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Le notizie dell'Agenzia Fides
Updated: 1 hour 26 min ago

ASIA/FILIPPINE - Elezioni di medio termine, il Cardinale Tagle: "Mettere il paese in buone mani"

4 hours 49 min ago
Manila - Bisogna mettere il paese "in buone mani", mani che siano generose e solidali, perchè la società filippina sia migliore, "accogliente come un grembo che contiene una vita": è la visione del Cardinale Luis Antonio Tagle, Arcivescovo di Manila che, come appreso dall'Agenzia Fides, ha espresso il suo punto di vista sulla situazione del paese, in vista delle prossime elezioni di medio termine, che nella nazione si terranno a maggio. il voto servirà a eleggere la Camera dei rappresentanti, 12 senatori e a rinnovare tutte le cariche nelle amministrazioni regionali, provinciali e comunali.
Il Cardinale ha parlato durante la messa alla manifestazione "Walk for Life", la grande marcia per la vita che quest'anno è culminata al Memorial Circle di Quezon City. E ha detto: "Speriamo che questa marcia per la vita possa essere una marcia per costruire una società accogliente come un grembo materno, uno spazio condiviso armonicamente da persone, comunità, leader. Desideriamo che la nostra società diventi come un utero che dà vita", perché "le mani di quanti ci vivono sono generose, non avide".
Il Cardinale Tagle ha ricordato che "Gesù ha insegnato e mostrato la logica del dare: l'azione di prossimità e carità richiede una generoso impegno di solidarietà per gli altri". "Una piccola quantità di pane, se passerà attraverso buone mani, si moltiplicherà", ha spiegato, commentando il brano evangelico della moltiplicazione dei pani. "D'altra parte, anche 7000 pani, se gestiti da persone avide, non saranno sufficienti per quattro persone", ha proseguito. "Sono le mani che uccidono. E questo è un danno non solo per la società ma per la creazione, che generosamente si prende cura di noi", ha detto.
All'evento erano presenti moltissimi giovani. La Marcia per la vita, in cui la Chiesa filippina pone ogni anno l'accento sulla vita e sulla dignità inalienabile di ogni esser umano, si è svolta il 16 febbraio anche nelle città di Dagupan, Tarlac, Cebu, Ormoc e Cagayan de Oro, nonchè nelle città di Palo e Palompon.
Riferendosi alle elezioni di maggio, anche il Vescovo Crispin Varquez, alla guida della diocesi di Borongan, ha invitato i fedeli a "votare responsabilmente per correggere valori distorti che hanno caratterizzato le passate elezioni". Secondo il Vescovo Varquez, "le persone daranno il voto a politici ispirati dal buon governo".
"È giunto il momento di chiedere un cambiamento reale", ha rimarcato, ricordando che, in occasione delle precedenti elezioni, le province più povere del paese sono state contrassegnate dal fenomeno di vendita e acquisto di voti. "Questa corruzione sistemica - ha sottolineato - mina l'emergere di candidati credibili. Per questo occorre compiere un giusto discernimento ed eleggere candidati che abbiano il bene comune come principale preoccupazione".
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ASIA/TAIWAN - Si allarga il contenzioso tra governo e comunità cattoliche sull’esproprio di beni ecclesiastici

4 hours 52 min ago
Jiaoxi – Aumentano a Taiwan i contenziosi che vedono contrapporsi autorità politiche e comunità cattoliche locali in merito alla proprietà e alla destinazione d’uso di beni ecclesiastici. Il caso più recente è sorto intorno alla parrocchia dedicata a San Giuseppe lavoratore, nella cittadina di Jiaoxi, nella parte settentrionale della Contea di Yilan. Lì i parrocchiani e i sacerdoti Vincenziani della Congregazione della missione – che officiano la chiesa – stanno mobilitandosi per opporsi al progetto di esproprio e al cambio di destinazione d’uso del compound parrocchiale perseguito da autorità e istituzioni locali.
La contesa sorta intorno alla parrocchia di San Giuseppe lavoratore a Jiaoxi ha una genesi complessa. La chiesa fu costruita dai missionari Vincenziani olandesi nel 1955, in un’area coltivata a riso e nei pressi di una sorgente termale naturale. Nel 1971 i padri Vincenziani costruirono anche un centro – intitolato a San Vincenzo de’ Paoli - destinato alla cura dei bambini affetti da poliomelite, dotato anche di una piscina per le pratiche di riabilitazione dei malati. Negli anni Novanta, con la diffusione delle vaccinazioni anti-polio e la conseguente diminuzione progressiva dei casi di poliomelite, quella struttura di assistenza, un tempo all’avanguardia, era caduta in disuso, e i padri Vincenziani non erano riusciti a riadattarla per venire incontro a nuove emergenze sociali, anche a causa dei rigidi regolamenti amministrativi che regolano le attività sociali. A tutt’oggi – spiega all’Agenzia Fides il padre Vincenziano Ferdinand Labitag, a capo della Provincia cinese della Congregazione della missione – il Centro di riabilitazione San Vincenzo appare in stato di abbandono. Nel frattempo, prima che il vecchio parroco Vincenziano olandese si ritirasse e facesse ritorno nella sua terra natale, alcune persone con interessi nell’area avevano elaborato un progetto per far riconoscere quelle strutture come “luogo di interesse storico-culturale” da parte dei locali uffici pubblici competenti. Gli artefici di tale progetto erano anche riusciti a far firmare al sacerdote olandese alcune lettere e documenti di consenso per garantirsi il successo dell’iniziativa. Ma solo nel 2017, la provincia cinese della Congregazione della missione ha ricevuto da parte dell’Ufficio culturale e storico governativo la comunicazione formale che era in atto il processo per riconoscere l'intero complesso come sito d’interesse storico. I termini per il pronunciamento della Commissione incaricata di deliberare sul caso sono stati al momento prorogati fino al prossimo giugno 2019. E i tentativi messi in atto dai padri Vincenziani di demolire parzialmente e ristrutturare gli edifici fatiscenti del complesso – anche con l’intento di prevenirne l’esproprio da parte delle autorità civili - sono stati bloccati.
Se il luogo verrà riconosciuto come sito di interesse storico nazionale la sua gestione passerà in esclusiva nelle mani delle istituzioni pubbliche. I parrocchiani e i padri Vincenziani temono che diverrà impossibile utilizzare quell’area per rinnovare le strutture, ora fatiscenti, secondo un progetto di sviluppo predisposto dalla Congregazione della Missione, e destinarle a attività pastorali o caritative-assistenziali. Per questo hanno deciso di continuare forme di mobilitazione fino al prossimo 5 giugno, sperando di convincere le autorità governative a rinunciare al piano di esproprio. Tentativi analoghi di esproprio di beni ecclesiastici da parte delle autorità politiche e amministrative taiwanesi – riferisce a Fides padre Labitag – si stanno verificando anche in altri luoghi di Taiwan.
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OCEANIA/AUSTRALIA - “Un solo cuore, molte voci”: conferenza in preparazione al Mese missionario straordinario

6 hours 15 min ago
Sydney - “L'intenzione alla base del Mese missionario straordinario istituito da Papa Francesco è coltivare uno spirito di conversione missionaria in ciascuno di noi, nonché nella vita e nell'attività pastorale della Chiesa. La conferenza ‘Mission: one heart many voices’ rappresenterà un'opportunità fondamentale per prepararsi a vivere questo momento straordinario”. Lo afferma, in una nota inviata all’Agenzia Fides, Peter Gates, vicedirettore nazionale di Catholic Mission, direzione nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Australia, introducendo la conferenza che si svolgerà a Sydney dal 13 al 15 maggio, considerata tappa importante in Australia sui temi relativi alle sfide della missione della Chiesa.
L’iniziativa, tra gli eventi proposti in vista del Mese missionario straordinario che la Chiesa cattolica vivrà nell’ottobre 2019, vedrà la partecipazione di oltre 450 persone da tutte le diocesi della nazione, che saranno coinvolte in un programma caratterizzato da elementi artistici e creativi, con workshop interattivi, masterclass e un focus sulle tematiche dell'inclusione, dell'incontro e del dialogo.
Tra i relatori presenti, vi sarà mons. Paul Tighe, Segretario del Pontificio Consiglio per la Cultura, che metterà in risalto il ruolo centrale della tecnologia nella diffusione del Vangelo e dei messaggi per la missione. Secondo Mons. Tinghe, i social media oggi sono di importanza centrale perché rappresentano uno strumento di conversazione in un mondo costantemente connesso: "La Chiesa deve rendersi conto che i social media sono il modo principale per essere presenti nel mondo moderno, per coinvolgere le nuove generazioni ed entrare nella loro coscienza".
Oltre al Vescovo irlandese, tra gli altri, la conferenza vedrà la partecipazione di Carol Zinn SSJ, direttore esecutivo della Conferenza sulla leadership delle donne religiose; di Ravina Waldren, leader cattolica indigena dell'Arcidiocesi di Brisbane, e di Robert Fitzgerald, membro della Commissione Produttività del governo australiano.
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AFRICA/MAROCCO - In preghiera davanti al crocifisso di chiodi di p. Gigi Maccalli

6 hours 21 min ago
Fès – Il rapimento di padre Luigi Maccalli, missionario in Niger, e la mancanza di notizie sul suo conto dal 17 settembre 2018 continua ad alimentare preghiere, ricordi, solidarietà e speranza per la sua liberazione. Tra le molteplici testimonianze, padre Matteo Revelli, sacerdote della Società per le Missioni Africane , parroco di S. François d’Assise a Fès, ha raccontato a Fides di quando nel 2003 p. Gigi era andato a fargli visita a Fès, in qualità di Consigliere della provincia SMA italiana. “In quell’occasione – ricorda padre Revelli - mi aveva regalato un piccolo crocifisso composto di chiodi intrecciati, finemente uniti da un fil di ferro. L’insieme sprigiona un sentimento di austerità e di bellezza. Suo papà Giovanni era stato l’artista di questo crocifisso. Aveva imparato a farlo e nelle serate d’inverno passava il suo tempo in queste sue modeste opere d’arte, che poi erano consegnate in Africa ai catechisti, e perfino a me. L’ho tolto dall’armadio per deporlo sull’altare della mia cappella, dove prego sovente anche con gli studenti, per ricordarmi di Gigi, forse in una capanna con la porta inchiodata, segno che, nell’Amore vero, le spine e i chiodi non possono mai mancare. Noi tutti preghiamo per lui e speriamo di poterlo riabbracciare”.

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AFRICA/BURKINA FASO - ll Rettor Maggiore dei Salesiani: “Il sangue di p. Antonio César sia seme di cristiani e di giovani vocazioni al servizio del Regno”

7 hours 14 min ago
Roma - “Un uomo buono e un uomo di Dio che, come il Signore, è passato nella vita “facendo il Bene”, soprattutto nel suo amato popolo Africano” così il Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Ángel Fernández Artime, descrive in una lettera a tutti i suoi confratelli e alla Famiglia Salesiana nel mondo, p. Antonio César Fernández, subito dopo aver appreso la “dolorosissima notizia” della sua uccisione in Burkina Faso .
Nella missiva pervenuta all’Agenzia Fides Don Fernández Artime ricorda che “il nostro confratello missionario salesiano Antonio César Fernández, è stato assassinato il 15 febbraio alle ore 15:00 locali, con 3 colpi di arma da fuoco, durante un attacco jihadista avvenuto a quaranta chilometri dalla frontiera sud del Burkina Faso. Fortunatamente, altri due confratelli che erano con lui sono sopravvissuti all’assalto. Provenivano da Lomé , dove avevano celebrato la prima sessione del Capitolo Ispettoriale dell’AFO ”.
“Cari confratelli, molte volte durante l’anno ricevo la notizia della morte per causa naturale di confratelli salesiani. Fa parte della vita, e arriverà anche per noi. In questi casi rendiamo grazie al Signore per tante vite meravigliose consumate generosamente” sottolinea il Rettor Maggiore dei Salesiani. “Al nostro confratello Antonio César invece hanno strappato la vita, gliel’hanno tolta senza nessun motivo. Un uomo buono e un uomo di Dio che, come il Signore, è passato nella vita “facendo il Bene”, soprattutto nel suo amato popolo Africano. Antonio César aveva 72 anni, 55 di Professione Religiosa e 46 di Ordinazione Sacerdotale. “Alcuni mesi fa lo avevamo incontrato in Burkina Faso, proprio nella sua comunità di Ouagadougou, dove era direttore e parroco” ricorda don Fernández Artime che aggiunge: “Antonio César si aggiunge a tanti altri martiri della Chiesa di oggi nel mondo ”.
Don Fernández Artime conclude invitando tutti “a rendere grazie al Signore per la vita meravigliosa del nostro confratello don Antonio César. Vi invito anche a chiedere al Padre che aiuti questa sua Umanità a mettere fine a queste escalation di violenza che fanno solo del male. E voglia il Buon Dio che il suo sangue, sparso in terra africana, sia seme di cristiani, seguaci fedeli di Gesù, e di giovani vocazioni al servizio del Regno.
Riposa in pace, caro César”

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AFRICA/BURKINA FASO - “Il sangue di p. Antonio César sia seme di cristiani e di giovani vocazioni al servizio del Regno” scrive il Rettor Maggiore dei Salesiani

7 hours 14 min ago


Roma - “Un uomo buono e un uomo di Dio che, come il Signore, è passato nella vita “facendo il Bene”, soprattutto nel suo amato popolo Africano” così il Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Ángel Fernández Artime, descrive in una lettera a tutti i suoi confratelli e alla Famiglia Salesiana nel mondo, p. Antonio César Fernández, subito dopo aver appreso la “dolorosissima notizia” della sua uccisione in Burkina Faso .
Nella missiva pervenuta all’Agenzia Fides Don Fernández Artime ricorda che “il nostro confratello missionario salesiano Antonio César Fernández, è stato assassinato il 15 febbraio alle ore 15:00 locali, con 3 colpi di arma da fuoco, durante un attacco jihadista avvenuto a quaranta chilometri dalla frontiera sud del Burkina Faso. Fortunatamente, altri due confratelli che erano con lui sono sopravvissuti all’assalto. Provenivano da Lomé , dove avevano celebrato la prima sessione del Capitolo Ispettoriale dell’AFO ”.
“Cari confratelli, molte volte durante l’anno ricevo la notizia della morte per causa naturale di confratelli salesiani. Fa parte della vita, e arriverà anche per noi. In questi casi rendiamo grazie al Signore per tante vite meravigliose consumate generosamente” sottolinea il Rettor Maggiore dei Salesiani. “Al nostro confratello Antonio César invece hanno strappato la vita, gliel’hanno tolta senza nessun motivo. Un uomo buono e un uomo di Dio che, come il Signore, è passato nella vita “facendo il Bene”, soprattutto nel suo amato popolo Africano. Antonio César aveva 72 anni, 55 di Professione Religiosa e 46 di Ordinazione Sacerdotale. “Alcuni mesi fa lo avevamo incontrato in Burkina Faso, proprio nella sua comunità di Ouagadougou, dove era direttore e parroco” ricorda don Fernández Artime che aggiunge: “Antonio César si aggiunge a tanti altri martiri della Chiesa di oggi nel mondo ”.
Don Fernández Artime conclude invitando tutti “a rendere grazie al Signore per la vita meravigliosa del nostro confratello don Antonio César. Vi invito anche a chiedere al Padre che aiuti questa sua Umanità a mettere fine a queste escalation di violenza che fanno solo del male. E voglia il Buon Dio che il suo sangue, sparso in terra africana, sia seme di cristiani, seguaci fedeli di Gesù, e di giovani vocazioni al servizio del Regno.
Riposa in pace, caro César”

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ASIA/MEDIO ORIENTE - Patriarchi al summit di Monaco: l’Occidente è corresponsabile dei conflitti mediorientali

18 February, 2019 - 05:14
Monaco di Baviera – La 55esima Conferenza internazionale non governativa sulla Sicurezza, svoltasi a Monaco di Baviera dal 15 al 17 febbraio, ha ospitato anche una qualificata rappresentanza delle Chiese mediorientali: il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako, insieme a Mor Ignatios Aphrem II, Patriarca siro ortodosso di Antiochia, con la loro partecipazione al summit hanno avuto modo di partecipare a molti incontri bilaterali con rappresentanti politici di diversi Paesi, e hanno svolto interventi articolati e di ampio respiro partecipando insieme a un panel sulla condizione delle comunità religiose in Medio Oriente, organizzato il 16 febbraio dalla Hanns Seidel Foundation.
Il Patriarca Sako, nel suo intervento, ha richiamato le cause di lungo periodo che hanno contribuito nell’ultimo secolo a rendere più precaria la condizione delle comunità cristiane autoctone mediorientali. Il Primate della Chiesa caldea, creato cardinale da Papa Francesco, ha ricordato che fin dal crollo dell’Impero ottomano le potenze occidentali occupanti non hanno mostrato alcuna intenzione di favorire in Medio Oriente la nascita di Stati di diritto, dove fossero garantiti a tutti i cittadini uguali diritti. Il Patriarca ha fatto riferimento al conflitto israelo-palestinese - come fattore storico che ha contribuito a alimentare l’islam politico – e al pregiudizio che etichetta i cristiani mediorientali come “alleati” delle politiche e delle potenze occidentali in Medio Oriente.
Riferendosi alla situazione specifica dell’Iraq, il Patriarca Sako ha ripetuto che gli iracheni hanno sperimentato un vero e proprio caos a partire dalla caduta del regime di Saddam Hussein , che ha prodotto una situazione di vuoto politico-istituzionale dove sono cresciute le piaghe del settarismo, della corruzione e della moltiplicazione di milizie e gruppi armati fuori dal controllo dell’autorità statale. “L’instabilità in Medio Oriente” ha rimarcato il Patriarca caldeo “ha contribuito al dilemma dei cristiani, a causa della ‘politica occidentale’ che incoraggia il conflitto in questa regione piuttosto che promuovere la democrazia e la libertà. In altre parole – ha aggiunto il Patriarca - i ‘decisori’ occidentali hanno fatto tutto il possibile per promuovere la loro economia e servire i propri interessi a scapito dei nostri Paesi. Per esempio, controllando petrolio e altre risorse naturali, così come la vendita di armi per entrambi i fronti dei conflitti”. Riguardo all’emergenza della Piana di Ninive, e dell’auspicato ritorno delle popolazioni cristiane fuggite da quell’area negli anni di occupazione da parte dei jihadisti dello Stato Islamico , il Primate della Chiesa caldea ha rimarcato che il governo iracheno non ha fatto nulla per aiutare gli sfollati interni a far ritorno alle proprie case, anche a causa di prassi corrotte che spingono alcuni a chiedere soldi per il restauro di case e chiese distrutte durante il conflitto. “Abbiamo sofferto abbastanza” ha dichiarato il Patriarca caldeo, sottolineando che dall’attuale condizione di crisi i Paesi mediorientali possono uscire solo se si riconoscono l’uguaglianza dei diritti per ogni cittadino, se si emendano i programmi scolastici da ogni istigazione alla discriminazione, e se si punta a eliminare “l'ideologia della Jihad nell'Islam o della Guerra Santa nel cristianesimo e nelle altre religioni”.
Il Cardinale Sako ha anche auspicato che la recente visita di Papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti e la pubblicazione del documento sulla Fraternità umana da lui sottoscritto insieme al Grande Imam di al Azhar possano contribuire a far scomparire le cause del fanatismo religioso.
Il Patriarca siro ortodosso Mor Ignatios Aphrem II, nel suo intervento dedicato alla situazione in Siria, ha ricordato i due arcivescovi di Aleppo – il greco ortodosso Boulos Yazigi e il siro ortodosso Mar Gregorios Yohanna Ibrahim – scomparsi durante il conflitto nell’aprile 2013, e ha lamentato l’assenza di rappresentanti del governo siriano tra gli invitati al summit sulla sicurezza. Il Primate della Chiesa siro ortodossa ha rimarcato che nell’attuale fase, le sofferenze della popolazione siriana chiamata alle prese con un Paese devastato dal conflitto vengono aggravate dalla politica delle sanzioni internazionali imposte da alcuni Paesi contro la Siria.
Alla conferenza internazionale di Monaco sulla Sicurezza hanno preso parte, tra gli altri, la cancelliera tedesca Angela Merkel , il vice-Presidente statunitense Mike Pence e il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov. .

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AFRICA/NIGERIA - Rinvio del voto; un Vescovo: “Mettiamo da parte le polemiche e sosteniamo chi deve assicurarci elezioni credibili”

18 February, 2019 - 04:51


Abuja - “Il processo elettorale è gestito da esseri umani e vi possono essere errori, quindi smettiamo di lamentarci” ha detto Sua Ecc. Mons. Paulinus Chukwuemeka Ezeokafor, Vescovo di Awka, che ha esortato i nigeriani di smettere di cercare delle responsabilità sul rinvio delle elezioni generali che dovevano tenersi sabato 16 febbraio ma che sono state posticipate, a poche ore dalla prevista apertura delle urne, al sabato successivo, 23 febbraio.
Mahmood Yakubu, Presidente la Commissione Elettorale Indipendente si è assunto la “piena responsabilità” del ritardo logistico sulla preparazione delle elezioni, affermando che organizzare il voto in un Paese le cui infrastrutture sono carenti o in rovina è “una sfida enorme”.
Nonostante l’assunzione di responsabilità da parte del Presidente dell’INEC, il rinvio del voto ha suscitato forti proteste da parte della popolazione, specie di coloro che erano tornati nel proprio Stato d’origine per votare.
Il gesto di Mahmood Yakubu è stato elogiato da Mons. Ezeokafor che ha detto: “Non c'è bisogno di chiedere la testa del presidente dell’INEC, che ha dimostrato di voler il bene dei nigeriani ed è il solo in questo momento che può portare a termine questo compito”. Mons. Ezeokafor ha esortato i nigeriani a sostenere l’azione dell'INEC per avere elezioni libere, giuste e credibili. “"I nigeriani devono mantenere fede nell’'INEC perché è l'unico organismo in grado di permetterci di scegliere i nostri leader”.
Ad accrescere il malcontento è inoltre la decisione Commissione Elettorale di dividere il voto in due fasi. Mentre il 23 febbraio si terranno le elezioni presidenziali e parlamentari, quelle per l’elezione dei governatori sono state posticipate dal 2 al 9 marzo, sollevando forti polemiche sul costo della votazione.
"Dobbiamo smettere di calcolare i costi, piuttosto dobbiamo essere zelanti di votare le persone che vogliamo, non importa il sacrificio che dobbiamo affrontare” conclude Mons. Ezeokafor.

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AFRICA/NIGER - I missionari: ridare speranza alla popolazione e chiedere la libertà per p. Maccalli, a cinque mesi dal rapimento

18 February, 2019 - 04:51
Bomoanga – Il 17 febbraio sono trascorsi 5 mesi da quando padre Pier Luigi Maccalli, sacerdote della Società per le Missioni Africane, è stato prelevato dalla sua missione di Bomoanga, in Niger, e portato in una località ignota . Da allora non si hanno più sue notizie. “Il rapimento ha cambiato l’organizzazione pastorale”, racconta a Fides p. Sylvestre Tchegbeou, sacerdote beninese della SMA, che da alcuni mesi si occupa della parrocchia di p. Gigi e di altre parrocchie di quella zona. In una nota inviata a Fides il missionario racconta come la diocesi ha riorganizzato la presenza dei missionari nella zona.
“Dopo il rapimento di p. Maccalli è stata costituita un’équipe mista di missionari, di cui faccio parte, e che si occupa delle 4 parrocchie del settore Gurmancé della nostra diocesi di Niamey: Bomoanga, Makalondi, Kankani e Torodi. Attualmente, con altri 4 preti, abitiamo a Makalondi. Da qui ci spostiamo per servire le altre parrocchie. È una missione soprattutto di presenza, perché oggi, con la forte insicurezza che regna nella zona, non possiamo più visitare le comunità dei villaggi. Siamo presenti nelle sedi delle parrocchie, per ridare coraggio, forza e speranza alla popolazione, con cui condividiamo la vita. Abbiamo bisogno delle vostre preghiere, affinché la pace ritorni nella nostra zona, e perché p. Pier Luigi sia presto liberato”, insiste p. Sylvestre.
“Le attività lanciate da p. Maccalli ora funzionano più lentamente, salvo qualcuna come il Centro Nutrizionale e la farmacia. Vi sono instabilità e della difficoltà negli spostamenti. La mancanza di p. Pier Luigi è sentita da tutti, cristiani e non cristiani, con molto dolore. Nella nostra zona vige sempre lo stato di emergenza, e siamo sotto il coprifuoco dalle 19 di sera alle 6 del mattino. I nostri cristiani vivono con un forte sentimento di paura. Basta un movimento sospetto, l’arrivo di qualcuno al villaggio, e subito si pensa il peggio, anche se poi si tratta di persone conosciute e familiari. Secondo le informazione che girano a Bomoanga, ci sarebbero molti fiancheggiatori dei terroristi. E poi c’è lo scoraggiamento per il fatto che non si sa dove sia ora p. Pier Luigi, e come sia trattato”.
“Nonostante queste difficoltà – spiega p. Sylvestre - la Chiesa è sempre qui, al suo posto, e vuole essere sempre più segno di fedeltà, di prossimità. Molte attività pastorali continuano, soprattutto a Niamey, e nella zone più tranquille. Ovunque la Chiesa vive la sua vocazioni ad essere un segno dell’amore di Dio per gli uomini. E’ cambiato il nostro stile di vita, di noi missionari e missionarie: siamo sempre più impegnati in quella che noi chiamiamo la ‘pastorale della stuoia’, e cioè a sederci accanto alla gente, a rispondere ai loro bisogni soprattutto per mezzo della nostra solidarietà e prossimità”.
Nessuno dimentica p. Pier Luigi, un uomo gentile e molto aperto, oggi privato della sua libertà. Cristiani e musulmani, soprattutto a Bomoanga, pregano incessantemente per la sua liberazione: “Per noi cristiani, non c’è un momento di riunione, di adorazione e di preghiera comunitaria in cui non si preghi per lui. La diocesi ha stampato e distribuito un’immagine, con la sua foto e una preghiera per la sua liberazione. Inoltre, ogni 17 del mese è un giorno speciale in Niger, e in tutte le chiese è organizzata una cerimonia per la sua liberazione, a cui tutti, cristiani e non, sono invitati. I nostri fratelli e sorelle musulmani sono solidali con noi, pregano con noi in quel giorno, perché, dicono, ‘p. Pier Luigi è un uomo di Dio”, prosegue.
Conclude p.Sylvestre: “Le istituzioni statali del Niger sono impegnate nello sforzo per la liberazione di p. Pier Luigi. Le autorità nigerine non cessano di rassicurarci che p. Pier Luigi sarà presto liberato, e che ci vuole pazienza. Ed è ciò che crediamo anche noi”.


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ASIA/MALAYSIA - I giovani malaysiani: "La GMG ha rafforzato la nostra fede"

18 February, 2019 - 04:30
Kuala Lumpur - I 51 pellegrini della Malaysia che hanno partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù 2019 a Panama sono tornati in patria, dopo quell'evento, rafforzati nella fede e stanno condividendo le loro esperienza con i loro amici e familiari in Malaysia: lo dice all'Agenzia Fides l'Arcivescovo Aaron Matanjun, che guida la comunità di Kota Kinabalu, e dichiara: "I giorni trascorsi nella diocesi cattolica di Colón-Kuna Yala, a Panama, sono stati per noi un'esperienza entusiasmante. Durante tutta la settimana, abbiamo stretto amicizie e ho avuto esperienze che non dimenticheremo mai. Ci ha colpito la gentilezza con cui i cattolici di Colón si sono rivolti ad altri pellegrini di tutto il mondo. Questo mi ha fatto capire come noi cattolici dovremmo essere accoglienti agli altri, indipendentemente dal loro background. Ci impegniamo oggi ad essere più accoglienti della volontà di Dio e a dire sempre: Sia fatta la tua volontà". L'Arcivescovo aggiunto: "Le nostre due settimane di viaggio in questo paese straniero hanno davvero regalato ai nostri giovani innumerevoli momenti memorabili. Abbiamo pregato e giocato insieme come un'unica famiglia per una settimana".
"Lode al Signore, ho avuto un viaggio davvero fruttuoso. Questa è stata la mia prima GMG in assoluto. Nella diocesi di Colon e nelle giornate a Panama, sono stato ospite in una famiglia adottiva. Questa è stata una esperienza meravigliosa: mi sono sentito come un vero membro della famiglia. Abbiamo fatto insieme un pellegrinaggio, la Via Crucis e il Rosario. Sebbene tutti i giovani provenissero da paesi diversi e parlassero lingue diverse, pregavamo insieme e adoravamo Dio insieme. Mi hanno colpito le parole di Papa Francesco che ha detto a tutti noi: sii come Maria, sii sempre coraggioso nel dire Sì a Dio", racconta a Fides Dominic Ng, della diocesi di Malacca Johore.
"Questa GMG mi ha dato nuovo entusiasmo per il servizio pastorale nella Diocesi di Johore, nel Campus di Malacca. Nostro compito ora è responsabilizzare ogni persona nel campus e invitare altri a partecipare alla prossima Gmg a Lisbona, Portogallo nel 2022", dice Joe Baxter, giovane della diocesi di Malacca Johore.
"Ringrazio Dio per avermi dato questa opportunità. Partecipare alla GMG è il momento più significativo della mia vita", conferma Josephine Mary Agustine, dell'Arcidiocesi di Kuala Lumpur.
La Malaysia è un paese multiculturale a maggioranza musulmana fondato su principi secolari. Il cristianesimo in Malaysia è una religione praticata dal 9,2% della popolazione. Due terzi dei 2,6 milioni di cristiani vivono nella Malaysia orientale, nelle province di Sabah e Sarawak , dove costituiscono il 30% della popolazione.
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ASIA - I Vescovi asiatici: affrontare con fermezza la crisi dei Rohingya

18 February, 2019 - 03:42
Cox's Bazar - E' urgente che la comunità internazionale si impegni a trovare una soluzione diplomatica alla crisi dei rifugiati Rohingya, fuggiti dal Myanmar in Bangladesh. Lo chiede la Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche dopo che una delegazione di 40 rappresentanti della Chiesa cattolica di 11 paesi della Asia ha visitato nei giorni scorsi i campi profughi dei Rohingya in Bangladesh, nella località di Cox's Bazar, nel distretto di Chattogram, al confine tra Bangladesh e Myanmar. Come appreso dall'Agenzia Fides, la visita era prevista al'interno della conferenza internazionale incentrata sul due temi principali: la questione dei rifugiati e quella delle energia rinnovabili, analizzate nel contesto asiatico. L'iniziativa è stata organizzata dall'11 al 17 febbraio a Cox's Bazar dall'Ufficio per lo Sviluppo Umano della FABC in collaborazione con la Commissione episcopale per la Giustizia e la Pace della Conferenza episcopale del Bangladesh e con la Rete per la giustizia e la pace in Asia-Pacifico .
Durante la conferenza, i delegati hanno avuto l'opportunità di visitare gli sfollati dei Rohingya ospitati a Kutupalong, Ukhia, Cox's Bazar e hanno potuto interagire con alcuni di loro, ascoltando i loro problemi e le loro preoccupazioni. "La comunità internazionale è chiamata ad unirsi in una sola voce unita per aiutare i rifugiati Rohingya e trovare una soluzione in questa crisi", ha detto a il Vescovo Allwyn D'Silva, ausiliare dell'Arcidiocesi di Bombay e Segretario esecutivo dell'Ufficio per lo sviluppo umano e il cambiamento climatico nella FABC.
"In unità spirituale con Papa Francesco, che il 1 ° dicembre 2017 ha incontrato 16 rappresentanti della comunità Rohingya, anche noi siamo stati profondamente commossi dalle loro storie e abbiamo ricordato ciò che ha detto il pontefice: Non chiudiamo i nostri cuori, non guardiamo dall'altra parte. La presenza di Dio, oggi, è anche chiamata Rohingya", ha ricordato all'Agenzia Fides il Vescovo D'Silva.
"In questa visita, abbiamo riconosciuto l'atteggiamento accogliente del popolo e del governo del Bangladesh che ha aperto le porte e il cuore ai Rohingya. Apprezziamo la loro cooperazione con molte persone di buona volontà nel rispondere ai bisogni immediati degli sfollati Rohingya. Guardiamo con favore, inoltre, l'assistenza generosa e professionale fornita ai rifugiati Rohingya dalla Chiesa cattolica in Bangladesh attraverso la Caritas, con il sostegno della rete internazionale della Caritas, insieme ad altre organizzazioni religiose, agenzie delle Nazioni Unite e Ong", ha rilevato il Vescovo D'Silva.
"Ci rendiamo conto dei problemi e degli ostacoli della sistemazione temporanea fornita agli sfollati Rohingya, nonché delle sfide poste alle autorità nel rispondere prontamente ed efficacemente ai bisogni umanitari, data la portata massiccia dell'afflusso di persone. Siamo particolarmente preoccupati per la vulnerabilità di molte donne e bambini e comprendiamo le numerose difficoltà delle comunità ospitanti", ha rimarcato.
"Non possiamo non esprimere profonda solidarietà ai rifugiati Rohingya. La comunità mondiale deve agire insieme per aiutarli", ha aggiunto padre Charles Irudayam, un delegato dall'India.
Più di 740.000 Rohingya sono fuggiti dal Myanmar al vicino Bangladesh dopo le violenze registrate nello stato birmano di Rakhine, dove risiedevano, nel 2016 e 2017.
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AMERICA/NICARAGUA - Un sacerdote: “Il governo vede la Chiesa come un nemico"

18 February, 2019 - 02:39
Managua – “La situazione è molto tesa. Il governo vede la Chiesa come un nemico, e guarda con sospetto ogni parola e ogni mossa dei membri della comunità, per via di quello che è accaduto a partire dall’aprile 2018, quando scoppiarono forti proteste contro il governo. Ci sono diversi casi di intimidazioni delle forze dell'ordine su presbiteri e religiosi": lo denuncia all'Agenzia Fides un sacerdote nicaraguense, che chiede di restare anonimo per motivi di sicurezza, ricordando la recente aggressione a un sacerdote da parte della polizia .
Mentre la riunione dei giorni scorsi tra un delegato dell’Organizzazione degli Stati Americani e il presidente Daniel Ortega non ha prodotto sostanzialmente nulla di nuovo e la crisi in cui il Paese è immerso da dieci mesi continua. Sin dall’inizio, la Chiesa si è impegnata nel dialogo tra le parti e la Conferenza episcopale è stata chiamata dal governo a presiedere la Commissione Dialogo Nazionale. Ben presto, tuttavia, il presidente l’aveva accusata di "prendere le parti dei rivoltosi e di essere complice dei golpisti”. Sebbene attualmente “si realizzano attività pastorali con una relativa normalità”, il sacerdote interpellato da Fides afferma che “non si smette di vigilare la Chiesa”. E racconta: “Qui in parrocchia viene tutti i giorni la polizia per controllare chi viene alla messa e sentire cosa dico nell’omelia. Si infiltrano per ascoltarla e la registrano”.
Il suo non è l’unico caso. Altri sacerdoti sono oggetto dello stesso trattamento. Persino “tre vescovi sono nelle mire della polizia”. Almeno tre sacerdoti, oltre al cardinal Brenes, al Vescovo ausiliare di Managua Báez e al Nunzio Apostolico Sommertag, sono stati aggrediti in passato. Sebbene le proteste siano proibite da tempo e le strade siano oggi tranquille, secondo quanto rivelato al Fides da un leader dei giovani cattolici, “gli arresti arbitrari continuano, e sono almeno dodici i ragazzi in sciopero della fame nel sistema penitenziario”.
La gente, nota il parroco, “evita di parlare di politica e società”. “Recentemente, la notizia del suicidio di un giovane perseguitato dal governo ha scosso l’opinione pubblica”, spiega. “Viviamo in un ambiente di paura e di grande insicurezza. Persino i vigili urbani circolano armati di kalashnikov”. I prigionieri politici sarebbero almeno 777, secondo fonti dell’opposizione. La riunione tra il rappresentante della OSA e il presidente Ortega mantiene aperto uno debole spiraglio di dialogo. Ortega si è detto disposto a discutere una riforma elettorale ma non a convocare ad elezioni anticipate e liberare i prigionieri politici, secondo quanto richiesto dall’organismo multilaterale e dalla Conferenza episcopale.
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ASIA/PAKISTAN - I francescani: "Il Pakistan ha urgente bisogno di pace e armonia”

16 February, 2019 - 08:20
Karachi - "Operiamo perché le persone rimangano in unità, pace e armonia. Stiamo promuovendo il dialogo tra persone appartenenti a varie fedi, tribù ed etnie. Grazie al dialogo, si sviluppano buone e feconde relazioni”: lo dice a Fides il Vescovo Samson Shukardin, dell’ordine dei Frati Minori , che guida la comunità nella diocesi cattolica di Hyderabad. E aggiunge: "Il dialogo è un bisogno urgente di tempo. San Francesco d'Assisi, si è fatto avanti per fermare la guerra e per avere un dialogo con il Sultano. Oggi il mondo ha bisogno di dialogo a tutti i livelli, per sviluppare la comprensione e aiutare l'umanità a vivere in pace”.
Il Vescovo osserva: "Nel contesto del Pakistan, vediamo l'odio e la discriminazione da parte della gente della mentalità fondamentale. I francescani in Pakistan lavorano per eliminare l'ingiustizia, la disuguaglianza, l'odio e la discriminazione attraverso la pace e l'amore. E aggiunge: "La celebrazione dell’anniversario dell'incontro tra San Francesco d'Assisi e il Sultano, 800 anni fa, è un'opportunità per noi di fare di più per svolgere il nostro ruolo nel coltivare l'umanità, la fraternità e la pace in Pakistan".
Sono diverse le attività in programma per celebrare l’evento: del 1219: p. Qaisar Feroz OFM Cap, che ha organizzato una iniziativa in occasione della Giornata internazionale della pace, dichiara a Fides: "In Pakistan dobbiamo promuovere la spiritualità di San Francesco d'Assisi, in particolare la sua spiritualità di pace e armonia. Dobbiamo rispettare le persone di tutte le fedi e lavorare per creare una società in cui tutti possano vivere in pace e armonia".
E prosegue. “Di fronte a chi diffonde odio, settarismo e violenza, abusando della religione, lo storico incontro tra il nostro amato Santo e il Sultano diffonde un messaggio di pace, per aprire un cammino di dialogo tra persone di varie comunità che vivono in Pakistan".
Fr. Francis Nadeem OFM Cap, il Custode dei cappuccini in Pakistan e Segretario esecutivo della Commissione nazionale per il dialogo interreligioso e l'ecumenismo parlando a Fides rimarca : "Come seguaci di San Francesco d'Assisi, stiamo lavorando per far vivere le persone in fraternità: con l'aiuto dei nostri amici musulmani anche raggiungeremo persone con una mentalità fondamentalista per promuovere la missione di pace e armonia”.
Fr. Nadeem Piaray Lal OFM, un sacerdote che vive a Karachi, nota: "La Chiesa gestisce scuole e ospedali in Pakistan, un eccellente esempio di promozione dell'armonia. Attraverso i nostri istituti organizzati possiamo lavorare di più per diffondere e testimoniare il messaggio evangelico di pace e riconciliazione nella società”. “Seguendo le orme di Gesù Cristo e di e San Francesco siamo chiamati a vivere l’amore verso prossimo, conclude p. Eric Rassani OFM.
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OCEANIA/AUSTRALIA - L’impegno delle organizzazioni cattoliche per il "fine vita"

16 February, 2019 - 08:04
Sydney - Definire un percorso di accompagnamento di "fine vita" e favorire un equo accesso alle cure palliative a tutti i malati terminali: questi i temi al centro del recente convegno organizzato dalla Le organizzazioni sanitarie cattoliche dell’Australia a Melbourne, dal titolo “Our enduring commitment to end of life care”. Come riferisce una nota inviata all’Agenzia Fides da Catholic Health Australia , rete non governativa di servizi di assistenza sanitaria cattolica del paese, l’iniziativa è stata organizzata in risposta all’imminente entrata in vigore del “Voluntary Assisted Dying Act” nello stato di Victoria: si tratta del provvedimento che legalizza la "morte assistita" per i malati terminali, approvato nel novembre 2017 ed effettiva a giugno 2019.
Convocati presso l'Australian Catholic University, i rappresentanti di ospedali e case di cura di impronta cattolica hanno rilevato l'importanza di diffondere il modello cristiano di assistenza anche in altri contesti: a tal fine è stata prodotta una raccolta di documenti, norme etiche e linee guida che forniscono una panoramica del servizio svolto dalle associazioni cattoliche. “Il nostro obiettivo principale non è semplicemente quello di rispondere alla nuova norma sul fine vita, ma è quello di assicurare che la nostra etica si diffonda sempre di più e continui a mettersi a servizio bisognosi anche nei secoli a venire”, si legge nella nota.
Tra indicazioni del documento prodotto dal gruppo di lavoro di CHA si precisa che i medici delle strutture cattoliche “non infliggono la morte ai pazienti , né intenzionalmente aiutano i pazienti a togliersi la vita ". Prosegue il testo: "Accettiamo e agiamo secondo l'impegno ippocratico che non considera questi interventi come trattamenti medici. Inoltre, essi contravvengono al nostro Codice etico. In questo contesto, è importante essere consapevoli del fatto che la terminologia usata per descrivere questi interventi varia di situazione in situazione. Nel ‘Voluntary Assisted Dying Act 2017’ essi sono indicati collettivamente come ‘morte volontaria assistita”.
La tradizione di assistenza sanitaria cattolica in Australia ha avuto origine nel 1838 con l’arrivo delle Suore Irlandesi della Carità, che giunsero in missione nel continente oceanico proprio per prendersi cura di poveri, malati e i morenti. Oggi la Chiesa australiana prosegue e porta avanti quella tradizione di cura della persona e della sua dignità, dalla nascita fino alla morte.
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VATICANO - “Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo”: pubblicata in tutte le lingue la Guida al Mese Missionario Straordinario Ottobre 2019

16 February, 2019 - 04:20
Città del Vaticano - E' stata pubblicata ed è disponibile per parrocchie, associazioni, istituti, la speciale Guida per il Mese Missionario Straordinario Ottobre 2019, dal tema “Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo”. Si tratta di un sussidio multilingue "realizzato con i contributi provenienti da cristiani di tutto il mondo e rivolto ai cristiani di tutto il mondo. Un lavoro di comunione ecclesiale, che è stato possibile grazie alla mediazione delle Direzioni nazionali delle Pontificie Opere Missionarie presenti nei vari paesi", rileva la presentazione del testo firmata da p. Fabrizio Meroni, PIME, Segretario generale della Pontificia Unione Missionaria
E' uno strumento nato in clima “sinodale” per servire le Chiese locali nei loro bisogni di formazione e animazione missionaria, e per preparare e vivere il Mese Missionario Straordinario voluto da Papa Francesco in occasione del centenario di promulgazione della Lettera apostolica Maximum Illud di Papa Benedetto XV .
I testi presentati serviranno a ispirare la creatività delle Chiese locali e dei loro cristiani nell’affrontare le sfide inerenti all’evangelizzazione a partire dalla missio ad gentes e dal proprio contesto.
Link correlati :Leggi la presentazione completa della Guida su Omins Terra
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AMERICA/STATI UNITI - Chiesa e autorità locali si impegnano a trovare una nuova sede per un centro d’accoglienza per migranti

16 February, 2019 - 03:44
Texas – "Sono delusa dalla decisione, ma grata per il continuo sostegno della città di McAllen, della meravigliosa comunità e del sindaco Jim Darling", ha detto in una dichiarazione alla stampa Suor Norma Pimentel, delle Missionarie di Gesù, direttrice della Catholic Charities del Rio Grande Valley , dopo che le autorità municipali di McAllen, in Texas, hanno intimato al centro d'assistenza per migranti da lei gestito di lasciare l’attuale sede entro 90 giorni.
“Apprezziamo molto l'opportunità offerta dalla città di trovare una nuova sede. Continueremo a collaborare con la città di McAllen negli sforzi per trattare le famiglie di migrati in modo equo e umano, e garantire che tutti agiscano in modo conforme alle leggi sull'immigrazione esistenti".
L'ordinanza è state emessa a seguito di denunce presentate da parte dei vicini della struttura. Il sindaco Jim Darling ha votato per trasferire il centro, ma si è impegnato pubblicamente a trovare una nuova sede.
Il centro è attualmente ospitato in una ex casa di cura e ha ricevuto centinaia di migranti e rifugiati che attraversano il confine tra Stati Uniti e Messico. Dalla sua apertura nel 2014, ha cambiato più volte la sua posizione a causa del crescente numero di nuovi arrivati, per potere dare pasti, docce e cure migliori.
Su Twitter, il vescovo di Brownsville, Mons. Daniel Flores, ha dichiarato: "La decisione della Commissione municipale di McAllen è per molte persone sconfortante, tuttavia, ho ancora speranza di una proficua collaborazione con la città". Il Vescovo ha detto che la Diocesi e le organizzazioni di beneficenza cattoliche si sono impegnate a trovare un nuovo luogo per continuare il lavoro del Centro d'accoglienza.
La notizia della decisione della città di spostare le strutture del centro arriva in un momento in cui l'immigrazione è ancora al centro del dibattito nazionale, in particolare sul finanziamento del muro di confine proposto dal presidente Donald Trump che ha dichiarato proprio ieri l'emergenza nazionale per potere procedere con la sua costruzione.


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AFRICA/BURKINA FASO - Missionario salesiano di nazionalità spagnola ucciso in un assalto di jihadisti

16 February, 2019 - 03:06

Ouagadougou - Ucciso un missionario salesiano spagnolo in Bukina Faso. Secondo quanto appreso dall’Agenzia Fides, p. Antonio César Fernández Fernández è rimasto vittima nel primo pomeriggio di ieri 15 febbraio di un attacco jihadista perpetrato a quaranta chilometri dal confine meridionale del Burkina Faso. Il salesiano è stato colpito da tre colpi d’arma da fuoco mentre si trovava in un auto insieme a due confratelli della comunità di Ouagadougou. I tre stavano rientrando da Lomé , dove avevano partecipato alla prima sessione del Capitolo provinciale dell'Ispettoria salesiana dell'Africa occidentale francofona .
L’auto dove viaggiava p. Fernández e i suoi confratelli, che sono rimasti illesi, è rimasta coinvolta nell’assalto contro il posto di controllo doganale di Nouhao al confine con il Ghana e il Togo. Nell’assalto, perpetrato da un gruppo jihadisti, oltre al missionario spagnolo sono stati uccisi quattro doganieri del Burkina Faso.
Nel Burkina Faso si moltiplicano gli scontri tra le forze di sicurezza e alcuni gruppi jihadisti che agiscono pure in Mali e in Niger. L’assalto di ieri però è il primo che si registra nella parte centro-orientale del Paese.

P. Antonio César Fernández Fernández, aveva 72 anni e ne aveva serviti 55 come salesiano e 46 come sacerdote. Nato a Pozoblanco il 7 luglio 1946 è stato missionario in diversi Paesi africani dal 1982, anno dell’inizio della presenza salesiana in Togo, la sua prima destinazione. Ha lavorato come istruttore dei novizi e ha prestato servizio, tra le altre funzioni, come delegato dell'AFO nel Capitolo generale 25 . Attualmente stava svolgendo il suo ministero in Burkina Faso.
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ASIA/INDONESIA - Giornalisti cattolici: etica e coscienza sono cruciali verso il voto

15 February, 2019 - 06:02
Giacarta - Tra dilaganti pratiche di diffusione di bufale e notizie false, prima delle elezioni presidenziali del prossimo aprile, "logica, attenzione e coscienza sono davvero importanti": lo ha detto Shinta Nuriyah Wahid intellettuale musulmana, rivolgendosi ai giornalisti cattolici in un recente incontro in cui ha ricordato il presidente Abdurrahman Wahid detto "Gus Dur", suo marito. Invitata dal comunicatori cattolici, l'ex firt lady indonesiana ha osservato che "Gus Dur ha sacrificato tutto al fine di proteggere l'Indonesia e i suoi interessi nazionali". Quarto presidente dell'Indonesia, Abdurrahman Wahid o Gus Dur, è stato al potere dal 1999 al 2001. Era membro dell'organizzazione musulmana moderata più grande della nazione: Nahdlatul Ulama che ha circa 80 milioni di membri. Figura iconica dell'eroe interconfessionale, protettore delle minoranze, i cristiani lo ricordano per il suo impegno nel promuovere relazioni pacifiche tra gruppi religiosi ed etnici, e come difensore della "Pancasila" e la società pluralista indonesiana, contro ogni settarismo e fondamentalismo religioso.
Shinta Nuriyah Wahid, invitata a intervenire al raduno della "Paguyuban Wartawan Katolik Indonesia", associazione tra giornalisti cattolici, tenutosi a Giacarta, rivolgendosi all' assemblea ha detto: "Quello che ho fatto con il mio defunto marito Gus Dur, per il bene della nazione e per proteggere la Pancasila, è un sincero impegno basato sulla coscienza". Da qui viene l'impegno per la tolleranza socio-religiosa che "è dovere di ogni religione", ha rimarcato. In vista delle prossime elezioni, in campagna elettorale, le leader ha dichiarato: "La vostra vocazione professionale è promuovere l'onestà e la verità. Siate sempre rigorosamente attaccato alla logica e alla coscienza morale. Quindi, tra le fake news che gireranno, l'etica e la deontologia saranno davvero importanti".
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ASIA/INDIA - Attentato in Kashmir mentre cristiani, indù, musulmani marciano per la pace

15 February, 2019 - 05:32
Kathmandu - "Appena iniziato il nostro viaggio di pace, armonia e fratellanza, nel Kashmir una quarantina di soldati indiani sono stati martirizzati. L'intenzione dei terroristi è destabilizzare il contesto e le relazioni tra India e Pakistan, ma anche il nostro attuale governo è chiamato a un maggiore impegno in favore della pace. E' tempo di rispettare i diritti umani di lavoratori, contadini, dalit tribali, minoranze e donne in modo che tutti possiamo camminare sul sentiero di pace, fratellanza e proteggere la nostra costituzione e democrazia. Questa è la missione del governo indiano": lo dice all'Agenzia Fides Anoop Shramik, attivista per i diritti umani e tra gli organizzatori della manifestazione e della marcia per la pace avviata il 13 febbraio da Lumbini che culminerà a Magahar nell'Uttar Pradesh, lo stato più popoloso dell'India. Il viaggio di pace vuole mettere in luce "l'armonia nella diversità" e preservare il tradizionale pluralismo della cultura indiana. Lumbini è il luogo di nascita di Siddhartha Gautam Buddha, mentre a Magahar è morto Kabir Das, il grande poeta indiano della "cultura composita". La marcia di cinque giorni, dal titolo "Da Buddha a Kabir", intende riflettere sulla necessaria armonia tra le diverse comunità, culture e religioni presenti in India e mettere l'accento sull'eredità indiana dell'amore e del rispetto per gli altri. Circa 300 persone di diverse religioni, ristiani, indù, musulmani impegnate nella società per pace, si sono unite alla manifestazione che si concluderà con una serata culturale il 17 febbraio all'Università di Gorakhpur, nella regione nord-orientale dell'Uttar Pradesh.
 Durante il viaggio, il "Prerna Manch" , gruppo teatrale della Vishwa Jyoti Communications, nella congregazione della Indian Mission Society a Varanasi, realizza drammi teatrali e spettacoli di strada incentrati sul tema dell'armonia sociale e religiosa e del rispetto per il prossimo. Il gruppo canta inni sull'unità, sulla pace e sull'amore, guidando così il corteo di pace.
"Siddhartha Gautama Buddha è simbolo di pace, compassione e non violenza e Kabir è sinonimo di una cultura composita e plurale", dice a Fides padre Anand Mathew, direttore di Vishwa Jyoti Communications, uno degli organizzatori del corteo che include Vinod Mall, attuale direttore generale della polizia di Gujarat, impegnato a favore della pace, del pluralismo e della non violenza. Padre Mathew, un membro Indian Mission Society afferma che "è un dovere cristiano diffondere il messaggio di pace e amore".
Vishwa Jyoti Communications è un gruppo che porta avanti manifestazioni simili per la pace fin dal 2005, quando ha guidato un pellegrinaggio di sei mesi attraverso 45 distretti dell'Uttar Pradesh, diffondendo un messaggio di pace, amore per il prossimo, rispetto per le persone di tutte le fedi, popoli e culture.
Padre Mathew e il gruppo Vishwa Jyoti Communications rendono un servizio dedicato a promuovere l'armonia interreligiosa attraverso un dialogo vissuto con la gente. L'aspetto migliore di questo dialogo è che si svolge nella vita quotidiana della gente, con il coinvolgimento attivo di persone impegnate di tutte le caste e religioni, valicando i confini e le mentalità ristrette costruite nel corso dei secoli.
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AFRICA/NIGER - P. Maccalli, anche se prigioniero, testimonia la fede in Cristo

15 February, 2019 - 05:03
Gaya – “Padre Gigi, anche se prigioniero, vive e testimonia la fede in Cristo. Sono convinto che la sua presenza, la forza della sua fede, la serenità che l’ha sempre accompagnato, sono una grande testimonianza. La parola di Dio, nessuno può incatenarla, diceva san Paolo. Pur in catene, p. Gigi fa il suo apostolato, e illumina il cammino di fede della chiesa del Niger. P. Gigi sta dando testimonianza con tutto il suo spirito, come ha sempre fatto. Approfitterà anche di questa occasione”: lo afferma accoratamente in una nota pervenuta a Fides don Domenico Arioli, confratello di p. Luigi Maccalli, il missionario il missionario SMA rapito in Niger quattro mesi fa . Don Arioli dal 2017 si occupa della parrocchia di Gaya, una delle tre della regione di Dosso, nel sud del Paese, vicino al confine con il Benin, zona relativamente tranquilla, a differenza di altre zone del Niger. “Il rapimento di p. Gigi Maccalli, ha certamente cambiato molte attività pastorali nella diocesi”, racconta nella nota inviata a Fides da p. Marco Prada, sacerdote della Società per le Missioni Africane .
“A Gaya e Dosso noi possiamo muoverci senza scorta, anche se la prudenza è aumentata. In tanti missionari europei c’è un forte sentimento di incertezza. Alcuni sono già stati richiamati dai loro superiori. È la stessa angoscia di 5 anni fa, quando bruciavano le nostre chiese ma quando si sta con la gente, quando si vive con loro con uno spirito di condivisione e solidarietà, la paura diminuisce. Anzi è la gente che prende le tue difese”, racconta don Domenico.
Prosegue don Arioli: “La mia comunità cristiana è costituita da non più di duecento persone, in maggioranza emigrati. Le autorità locali e la presenza delle forze di sicurezza tengono sotto controllo la penetrazione dei gruppi radicali e violenti, jihadismo del nord o infiltrazioni di Boko Haram dalla Nigeria qui sono sconosciute”.
Il sacerdote ha ottimi rapporti con i leader islamici, generalmente appartenenti alla confraternita più diffusa in Africa Occidentale, la Tidjaniyah, che pratica un islam moderato e tollerante. Tuttavia si dice preoccupato da una nuova generazione di imam, formatisi nei paesi arabi: “Questi paesi offrono borse di studio ai giovani nigerini che vogliono diventare imam. Una volta rientrati in Niger predicano un islam aggressivo, una jihad che non è solo il combattimento spirituale contro il peccato, ma soprattutto esteriore. Attraverso la radio si sentono certi predicatori assumere toni preoccupanti, e stupisce la libertà lasciata dallo stato alla sua diffusione”.
Riferendosi al rapimento di padre Maccalli don Arioli aggiunge: “Abbiamo provato una sensazione di impotenza: un altro attacco alla Chiesa? Ancora oggi ci poniamo queste domande: chi c’è dietro il rapimento di p. Gigi? Che progetti e che macchinazioni? Perché nessuno si è ancora fatto vivo per chiedere un riscatto?”. Don Domenico apprezza molto la solidarietà dei leader musulmani che hanno “portiamo con voi questa sofferenza”.
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