne è discusso nel recente seminario organizzato in due sessioni, a Karachi e a Lahore, dal “Centro per la giustizia sociale” , in collaborazione con la Commissione "Giustizia e pace" della Conferenza episcopale cattolica e l'Organizzazione per la pace e lo sviluppo .
Nel seminario intitolato "Diritti delle minoranze: oltre le promesse”, il cattolico Peter Jacob, direttore del CSJ, rivolto a circa 200 partecipanti ha ricordato le parole di Mohammad Ali Jinnah nel suo discorso dell'11 agosto 1947: “Voi siete liberi. Liberi di andare nei vostri templi, nelle vostre moschee o in qualunque altro luogo di culto in questo Stato del Pakistan. Potrete appartenere a qualsiasi religione, casta o credo: questo non ha nulla che fare con gli affari dello Stato”.
Come appreso da Fides, Jacob ha detto: "Ricordando l'aspirazione alla democrazia multi-religiosa e inclusiva che si riflette nella bandiera nazionale del Pakistan e alle promesse fatte nel 1940 sul garantire i diritti delle minoranze, oggi rileviamo l'urgenza di includere le minoranze in tutti i livelli di governance e nei processi decisionali". Ha inoltre affermato: "Riconoscendo i diritti fondamentali enunciati nella Costituzione del Pakistan, i governi federali e provinciali dovrebbero adottare misure concrete per proteggere le minoranze religiose". Secondo Jacob, il nuovo governo deve approvare "una legge che definisca e punisca gli atti di discriminazione, in particolare sulla base della religione ", impegnandosi a “elaborare un piano di azione per promuovere la tolleranza religiosa e sociale”.
Tra gli interventi, Anthony Naveed, parlamentare cristiano dell'assemblea provinciale di Sindh, ha ricordato che “"Il Pakistan People's Party promuove i diritti delle minoranze in Pakistan”, mentre Sheema Kirmani, attivista per i diritti delle donne, ha detto: "Abbiamo dimenticato la nostra cultura, le nostre tradizioni, i nostri valori. Siamo, prima di tutto, esseri umani: è questa la ragione per lavorare insieme per il miglioramento del nostro paese, abbandonando la discriminazione su base religiosa". Muqtida Mansoor, editorialista, ha ricordato due punti qualificanti della visione di Jinnah: “I diritti delle minoranze e l'autonomia provinciale”. Il Vescovo anglicano Alexander John Malik, vescovo emerito di Lahore, intervenendo all'assemblea, ha aggiunto: "Chi nega i diritti delle minoranze religiose che vivono in Pakistan tradisce la missione e la visione del fondatore della nazione Ali Jinnah. Siamo tutti pakistani; dovremmo opporci a quanti promuovono la discriminazione e l'intolleranza contro le minoranze religiose. Jinnah - ha ricordato - ha espresso il suo sogno di un Pakistan multireligioso e inclusivo, non certo riservato solo ai musulmani”.
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ASIA/INDIA - Nomina del Direttore nazionale delle POM, d. Ambrose Pitchaimuthu

20 September, 2018 - 02:46
Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 28 giugno 2018 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in India per un quinquennio , il rev. d. Ambrose Pitchaimuthu, del clero diocesano di Chingleput.
Il nuovo Direttore nazionale è nato il 3 maggio 1966 nello stato indiano del Tamil Nadu ed è stato ordinato sacerdote il 25 marzo 1993. Ha conseguito un Master in filosofia all’Università cattolica di Lovanio e il Dottorato nella stessa materia alla Pontificia Università di S.Tommaso d’Aquino . Nella sua diocesi di Chingleput è stato Viceparroco e Parroco, Vicario generale per 7 anni, membro del Consiglio presbiterale e del Collegio dei consultori. Attualmente è Parroco e visiting professor di filosofia al Sacred Heart Regional Seminary di Poonamallee.
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EUROPA/UNGHERIA - Conferma del Direttore nazionale delle POM, p. Benvin Madassery, SVD

20 September, 2018 - 02:42
Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il 7 giugno 2018 ha confermato nell’incarico di Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Ungheria per un altro quinquennio , p. Benvin Madassery, SVD.
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ASIA/SINGAPORE - Depenalizzare gli atti omosessuali: per la Chiesa è urgente tutelare la famiglia tradizionale

19 September, 2018 - 05:44
Singapore – “La Chiesa considera tutti, indipendentemente dall'orientamento sessuale, con lo stesso rispetto: tutti nella comunità sono importanti, indipendentemente dal fatto che provino attrazione verso persone dello stesso sesso. Avvertiamo le lotte e le sofferenze di quanti, provando attrazione verso persone dello stesso sesso, amano sinceramente Dio e desiderano vivere secondo il suo piano divino per l'umanità. Sono accanto a loro quando sono ostracizzati o emarginati dalla società: anch'essi meritano di essere amati e trattati con dignità e rispetto”. Lo scrive l'Arcivescovo di Singapore, William Goh, in una Lettera pastorale, pervenuta all'Agenzia Fides, che affronta la questione dei rapporti omosessuali e della legislazione vigente, mentre è in corso un dibattito sulla possibile abrogazione dell'articolo 377 comma a) del Codice penale, che prevede sanzioni penali per i rapporto omosessuali tra adulti.
L'Arcivescovo chiarisce che “accettare nella società gli atti omosessuali come norma sociale avrebbe conseguenze terribili per la stabilità delle famiglie, per il benessere dei bambini e portare rischi a lungo per il bene comune”. Dunque un eventuale intervento del legislatore, rileva, non dovrebbe soltanto “limitarsi a rimuovere le sanzioni penali contro gli omosessuali”, ma anche “garantire la protezione della famiglia tradizionale”, e affermare con certezza che la depenalizzazione non comporti “richieste ulteriori di legalizzare le unioni omosessuali, consentire l'adozione di bambini a coppie dello stesso sesso o la maternità surrogata”. Per questo “sono dell'opinione che l'articolo 377 comma a) non debba essere abrogato nelle circostanze attuali”, scrive l'Arcivescovo. Considerando le implicazioni sociali e morali, l'Arcivescovo Goh sollecita i cattolici nel paese a “prendere una posizione coscienziosa”, respingendo per ora l'abrogazione dell'articolo, “osservando le terribili conseguenze in quei paesi che hanno normalizzato le unioni omosessuali”.
Il dibattito sulla depenalizzazione dei rapporti omosessuali si è acceso a Singapore dopo che la Corte Suprema in India ha stabilito che la relazione omosessuale tra adulti consenzienti non è un reato. A Singapore un tentativo di abrogare l'articolo 377 comma a) del Codice Penale era stato sollevato già nel 2014 ma è fallito.
Anche il Consiglio Nazionale delle Chiese di Singapore , organismo che riunisce le denominazioni cristiane protestanti, in una nota afferma di non sostenere l'abrogazione della legge, dicendo che “lo stile di vita omosessuale è dannoso per le famiglie e la società”.
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AMERICA/COLOMBIA - Ex guerriglieri delle FARC tornano a prendere le armi, nuovi ostacoli sul cammino della pace

19 September, 2018 - 04:43
Bogotà – Esattamente una settimana fa, nel pomeriggio del 12 settembre, sono state liberate 6 persone che erano ostaggio del gruppo guerrigliero Esercito di Liberazione Nazionale . Nell’operazione la Chiesa, insieme alla Croce Rossa e ad altri organismi umanitari, hanno avuto un ruolo da protagonista. L'ELN ha sottolineato di aver proceduto nonostante "le difficoltà poste dal governo nazionale, che ha rifiutato di concordare protocolli favorevoli al rilascio dei sei prigionieri", secondo la nota pervenuta a Fides. Il fatto è stato considerato un passo importante, ma non ancora decisivo, per arrivare alla pace tra governo della Colombia ed Esercito di liberazione nazionale.
Il Presidente della Repubblica della Colombia, Ivan Duque, rallegrandosi per il rilascio dei 6 ostaggi, successivamente ha chiesto il rilascio di tutti gli ostaggi nelle mani dell'ELN come condizione preliminare per proseguire i colloqui di pace, e ha ribadito che il governo insisterà per il rilascio di tutti i prigionieri e la cessazione delle attività violente contro la popolazione.
Il Presidente della Conferenza episcopale, Mons. Oscar Urbina Ortega, Arcivescovo de Villavicencio, dopo essersi congratulato alla notizia del rilascio, ha sottolineato che si tratta sempre di "passi" decisivi per riprendere il dialogo fra governo e ELN e conseguire la pace piena per la Colombia.
Purtroppo riguardo al cammino della pace in Colombia, sono confermate le notizie secondo cui in alcune parti del paese un gruppo di ex-guerriglieri delle FARC, Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, ha ripreso le armi. Disillusi dalla vita civile e dalla continua minaccia dei paramilitari, un gruppo di ex membri delle FARC è tornato ad imbracciare le armi mettendo a rischio l'accordo di pace, che tuttavia viene contestato anche dallo stesso Presidente Ivan Duque. Tra gli obiettivi proclamati dal nuovo gruppo c’è quello di difendere le popolazioni dai gruppi armati.
I volontari missionari che assistono la popolazione nelle zone che erano di dominio delle FARC, tempo fa hanno verificato, con medici e psicologi volontari, che alcuni ex-membri delle FARC non riuscivano a convivere con la nuova situazione civile e sociale. Nelle informazioni pervenute a Fides, si leggeva: "Bisogna ricordare che questo conflitto dura da 50 anni, quindi ci sono soldati che per tutta la vita hanno solo combattuto e vissuto fra le armi. E' chiaro che cambiare vita completamente richiede un enorme sacrificio e capacità personali per riuscire". Ecco perché oggi i ribelli tornati alle armi affermano: "Quelli tra noi che sono di nuovo armati sono disposti a morire negli scontri".

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AFRICA/EGITTO - Le istituzioni politiche egiziane sollecitate a promuovere il “Cammino della Sacra Famiglia”

19 September, 2018 - 04:36
Il Cairo – Il politico egiziano Tadress Kaldess, vice-governatore di Assiut, ha presentato nei giorni scorsi un'interrogazione parlamentare rivolta alla dottoressa Rania al Mashat, titolare del ministero egiziano per il turismo, per sollecitare le autorità competenti a riprendere in mano con più più energia la attesa valorizzazione dei siti religiosi e archeologici che fanno parte del "Cammino della Sacra Famiglia". Il politico egiziano ha fatto notare che finora non si è posto mano agli annunciati interventi di riqualificazione delle località attraversate dal percorso del “Cammino”, chiedendo come mai le istituzioni egiziane continuino a trascurare “l'importanza di questo tesoro”, e invitando anche il ministero del turismo a impegnare risorse nel restauro dei santuari e dei luoghi dove potrebbero accorrere le comitive di pellegrini. La negligenza nel procedere agli interventi di riqualificazione annunciati - ha ammonito il politico egiziano - si riflette in maniera negativa anche sull'immagine internazionale dell'Egitto.
Ormai da tempo, come riferito dall'Agenzia Fides, le autorità egiziane si sono impegnate a valorizzare e promuovere anche in chiave turistica l'itinerario che unisce i luoghi attraversati secondo tradizioni millenarie da Maria, Giuseppe e Gesù Bambino quando trovarono rifugio in Egitto per fuggire dalla violenza di Erode. Il 4 ottobre 2017 Papa Francesco, nel contesto dell'Udienza generale del mercoledì, aveva salutato una folta delegazione egiziana giunta a Roma per promuovere i pellegrinaggi lungo il “Cammino della Sacra Famiglia”.
La questione del “cammino” della Sacra Famiglia è stata anche al centro di una recente riunione di funzionari e amministratori tenutasi presso il ministero dello sviluppo locale, alla quale ha preso parte anche l'ambasciatore Mohamed Hegazy, consigliere del ministero per la Cooperazione internazionale. L'incontro di lavoro è stato organizzato con l'intento di fare il punto sulla gestione globale del progetto, e di stabilire con chiarezza competenze e impegni di cui le diverse istituzioni politiche e amministrative devono farsi carico per sostenere e concretizzare l'iniziativa di rilanciare il “cammino” della Sacra Famiglia” come percorso di pellegrinaggio in grado di interessare le comunità cristiane di tutto il mondo. .
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ASIA/COREA DEL SUD - Il Cardinale Yeom: "Con la denuclearizzazione, un balzo in avanti per la pace"

19 September, 2018 - 04:18
Seul - Il vertice in corso a Pyongyang e la relativa dichiarazione co-firmata dal leader nordcoreano Kim Jong-un e dal presidente sudcoreano Moon Jae-in generano speranze ed entusiasmo nella popolazione coreana. Interpellato dall'Agenzia Fides, il Cardinale Andrew Yeom Soo-jung, Arcivescovo di Seul e Amministratore apostolico di Pyongyang, commentando favorevolmente i frutti del vertice, dichiara: "Sono molto lieto e ispirato dalla dichiarazione congiunta resa nota oggi, 19 settembre, che può essere riassunta principalmente nella denuclearizzazione permanente della penisola coreana. Spero che questa notizia possa costituire il più bel regalo per tutti i coreani, in attesa del Chuseok, la festa coreana del Ringraziamento, una delle più grandi feste in Corea. Prego sinceramente affinché, attraverso l'accordo di oggi, la Corea del Sud e del Nord possano fare un balzo in avanti per la pace e progredire nelle relazioni bilaterali".
In questo momento delicato, in cui la situazione dei rapporti intercoreani sembra evolversi positivamente, in una atmosfera di dialogo e fiducia, è importante accompagnare l'intero processo con la preghiera, sottolinea l'Arcivescovo di Seul: "Papa Francesco - prosegue - ha assicurato le sue preghiere per la Corea. Chiedo non solo ai fedeli coreani, ma a tutto il popolo di Dio nel mondo di unirsi a noi e di pregare per una autentica pace e riconciliazione nella penisola coreana. Possa la misericordia di Dio accompagnare tutti coloro che sono impegnati a mandare avanti il summit a Pyongyang".
Il Cardinale conclude: "Come Amministratore apostolico della diocesi di Pyongyang, prego anche affinché possa venire presto il giorno in cui le sorelle e i fratelli del Nord e del Sud possano unirsi e celebrare nuovamente insieme una santa Eucaristia".
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AFRICA/NIGER - Missionario rapito: ancora nessuna richiesta di riscatto

19 September, 2018 - 04:15
Niamey - “Non abbiamo notizie su p. Pierluigi. A mia conoscenza i suoi rapitori non si sono fatti ancora vivi con una richiesta di riscatto” dice all’Agenzia Fides p. Mauro Armanino della Società delle Missioni Africane , confratello di Pierluigi Maccalli, missionario italiano rapito la notte tra il 17 e il 18 settembre a Bomoanga, a 125 km dalla capitale Niamey, capitale del Niger .
“Comunque un primo risultato i sequestratori lo hanno ottenuto: di loro si parla in tutto il mondo” sottolinea p. Mauro. “Con il rapimento di un missionario occidentale, un gruppo forse neanche tanto grande è riuscito a ottenere una visibilità globale a costo zero”.
“Le motivazioni possono essere quindi politiche?” chiediamo al missionario. “Senza dubbio, ma si tenga conto che i rapitori sono di etnia Peuls” risponde p. Mauro, lasciando prefigurare uno scenario ancora più complesso di quello dei gruppi jihadisti che operano tra Mali, Burkina Faso e Niger.
Con Peuls si indica una popolazione nomade che vive di pastorizia distribuita sull’intera fascia saheliana che va dal Mali fino all’Etiopia. Tra queste popolazioni negli ultimi anni si sono fatta strada sentimenti e ideologie estremiste, e in diversi Paesi, dalla Nigeria al Burkina Faso, dal Mali alla Repubblica Centrafricana, sono segnalate violenze commesse dai Peuls.
“La radicalizzazione di queste popolazioni è dovuta, almeno in parte, alle difficoltà ambientali che fanno sì che diventi sempre più difficile trovare acqua e pascoli per le loro mandrie” spiega il missionario. “In Niger come anche nel vicino Mali abbiamo visto che sono saltate le tradizionali relazioni che legavano i Peuls con le altre popolazioni, come ad esempio i Toureg” dice p. Mauro. “Questo accentua l’instabilità e non mi sembra che la militarizzazione che sta avvenendo in Mali come in Niger sia la risposta adatta a risolvere questi problemi” afferma il missionario, riferendosi alle missioni militari inviate da alcuni Stati occidentali in entrambi i Paesi per lottare contro i diversi movimenti jihadisti che operano nella zona. “ Per stabilizzare questi Paesi, più che inviare militari occorre invece fare in modo di recuperare e riallacciare le relazioni tra le diverse popolazioni. Solo creando un ambiente di scambio e di relazioni tra gli abitanti di queste aree si potranno ottenere dei risultati positivi” conclude il missionario.
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AFRICA/MADAGASCAR - Corruzione e illegalità diffusa: i problemi della nazione in vista del voto

19 September, 2018 - 02:56
Atananarivo - "I politici lottano solo per i propri interessi. Non servono la nazione o il popolo perché manca il senso del bene comune". Con queste parole padre Prospère Ratovomananarivo, direttore del giornale cattolico "Lakroa", traccia in un colloquio con l'Agenzia Fides il quadro della situazione politica del Madagascar, in vista delle elezioni presidenziali del 26 novembre.
"I nostri problemi sia quelli economici sia quelli politici – rileva padre Prospère - possono essere riassunti nella parola 'egoismo'. L’illegalità diffusa, la cattiva gestione della cosa pubblica, la forte dipendenza dall’aiuto esterno sono i risultati di questo egoismo. Ciò porta a un continuo degrado in quasi tutte le aree: infrastrutture, economia, politica, mentalità comune. Così tutto è destrutturato e disfunzionale".
In vista delle elezioni, la situazione politica è piuttosto caotica. "Il futuro – osserva padre Prospère - è incerto e con poche speranze. Abbiamo perso molto tempo in crisi politiche ripetitive e cicliche, che ci hanno profondamente danneggiato. Queste crisi pesano sull’economia e quindi sulla vita delle persone. Vi è una incapacità di superare questa situazione".
Alle elezioni si presentano 36 candidati, ma la battaglia si ridurrà a un confronto fra tre ex presidenti Andry Rajoelina, Marc Ravalomanana, Hery Rajaonarimampianina. Sul voto peseranno anche le influenze esterne. Soprattutto quella della Francia, ex potenza coloniale che fa ancora sentire il suo peso nella vita politica, economica e sociale dell’Isola Rossa. "La Francia svolge un ruolo essenziale, direi primordiale, nelle politiche estere e internazionali del Madagascar" continua padre Prospère. "È la nazione che orienta la politica dell’Unione Europea verso il Madagascar. La comunità internazionale, Francia e Unione Europea in testa, spingono e sostengono il processo elettorale".
In tale cornice, la Chiesa cattolica, attraverso il Card. Odon Marie Arsène Razanakolona e la Conferenza Episcopale, mantiene una posizione di neutralità, ma non passiva. "Non bisogna farsi manipolare da politici canaglia", recita il messaggio reso pubblico al termine dell’Assemblea plenaria che i Vescovi del Madagascar hanno tenuto a maggio. "Bisogna essere vigili contro le loro belle promesse della campagna elettorale. E resistere a qualsiasi forma di intimidazione" scrivono i Presuli.
Secondo i Vescovi "un buon capo di Stato deve dedicare la sua vita a salvare il suo Paese, avere fede in Dio ed essere saggio, essere geloso della sovranità nazionale, cercare soprattutto il bene comune, essere onesto e rispettoso della parola data. Deve anche sapere come ascoltare e scambiare opinioni, essere aperto alle discussioni, conoscere la cultura malgascia, mettere i malgasci su un piano di parità ed infine evitare di mescolare gli affari di Stato con quelli della sua famiglia politica, della sua religione o dei suoi investimenti privati".
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AFRICA/NIGER - Il missionario italiano rapito “è probabilmente in Burkina Faso, dove hanno le basi i jihadisti”

18 September, 2018 - 06:14
Genova - La Società delle Missioni Africane , confermando all’Agenzia Fides il rapimento di padre Pierluigi Maccalli in Niger, aggiunge alcuni particolari alle prime notizie diffuse questa mattina. Secondo quanto riferiscono a Fides i missionari nella Curia generalizia SMA di Genova, un gruppo di uomini armati si è introdotto nel villaggio alle 21,30 ore locali di ieri, ha rapito il sacerdote, rubando il suo computer e il suo telefono. È stato possibile ricostruire i fatti grazie alla testimonianza di un confratello indiano, che vive insieme a padre Pierluigi ma che è riuscito a mettersi in salvo.
Padre Maccalli, originario della diocesi di Crema, già missionario in Costa d’Avorio per vari anni, operava nella parrocchia di Bomoanga, diocesi di Niamey. La sua missione si trova alla frontiera con il Burkina Faso e a circa 125 km dalla capitale Niamey. “Negli ultimi mesi – spiegano a Fides i confratelli – le forze dell’ordine avevano messo in guardia i religiosi. La polizia e le forze dell'ordine avevano infatti registrato movimenti sospetti di miliziani jihadisti proprio al confine con il Burkina Faso”. Per tutelare la propria sicurezza, i missionari avevano così limitato gli spostamenti e non uscivano più dalla missione nel corso della notte.
“Dopo il rapimento – riferiscono dalla Curia della SMA – padre Maccalli è stato probabilmente portato al di là della frontiera. Nella confinante regione del Burkina Faso c’è, infatti, una vasta foresta in cui hanno le proprie basi i miliziani jihadisti. Attualmente la diocesi di Niamey ha inviato un gruppo di sacerdoti nel villaggio di padre Maccalli per verificare i fatti e per prendere contatti con la comunità locale. Un altro religioso italiano di una parrocchia vicina è stato fatto allontanare e ora è al sicuro a Niamey”.
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ASIA/COREA DEL SUD - Terzo vertice intercoreano: “Aumentano speranza e fiducia”

18 September, 2018 - 06:01
Seul - “La nostra speranza e la speranza di tutti i coreani cresce. Questo terzo summit è un evento che definirei meraviglioso. Si fanno passi avanti concreti verso la pace e la riconciliazione. Credo che i due leader, Moon e Kim, ce la faranno. Oggi nutriamo grande fiducia”: è quanto dichiara all’Agenzia FIdes p. Moses Ildeuk Kim, OFM, Segretario della Provincia dei Frati minori, commentando il viaggio del presidente sudcoreano Moon Jae-in, che è arrivato oggi a Pyongyang per il terzo incontro con il leader nordcoreano Kim Jong Un. I leader delle due Coree si sono abbracciati calorosamente, dando così inizio al vertice che, secondo quanto ha detto l’agenzia di stampa ufficiale nordcoreana KCNA, “offrirà un’importante opportunità nell’accelerare ulteriormente lo sviluppo delle relazioni intercoreane che stanno producendo una nuova storia”.
Il viaggio durerà tre giorni. Moon e Kim si sono già incontrati nell'aprile e poi nel maggio scorso nella Zona demilitarizzata che divide le due Coree. Nel successivo vertice di Singapore, a giugno, il leader nordcoreano Kim ha incontrato il presidente americano Donald Trump.
La visita di Moon Jae-in al Nord si inserisce nel processo di dialogo che il presidente sudcoreano ha fortemente promosso e che il leader Kim ha accolto come un’occasione per cercare di liberarsi dalle sanzioni internazionali , avviando un programma di denuclearizzazione.
“Questo delicato e complicato processo – rileva p. Moses – potrebbe costituire l’ostacolo maggiore da superare nel cammino per ottenere la sospirata pace. E' un aspetto che coinvolge i rapporti con gli Stati Uniti. Ma, in un clima positivo e nella fiducia reciproca, sono convinto che gli ostacoli si possano superare. La pace è davvero il bene comune più grande”.
I Francescani in Corea, dice il frate, “da sempre sono stati attivi promotori e sostenitori del processo di pace e di riconciliazione. Ora, con le nuove condizioni instauratesi, e mentre continuano a migliorare le comunicazioni tra Nord e Sud Corea, nel prossimo futuro potremo cercare di visitare nuovamente la Corea del Nord e di riavviare progetti di cooperazione e alimentare la comunione. La nostra vocazione e missione è costruire una cultura di pace e di fratellanza”.
Al summit in Corea del Nord sono tre i temi in discussione: il primo è il proseguimento del cammino intrapreso con la dichiarazione di Panmunjeom del 27 aprile, che ha già portato all’apertura di un primo ufficio comune a Kaesong, per migliorare le relazioni tra i due paesi tramite progetti umanitari ed economici; la seconda questione affrontata è quella dei negoziati tra Kim e gli Stati Uniti, sul processo di denuclearizzazione della penisola; il terzo tema è il disarmo, per ridurre i mezzi militari dispiegati al confine.
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ASIA/MALAYSIA - Le comunità cristiane rinnovano il loro impegno nel campo dell'istruzione

18 September, 2018 - 04:32
Kota Kinabalu - Le comunità cristiane in Malaysia, tra le quali la Chiesa cattolica, rinnovano il loro impegno nel campo dell'istruzione, per insegnare le virtù cristiane di disciplina, diligenza, carità, compassione e integrità. E' quanto emerso da un recente seminario che ha coinvolto a Kota Kinabalu delegati, dirigenti, preti, docenti, educatori cristiani e amministratori scolastici delle scuole gestite dalle Chiese.
"Il ruolo delle scuole missionarie nell'attuale sistema scolastico" è stato il tema del seminario tenutosi nel complesso della Cattedrale di Tutti i Santi. Complessivamente nella provincia di Sabah ci sono 100 scuole missionarie, una sessantina gestite da varie denominazioni cristiane protestanti, e 43 cattoliche. Al Seminario è intervenuto, tra gli altri leader, l'Arcivescovo John Wong, che guida l'Arcidiocesi cattolica di Kota Kinabalu. Nell'accogliere i delegati, il Vescovo protestante Datuk Melter Tais, presidente del Consiglio delle Scuole cristiane di Sabah, ha dichiarato: "Le scuole missionarie sono la nostra eredità e sono una missione affidataci da Dio".
Il leader ha ricordato l'Education Forum 2017, dove sono state adottate varie risoluzioni per rivendicare l'ethos, il carattere e le tradizioni delle scuole gestite dalle Chiese. Il primo obiettivo è "rendere presente Dio" nelle scuole cristiane, poi rafforzare la fede delle giovani generazioni attraverso la conoscenza della Bibbia, infine promuovere lo sviluppo olistico degli studenti che frequentano le scuole missionarie.
Il presidente ha osservato che il panorama educativo del paese è cambiato nel corso del tempo, a causa di varie politiche attuate dal governo. Vi è oggi la necessità di rivisitare il ruolo delle scuole cristiane nel contesto dell'attuale sistema scolastico: da qui la ragione del workshop sull'educazione cristiana in Malaysia, con l'idea di adeguarsi alle sfide del futuro.
La relazione fondamentale, intitolata "Lo sviluppo educativo e le politiche di istruzione in Malesia e il loro impatto sulle scuole missionarie" è stata offerta da Moey Yoke Lai, presidentessa della Federazione dei consigli delle scuole missionarie cristiane della Malesia, che sovrintende alle 437 scuole missionarie esistenti nel paese.
La presidentessa si è detta convinta che le scuole missionarie abbiano un ruolo importante nell'attuale sistema scolastico: l'enfasi posta sulla "educazione olistica" e i principi fondativi come educazione per tutti, compassione per i poveri e i deboli, educazione centrata sulla persona, disciplina, passione e perseveranza, sono precursori della politiche educative nazionali.
"Siamo chiamati a un'istruzione che faccia crescere la persona nella sua globalità. Dobbiamo insegnare ai bambini le gioie dell'apprendimento, il rispetto e l'apprezzamento della bellezza di Dio. E' nostro compito presentare agli studenti le virtù cristiane di disciplina, diligenza, carità, compassione e integrità" ha detto Moey a Fides.
Con una popolazione malaysiana di 10,5 milioni di giovani di età compresa tra 1 e 19 anni, il workshop ha anche rilevato la necessità di rendere le scuole cristiane un campo di missione di evangelizzazione.
La Malaysia è un paese a maggioranza musulmana fondato su principi secolari, nato come nazione indipendente 55 anni fa. Il cristianesimo in Malesia è una religione praticata dal 9,2% della popolazione . Due terzi dei 2,6 milioni di cristiani vivono nella Malesia orientale, cioè nelle province di Sabah e Sarawak, dove costituiscono nel complesso il 30% della popolazione.
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AMERICA/PERU’ - Il Card. Barreto: "Il Perù vive un momento altamente democratico"

18 September, 2018 - 04:16
Lima – "Il Perù sta vivendo una fase altamente democratica. Siamo in un atteggiamento di appoggio e pieno sostegno al Presidente Vizcarra perché gli altri due poteri dello Stato, Legislativo e Magistratura, sono seriamente messi in dubbio. Ora la popolazione dovrà pronunciarsi riguardo a queste quattro proposte del potere esecutivo": lo ha detto il Card. Pedro Barreto, Arcivescovo di Huancayo, parlando ad un giornale tedesco durante una pausa dell'incontro della Rete Ecclesiale PanAmazzonia che si svolge in questi giorni in Germania.
Le quattro proposte presentate dal presidente Vizcarra al Parlamento il 9 agosto sono: ritorno al sistema parlamentare bicamerale; non-rielezione dei membri del Congresso; finanziamento ai partiti politici; riforma del Consiglio nazionale dei magistrati .
“Senza dubbio, era giunto il momento di tornare ai cittadini attraverso un referendum, perché è loro diritto esprimere la propria volontà sulle quattro questioni sollevate nel messaggio presidenziale. Così la democrazia si rafforza e la politica viene riabilitata nel nostro Perù" ha detto il Cardinale.
Infine ha voluto ribadire le dichiarazioni del presidente della Conferenza Episcopale Peruviana, Mons. Miguel Cabrejos, Arcivescovo di Trujillo, con le quali si congratula con il Presidente Vizcarra per aver ascoltato la richiesta popolare: "Martin Vizcarra ha fatto eco al grido della popolazione che chiede da tempo una riforma del sistema giudiziario e politico nella lotta alla corruzione" aveva dichiarato Mons. Cabrejos in una conferenza stampa due giorni fa.
La situazione in Perù è esplosa dopo che la stampa ha pubblicato una serie di audio che provavano evidenti casi di corruzione fra politici e giudici, creando una crisi di fiducia nella popolazione . Vizcarra, che è entrato in carica a marzo, dopo che Pedro Pablo Kuczynski si è dimesso per le accuse di corruzione, ha convocato una sessione straordinaria del Congresso per domani, 19 settembre, per discutere delle riforme e presentarle al referendum l'8 dicembre per l'approvazione finale. "Non riusciranno a piegarci! Sono convinto che insieme costruiremo il Perù che vogliamo per i nostri figli. Riforma ora!" ha scandito il Presidente nel suo discorso di domenica 16 settembre.

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ASIA/PALESTINA - Gaza, riapre il centro sportivo parrocchiale distrutto durante l'ultima guerra

18 September, 2018 - 04:09
Gaza - “I bambini devono poter giocare, studiare e crescere in un ambiente sereno”, ripete Papa Francesco. Nei prossimi mesi un piccolo contributo a vivere i propri giochi e le proprie attività sportive in serenità verrà offerto anche ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze di Gaza, recando un po' di sollievo alla loro infanzia e alla loro adolescenza martoriate. E' infatti in via di ultimazione la nuova area sportiva e ricreativa del compound El Zaitoun, collegato alla locale parrocchia cattolica latina dedicata alla Sacra Famiglia: un complesso con ampie zone riparate dal sole, che permetterà agli studenti di giocare e vivere attività sportive e momenti di convivenza in uno spazio sicuro.
Il compound, come riferito dall'Agenzia Fides era stato devastato insieme alla scuola adiacente dai bombardamenti dell'esercito israeliano durante l'operazione “Margine di Protezione”, nome in codice della campagna militare iniziata l'8 luglio 2014 dalle forze armate dello Stato ebraico come risposta ai lanci di missili in territorio israeliano effettuati dalla Striscia di Gaza da parte dei militanti di Hamas. La campagna militare si concluse il 26 agosto 2014. Le vittime a Gaza furono tra le 2.125 e le 2.310, compresi più di 500 bambini.
L’area sportiva e ricreativa è stata – riportano le fonti del Patriarcato latino di Gerusalemme – l'ultima dell'intero compound a essere riparata e rinnovata, grazie soprattutto al contributo dell’Ordine del Santo Sepolcro. Lo spazio è stato sfruttato in modo tale da ricavarne un parco giochi multiuso per basket, pallavolo e calcio. Il posto dispone ora anche di gradinate in cemento per gli spettatori a sedere. .
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AFRICA/CAMERUN - Il Vescovo di Batouri: “Una Chiesa ricca di speranza per il futuro, nonostante le difficoltà”

18 September, 2018 - 02:23
Roma - “L’est del Camerun è pieno di speranza per il futuro” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Marcellin-Marie Ndabnyemb, Vescovo di Batouri, nella parte orientale del Camerun. Il Vescovo si trova a Roma al Seminario di Studio per i Vescovi nominati di recente nelle circoscrizioni ecclesiastiche dipendenti dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.
“A livello ecclesiale, abbiamo una Chiesa in pieno sviluppo. Nella mia diocesi, che è di creazione abbastanza recente essendo state eretta nel 1994, la popolazione sostiene l’evangelizzazione anche se deve far fronte a notevoli difficoltà economiche” spiega Mons. Ndabnyemb.
“Nonostante le difficoltà, ci sono segnali che lasciano ben sperare per il futuro. La popolazione è consapevole dei ritardi che deve colmare e si rimbocca le maniche per farlo. È la forza stessa della popolazione che creda in se stessa e soprattutto che ha fede in Dio che non abbandona il suo gregge” sottolinea il Vescovo.
Mons. Ndabnyemb ricorda che “viviamo in una zona ricca di risorse naturali alle quali possiamo attingere per migliorare gli standard di vita della popolazione”, e aggiunge: “la Chiesa sta operando uno sforzo decisivo a favore della popolazione rurale e dei pigmei Baka”. “Scuole, centri sanitari, attività di educazione: la Chiesa è pienamente impegnata nella società, in particolare a favore dei giovani, in particolare delle ragazze madri”.
Chiediamo al Vescovo di Batouri quale sia l’apporto dei missionari all’evangelizzazione nella diocesi da lui guidata. “Nella mia diocesi - risponde - c’è una forte presenza di missionari. La maggior parte di loro sono africani anche se la presenza di occidentali è ancora forte”.” Il servizio offerto dai missionari è inestimabile. Noi come clero diocesano facciamo conto su di loro per prenderli come esempio anche sul piano organizzativo” sottolinea Mons. Ndabnyemb.
La diocesi di Batouri si trova nei pressi del confine con la Repubblica Centrafricana da dove provengono numerose persone in fuga dalle violenze che insanguinano il loro Paese.
“Nella diocesi di Batouri ci sono anche alcune centinaia di migliaia di rifugiati provenienti dalla vicina Repubblica Centrafricana. I rifugiati non sono abbandonati a loro stessi” sottolinea Mons. Ndabnyemb. “I rifugiati sono assistiti sia da organizzazioni internazionali che ecclesiali. Accanto all’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati c’è infatti il Catholic Relief Services che si adoperano affinché queste persone vivano in condizioni decorose. È sempre difficile quando non si è a casa propria, ma grazie agli sforzi di queste organizzazioni i bambini vanno a scuola e i malati sono curati” rimarca il Vescovo di Batouri.
Chiediamo infine a Mons. Ndabnyemb cosa pensa dei fermenti secessionisti che agitano le province anglofone del Camerun . “Ci sono alcuni gruppi che chiedono la secessione. Ma il sentimento prevalente nel Camerun è quello dell’unità nazionale, che è quasi sacra” dice Mons. Ndabnyemb. “La maggior parte dei camerunesi vuole un Paese unito e indivisibile” conclude.
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AFRICA/NIGER - Rapito un sacerdote italiano della Società delle Missioni Africane

18 September, 2018 - 01:54
Niamey – “Nella notte tra lunedì 17 e martedì 18 settembre, è stato rapito da presunti jihadisti attivi nella zona, padre Pierluigi Maccalli, della Società delle Missioni Africane .” A dare la notizia a Fides è padre Mauro Armanino, missionario a Niamey. “Da qualche mese la zona si trova in stato di urgenza a causa di questa presenza di terroristi provenienti dal Mali e dal Burkina Faso” aggiunge p. Armanino.
Padre Maccalli, originario della diocesi di Crema, già missionario in Costa d’Avorio per vari anni, si trova nella parrocchia di Bomoanga, diocesi di Niamey. Da tempo mette insieme evangelizzazione e promozione umana: scuole, dispensari e formazioni per i giovani contadini. Attento alle problematiche legate alle culture locali, aveva organizzato incontri per affrontare temi e contrastare pratiche legate alle culture tradizionali, tra le quali anche la circoncisione e l’escissione delle ragazze, attirandosi anche una certa ostilità. Potrebbe essere questo - notano fonti locali - uno dei moventi per il rapimento, avvenuto una settimana dopo il suo rientro da un periodo di riposo in Italia.
La Missione cattolica dei Padri della SMA si trova in zona Gourmancé alla frontiera con il Burkina Faso e a circa 125 km dalla capitale Niamey. Il popolo Gourmancé è interamente dedito all'agricoltura e stimato in questa regione attorno a 30 mila abitanti. La Missione è presente dagli anni ’90, e i villaggi visitati dai missionari sono più di 20, di cui 12 con piccole comunità cristiane, distanti dalla missione anche oltre 60 km. La Chiesa cattolica in Niger sostiene fortemente che attraverso le opere sociali cresca il regno di Dio ed è per questo che la Missione di Bomoanga ha un programma di impegno di Promozione Umana e di Sviluppo attraverso le sue "cellule di base" chiamate CSD . La povertà è strutturale, i problemi di salute e igiene sono enormi, l’analfabetismo diffuso e la carenza di acqua e di strutture scolastiche ingenti. La mancanza di strade e di altre vie di comunicazione, anche telefoniche rendono la zona isolata e dimenticata.

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