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ASIA/PAKISTAN - Nell'arcidiocesi di Lahore il 2019 è l'Anno del Dialogo

Agencia FIDES - 4 January, 2019 - 03:12
Lahore - "Le persone oggi usano i moderni mezzi della tecnologia ma paradossalmente hanno meno tempo per comunicare tra loro. E' essenziale motivare e accompagnare le persone al dialogo. Il dialogo è uno strumento che promuove la vita e la pace". Con queste parole, pronunciate in un colloquio con l'Agenzia Fides, l'Arcivescovo Sebastian Francis Shaw, alla guida della comunità di Lahore, annuncia che nella sua arcidiocesi il 2019 sarà l'Anno del Dialogo". L'Arcivescovo lo ha solennemente proclamato in un incontro con il clero diocesano e con i religiosi, durante una Santa Messa celebrata nel "Renewal Center" di Lahore, struttura a servizio della pastorale.
Mons, Shaw spiega a Fides: "Il dialogo tra individui, tra i coniugi, tra famiglie, comunità e tra persone di varie religioni, porterà una nuova speranza, aiuterà a rimuovere incomprensioni e approfondirà e rafforzerà le relazioni". "Quando leggiamo la Sacra Bibbia - prosegue illustrando le motivazioni della scelta - conosciamo il dialogo tra Dio e l'uomo. Il dialogo inizia, nel libro della Genesi, quando l'uomo si allontana da Dio, a causa del peccato, e si nasconde. Ma Dio chiama Adamo e inizia un dialogo con lui. Attraverso il dialogo, Dio vuole ricostruire la relazione con l'umanità". Il versetto biblico "Dio disse: Adamo dove sei?" costituisce il tema e il riferimento biblico principale per comprendere la missione a largo raggio che la comunità cattolica vivrà durante tutto l'Anno del dialogo.
L'Arcivescovo osserva : "Attraverso il dialogo, Dio ha chiamato Abramo, all'età di 75 anni, a lasciare il culto degli idoli, i suoi averi, la famiglia, la comunità e la città. Dio dialoga con Mosè e dà a Mosè la forza di instaurare un dialogo con il Faraone, per donare agli israeliti la libertà dalla schiavitù. Nei Vangeli, un passaggio di dialogo fondamentale è quello tra l'Angelo Gabriele e Maria: attraverso il dialogo Maria scopre il piano di Dio, lo comprende e dice: Sono la serva del Signore, sia fatta la volontà di Dio".
Mons. Shaw nota: "Dio avvia un dialogo con l'umanità e noi, sue creature, dobbiamo promuovere il dialogo a tutti i livelli e in tutti i contesti: il dialogo tra marito e moglie, dialogo tra genitori e figli per rafforzare i legami dell'amore in famiglia; il dialogo tra sacerdoti e gruppi parrocchiali e consigli pastorali; un dialogo con persone di altre fedi e religioni". Durante l'Anno del dialogo, il focus sarà anche sul dialogo interreligioso, in particolare sul dialogo islamo-cristiano. "Formeremo sacerdoti, laici, giovani e insegnanti ad apprezzare e promuovere il dialogo, a comprendere l'urgenza del dialogo per costruire pace e armonia tra le fedi", rileva l'Arcivescovo.
Un altro livello sarà quello che riguarda le istituzioni civili: "Urge promuovere il dialogo tra la leadership politica e religiosa per il miglioramento della vita della popolazione, per rafforzare la pace nella società e nella città", argomenta.
P. Francis Gulzar, Vicario generale dell'Arcidiocesi di Lahore, parlando a Fides, aggiunge: "In un momento in cui vediamo la gente perdere la pace e l'armonia, il dialogo è utile e urgente per migliorare le relazioni umane. Noi cristiani siamo chiamati a essere parte attiva nel dialogo, per promuovere pace e armonia in Pakistan. Dobbiamo considerare questo impegno come parte integrante della nostra missione, per vivere in unità e pace nella nostra vita e nella vita dell'intera nazione".
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AMERICA/BRASILE - Inculturazione della liturgia e realtà indigena dell’Amazzonia

Agencia FIDES - 4 January, 2019 - 02:57
São Gabriel da Cachoeira - Papa Francesco insiste perchè la Chiesa locale abbia un volto amazzonico e indigeno. Per raggiungere questo obiettivo è necessario un processo di inculturazione, una delle possibili nuove vie del Sinodo per l'Amazzonia convocato per il prossimo ottobre. Mons. Edson Damian, Vescovo di São Gabriel da Cachoeira, in un colloquio con l’Agenzia Fides, sottolinea che "tutti i sacramenti devono essere inculturati", come afferma la costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, ma "non ci si deve limitare solo a tradurre nelle lingue vernacolari i sacramenti della Chiesa, ma questi devono avere un'inculturazione molto più profonda".
A questo proposito, il Vescovo dice a Fides che "tra le popolazioni indigene dell’Alto Rio Negro, la messa nella lingua tukano è già stata tradotta e celebrata in diverse località", cosa che dovrebbe essere assunta come abituale dai popoli che parlano quella lingua . Lo stesso si può dire del rito del battesimo, un'esperienza che si realizza anche nella Prelatura di Itaituba, dove vivono i Mundurukú, ricorda a Fides il Vescovo locale, Mons. Wilmar Santin.
Dopo cento anni di missione tra i Munduruku, negli ultimi dieci anni, racconta a Fides Mons.Santin, "si è insistito sulla costruzione di cappelle nei villaggi, sono iniziate le celebrazioni domenicali della Parola e sono state creati gruppi liturgici". Secondo il Vescovo di Itaituba, "il primo passo è stato tradurre canti nella lingua Munduruku, e ora sono loro stessi, con i loro ritmi musicali, a comporre i canti". Di fronte a questi nuovi percorsi, Mons. Santin sottolinea che "sarebbe necessario incoraggiare la composizione di canti liturgici nella propria lingua, con i propri ritmi". Inoltre è necessario "formare bene i ministri della Parola, affinché possano avere creatività e inculturare la liturgia, arricchendo la celebrazione della Parola con elementi della loro cultura".
Nell'Alto Río Negro, nell'ambito della catechesi, "ci stiamo sforzando di salvare i valori culturali dei popoli e inserirli nella catechesi. Abbiamo già raccolto quasi settanta argomenti, a partire dalla cultura, che completano la catechesi e ora abbiamo bisogno di tradurre questo materiale e farlo conoscere al maggior numero possibile di catechisti", spiega il Vescovo di São Gabriel da Cachoeira.
Mons. Santin riconosce che "a volte abbiamo delle idee nella nostra testa e quando arriviamo in un posto troviamo qualcosa di diverso". In questo senso, vedendo che gli indigeni munduruku usavano molto il fumo nei loro rituali, pensò di introdurre l'incenso nelle celebrazioni. Il Vescovo osserva anche che gli indigeni "celebrano le loro feste in modo creativo, in base alla loro realtà, e queste sono diventate il giorno principale del paese, con la partecipazione dei villaggi vicini. Ecco perché stiamo studiando come inculturare di più queste feste. Non si tratta di realizzare una creatività selvaggia, ma una creatività inculturata e buona" conclude il Presule.
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AFRICA/SUD SUDAN - Nomina del Vescovo di Torit

Agencia FIDES - 3 January, 2019 - 05:20
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato oggi il rev.do Stephen Ameyu Martin Mulla, del clero di Torit, Vescovo della diocesi di Torit , finora Docente e Decano del St. Paul National Major Seminary a Juba
Il nuovo Vescovo è nato a Ido , il 10 gennaio 1964. È entrato nel Seminario Minore di Torit e successivamente in quello di Wau . Poi ha frequentato il St. Paul National Major Seminary: quello Filosofico a Bussere , dal 1984 al 1987, e quello Teologico a Munuki , dal 1988 al 1991. Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 21 aprile 1991 per la diocesi di Torit.
Dopo l’ordinazione, ha ricoperto i seguenti incarichi e svolto i successivi studi: 1991-1992: Vicario parrocchiale della Cattedrale di Khartoum St. Matthew e incaricato di tre zone pastorali: St. John the Evangelist a Shendi; St. Charles Lwanga a Jebel Aulia; e St. Bakhita Centre a Kamlin; 1992: icario parrocchiale di Blessed Assunta Parish ad Atbara ; 1993: Parroco di St. John the Evangelist Parish a Shendi ; 1993-1997: Studi a Roma presso la Pontificia Università Urbaniana, per il Dottorato in Teologia Dogmatica, risiedendo nel Pontificio Collegio San Pietro; dal 1997: Docente e Decano del St. Paul National Major Seminary a Juba; 1998-2000: Docente a1 Comboni College for Adults and Teachers - Evening; 1999-2008: Docente e consulente della ONG locale Sudanese Organization for Non-violence and Democracy ; 2005- 2010: Fondatore, consulente e assessore della ONG umanitaria locale Horiok Community Association and Development ; 2013-2016: Consulente e Cappellano di Women’s Group; Consulente e Cappellano di Women Advancement Organization at Guddele a Juba; Assistente Vice Cancelliere per l’amministrazione e le finanze della Catholic University of South Sudan; Vice-Direttore dell’Institute of Applied Research and Community Outreach Catholic University of South Sudan .
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AFRICA/SUDAFRICA - “Giustizia e Pace” plaude all’introduzione del salario minimo garantito ma sottolinea che occorre fare di più

Agencia FIDES - 3 January, 2019 - 04:09
Johannesburg - “Esprimiamo il nostro plauso al Presidente e al gabinetto per aver compiuto il primo passo verso l'eliminazione delle disparità salariali e per affrontare la difficile situazione dei lavoratori poveri” afferma Sua Ecc. Mons. Abel Gabuza, Vescovo Coadiutore dell’Arcidiocesi di Durban e Presidente della Commissione Episcopale “Giustizia e Pace” della SACBC in una nota inviata all’Agenzia Fides sull’entrata in vigore, il 1 ° gennaio 2019, della legge che introduce il salario minimo garantito.
Mons. Gabuza sottolinea però che il dipartimento del lavoro deve vigilare affinché la legge sia rispettata da tutti. Il Presidente di “Giustizia e Pace” nota inoltre che “il salario minimo nazionale prevede che i lavoratori più deboli guadagnino 3500 Rand al mese. Per poter guadagnare 3500 Rand al mese, un lavoratore dovrebbe lavorare 40 ore a settimana. Un'alta percentuale di lavoratori più deboli lavora meno di 40 ore a settimana e quindi non otterrebbe la somma stabilita dalla legge”.
In secondo luogo Mons. Gabuza rimarca che la Commissione incaricata di risolvere le dispute tra datori di lavoro e lavoratori “non ha la capacità adeguata per soddisfare la crescente domanda di servizi, compresa l'applicazione del salario minimo nazionale. Inoltre, l'accesso finanziario e geografico agli uffici della CCMA e al Dipartimento del lavoro continua ad essere un problema soprattutto per i lavoratori poveri delle province rurali”.
Un problema aggravato dal fatto che la legge non introduce misure adeguate per punire i datori di lavoro che agiscono in malafede continuando a sfruttare le persone più vulnerabili. “In alcuni settori, i datori di lavoro hanno già annunciato ai lavoratori che intendono ridurre l’orario di lavoro a un livello inferiore a 40 ore settimanali. Altri imprenditori, in particolare gli agricoltori, hanno annunciato che, nel 2019, aumenteranno l'importo che fanno pagare per elettricità, acqua e interessi sui prestiti ecc. Entrambe le pratiche eroderanno i guadagni derivanti dal salario minimo nazionale” sottolinea la nota.
Infine, secondo “Giustizia e Pace”, il dibattito sul salario minimo nazionale sta distogliendo l'attenzione dall’importante dibattito sul salario di sussistenza. “Il salario di sussistenza differisce dal salario minimo legale, in quanto la sua determinazione dà la priorità ai bisogni fondamentali dei lavoratori poveri e al costo del tenore di vita di base, e non solo alle esigenze del mercato del lavoro. Un salario di sussistenza garantisce che i lavoratori poveri possano guadagnare abbastanza per realizzare una vita decorosa e dignitosa”.

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OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - Appello della Chiesa: "I rifugiati di Manus attendono la libertà"

Agencia FIDES - 3 January, 2019 - 03:44
Port Moresby - "La situazione attuale dei quasi 500 rifugiati sull'isola di Manus - che ospita i richiedenti asilo respinti dall'Australia - ci provoca grande sofferenza. I rifugiati sono stati riportati all'isola di Manus per la durata del vertice dell'APEC. Si trovavano in luoghi diversi a Port Moresby, la maggior parte erano qui per ricevere cure mediche. E mentre qui si celebrava il Natale, a Manus Island è stata solo un'altra notte di detenzione. Va detto che si sono registrati almeno tre casi di tentato suicidio": è la denuncia inviata all'Agenzia Fides dal Salesiano p. Ambrose Pereira, Segretario per le Comunicazioni sociali nella Conferenza Episcopale di Papua Nuova Guinea e Isole Salomone
"Queste persone sono state lontane dalle loro famiglie per il sesto Natale, e la maggior parte di loro sopravvive grazie a medicinali, perlopiù anti-depressivi, anti-ansia, anti-psicotici", rileva il sacerdote, con gravii conseguenze di assumere tali farmaci per lungo tempo e senza prescrizione medica.
"Questo non è il modo di trattare gli esseri umani: si tratta di abuso e abbandono" denuncia. "La risposta ovvia a quasi tutti i problemi di salute sta nel dare loro la libertà e nel ridurre il danno provocato, durante la detenzione, da stress, traumi, sovraffollamento, malnutrizione, come evidenziato da numerosi rapporti", spiega p. Pereira. "I rifugiati aspettano che i cuori di coloro che sono al potere si inteneriscano. Aspettano il giorno in cui saranno liberati. Speriamo che il 2019 possa portare per loro una buona notizia", conclude.
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AFRICA/MOZAMBICO - I frati si fanno allevatori per sostenere la missione

Agencia FIDES - 3 January, 2019 - 03:23
Maputo - Natura e missione possono essere alleati. È la convinzione dei frati cappuccini in Mozambico, che hanno dato vita a un allevamento per sostenere le attività pastorali a Quelimane, la capitale amministrativa della Zambezia, in Mozambico. "Le nostre missioni – spiega a Fides padre Guido Felicetti, missionario cappuccino – devono fare i conti con donazioni in calo e difficoltà a reperire in loco i fondi necessari per portare avanti le attività pastorali e di evangelizzazione. Per questo, abbiamo pensato, fedeli allo spirito francescano, di rivolgerci alle risorse della natura per raggranellare i fondi necessari. L’allevamento di buoi e capre, attraverso la vendita della carne, può aiutarci ad avere i fondi necessari".
Oggi in Africa si consumano circa 24 kg di carne pro-capite l’anno. Il consumo medio di proteine animali è meno di un quarto di quello europeo ed è pari al 17% del livello raccomandato di consumo di proteine. Nel continente però la tendenza, che va di pari passo con l’aumento del tenore di vita, segna un aumento del consumo di carne bovina e ovina. Per questo motivo l’allevamento di animali può diventare una buona fonte di entrate economiche.
Il progetto dei frati è iniziato alcuni anni fa. Agli inizi degli anni Duemila, un contadino ha chiesto aiuto ai cappuccini per allestire un allevamento in un terreno a una sessantina di chilometri da Quelimane. "La fraternità locale dei cappuccini – ricorda padre Guido – ha accettato di aiutare quella famiglia e, in collaborazione con quella, ha preso in concessione un terreno demaniale".
Quando il contadino, per raggiunti limiti di età, ha smesso l'opera, i frati si sono trovati a gestire da soli il terreno e un’ottantina di animali. Il terreno, lontano dalla comunità, era difficile da gestire per i religiosi, così i frati hanno spostato gli animali vicino a Quelimane, affidandoli e coinvolgendo un gruppo di allevatori locali. "L’allevamento procede bene. Stiamo iniziando a vendere gli animali, soprattutto in occasione di festività importanti quando le comunità si riuniscono e fanno piccoli banchetti. Pensiamo che la strada intrapresa sia giusta", rileva il frate.
I cappuccini ora vogliono fare un passo avanti, aumentando gli standard di allevamento. Per questo motivo, stanno raccogliendo fondi per la costruzione degli alloggi dei pastori, ma anche macchinari per la disinfestazione dei parassiti e per la lavorazione dei terreni su cui pascolano buoi e capre.
"La strada dell’autosufficienza non è semplice – conclude p. Guido - ma è l’unica percorribile se vogliamo una Chiesa che sappia camminare con le proprie gambe e sia profondamente inserita e integrata, cioè incarnata, nella realtà locale".
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ASIA/LAOS - Sette cristiani arrestati durante una liturgia natalizia

Agencia FIDES - 3 January, 2019 - 03:09
Savannakhet - Sette cristiani sono stati portati in carcere per motivi religiosi. Come appreso dall'Agenzia Fides, il 29 dicembre 2018, un gruppo di nove agenti di polizia, guidati dal capo della polizia del distretto di Phin, ha fatto irruzione in una chiesetta cristiana nel villaggio di Nakanong, nella provincia di Savannakhet, arrestando 3 leader della comunità cristiana evangelica locale: Akeo, Kert, e Somwang. L'accusa è di aver organizzato una liturgia di preghiera natalizia senza autorizzazione.
Come comunicato a Fides dalla Ong "Human Rights Watch for Lao Religious Freedom" , i tre leader della chiesa evangelica sono detenuti nel quartier generale della polizia del distretto di Phin. Successivamente la polizia è tornata nella chiesa di Nakanong e ha arrestato altri 4 cristiani . La polizia ha poi smantellato il palco nell'edificio di culto, tagliato la linea elettrica, distrutto il sistema audio e sequestrato tre telefoni cellulari.
La Ong HRWLRF esorta il governo del Laos a rispettare il diritto alla libertà religiosa del popolo laotiano e i diritti garantiti dalla Costituzione del Laos e dalla Convenzione internazionale delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici, ratificata dal Laos nel 2009, che conferma il diritto individuale di professare liberamente qualsiasi religione. La Ong esorta inoltre il governo del Laos a "rilasciare immediatamente e incondizionatamente i sette cristiani laotiani e a risarcire i danni alle proprietà della chiesa".
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AMERICA/HAITI - Il Vescovo di Gonaives chiama gli haitiani ad adoperarsi per salvare la nazione dai mali che la affliggono

Agencia FIDES - 3 January, 2019 - 03:00
Gonaives – Il 1° gennaio 2019 Haiti ha celebrato il 215° anniversario dell'indipendenza. In questa occasione, il tradizionale "Te Deum" è stato celebrato nella Cattedrale di Gonaïves, capoluogo del dipartimento d'Artibonite, nel nord del paese. Il Vescovo di Gonaïves, Mons. Yves-Marie Péan, ha espresso il desiderio di pace, salute e prosperità della popolazione, e "ha implorato la benedizione di Dio sulla nazione".
Il Vescovo ha sottolineato la concomitanza del primo giorno del nuovo anno con la Giornata mondiale della pace. Ha anche ricordato che il 1° gennaio è il giorno dello scambio degli auguri tra familiari e amici, e un periodo di riunione anche per i membri del governo.
“Proteggere e difendere la famiglia significa proteggersi e difendersi” ha detto il Vescovo, che ha aggiunto: "non c'è speranza senza la famiglia". Affrontando la situazione socio-politica ed economica del paese, il Vescovo di Gonaïves ha denunciato il "fallimento delle istituzioni politiche, la debacle dell'economia, la corruzione diffusa, l'impunità arrogante, la mancanza di rispetto per la sacralità della vita". Gli stessi mali erano stati denunciati dalla Conferenza Episcopale, prima di Natale .
La nota inviata a Fides informa che al termine della celebrazione del Te Deum, Mons. Yves-Marie Péan ha riconosciuto che "non è finito tutto" per il paese, e ha chiamato ad adoperarsi per "il salvataggio del nostro caro paese, perché gli altri non vengono a farlo per noi". Inoltre ha insistito nella realizzazione di un "dialogo inclusivo" tra la popolazione, e tra questa e le autorità.
Il Te Deum è stato celebrato alla presenza del Capo dello Stato, Jovenel Moïse, della First Lady Martine Moïse, del Primo Ministro Jean Henry Céant, dei rappresentanti dei poteri legislativo e giudiziario, dei membri del governo e del Sindaco di Gonaïves, Neil Latortue.

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ASIA/KAZAKHSTAN - Politiche religiose a servizio dell’identità nazionale

Agencia FIDES - 3 January, 2019 - 02:07
Astana - “Il fattore della religione potrebbe, nel futuro, assumere un ruolo sempre crescente nel processo di identità nazionale kazaka”. Lo osserva all’Agenzia Fides Giannicola Saldutti, ricercatore associato all'Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie, che ha sede a Roma. Secondo l’esperto, il Kazakhstan, che lo scorso 16 dicembre ha celebrato 27 anni di indipendenza dall’ex Unione Sovietica, ha la necessità di condurre politiche religiose attente perché “il pericolo potrebbe provenire da una crescente radicalizzazione dell'Islam, fenomeno al momento scongiurato dalle misure adottate da Nazarbaev, deciso a costituire un'identità nazionale basata sulla venerazione pubblica delle istituzioni statali e sulla libertà privata di culto”.
Saldutti rileva come, da quel 16 dicembre 1991, a tenere impegnato il presidente Nazarbaev sia stata proprio la formazione di una vera identità nazionale: “Mentre durante gli anni '90 ed i primi 2000 la componente ‘russa’ della società kazaka sembrava avere ancora un'influenza notevole nelle decisioni politiche interne, oggi lo stato sembra essersi incamminato sulla strada della piena consapevolezza del sentimento nazionale. La decisione di riformare l'alfabeto kazako dal cirillico al latino e di apportare notevoli cambiamenti nella toponomastica dello stato, nonché l'approvazione di una nuova dottrina militare, rivolta soprattutto agli oblast' settentrionali del Paese, rendono chiara la nuova volontà strategica di un Paese voglioso di ritagliarsi uno spazio di manovra proprio all'interno della comunità internazionale”.
La crescita del Kazakhstan in 27 anni di indipendenza, secondo il ricercatore, è stata costante: “Le condizioni in cui versava l'economia della regione, alla fine del 1991, erano a dir poco preoccupanti. La transazione verso l'economia di mercato per i Paesi ex-Urss si dimostrò fortemente traumatica. Senza contare la crisi sociale dovuta alla grande varietà etnica presente. A quasi trent'anni di distanza, però, c'è da riconoscere come Astana sia riuscita a scongiurare i rischi più seri, costituendo un'entità statuale forte nella regione, capace di condurre una vera politica estera multivettoriale e di intessere rapporti accorti e proficui con Russia, USA e Cina”.
In questo senso, il processo di transizione democratica sembra essere stato posto in secondo piano: “La figura presidenziale è immarcescibile ed ormai fortemente ancorata nella mentalità del popolo kazako. In ogni caso, però, nel valutare la situazione politica complessiva, bisogna tenere conto della storia politica del Paese e delle abitudini politiche locali, fortemente radicate in un mondo di origine nomade come quello delle steppe eurasiatiche. Molto probabilmente la democratizzazione del Kazakhstan ripartirà soltanto grazie ad una nuova generazione di politici, capaci di completare la transazione avendo sperimentato scenari politici internazionali diversi rispetto a quello sovietico”.
Secondo dati ufficiali forniti dal Ministero degli Esteri kazako, su 17 milioni di abitanti, al 70% musulmani, circa il 26% è costituito da cristiani, l’1% dei quali è di fede cattolica.
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AFRICA/GHANA - Nomina dell’Arcivescovo di Accra

Agencia FIDES - 3 January, 2019 - 01:30
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco il 2 gennaio 2019 ha nominato Arcivescovo metropolita di Accra , S.E. Mons. John Bonaventure Kwofie, C.S.Sp., finora Vescovo di Sekondi-Takoradi.
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ASIA/BANGLADESH - Dai cattolici un appello al governo: sviluppo, dignità, diritti

Agencia FIDES - 2 January, 2019 - 06:30
Dacca - Compito del nuovo governo, guidato dal Primo ministro Sheikh Hasina, che ha vinto le recenti elezioni leislative ottenendo il 90% dei seggi in Parlamento, "è concentrarsi sullo sviluppo della popolazione, garantendo dignità e diritti per tutti": lo dice all'Agenzia Fides James Noren, attivista cattolico bengalese per i diritti umani. "Speriamo che il nuovo governo sosterrà i diritti costituzionali, che sono stabiliti per proteggere tutti i cittadini, operando per garantire l'istruzione, l'assistenza sanitaria, l'alloggio, l'occupazione e le infrastrutture", afferma Noren.
Secono l'attivista, "urge fare di più nel paese per i diritti umani, la libertà di parola, l'emancipazione dei poveri e delle donne, la sicurezza dei cittadini e l'armonia religiosa e sociale".
Le elezioni nazionali si sono svolte il 30 e il 31 dicembre e, secondo i risultati ufficiali, ha trionfato la leader Sheikh Hasina, che è al potere dal 2009 ed è al suo terzo mandato. La Awami League e i suoi alleati hanno ottenuto 288 seggi su 300 seggi, mentre l'alleanza di opposizione guidata dal Partito Nazionalista del Bangladesh ha ottenuto sette seggi. Il Parlamento del Bangladesh ha in totale 350 seggi, 50 dei quali sono riservati alle donne e assegnati in proporzione al voto complessivo.
L'opposizione ha contestato il voto, segnalando intimidazioni agli elettori e irregolarità, mentre 18 persone sono morte in relazione alla violenza elettorale, in scontri tra sostenitori del partito al potere e dell'opposizione. Nonostante tali lamentele, la Commissione elettorale ha convalidato il voto.
Hasina è figlia di Sheikh Mujibur Rahman fu Primo ministro del Bangladesh dopo l'indipendenza, assassinato in un colpo di stato nel 1975. Negli ultimi trent'anni, la donna si è alternata al potere con la sua principale rivale, la leader del BNP ed ex Primo ministro Khaleda Zia, 73 anni. Khaleda è stata incarcerata a febbraio per corruzione, con il divieto di candidarsi alle elezioni.
"Speriamo che le persone nel governo lavorino insieme per il bene comune delle persone, ponendo fine alla povertà cronica e alla disuguaglianza sociale ed economica", rileva a Fides p. David Bipul Das, parroco cattolico della diocesi di Barisal. "La gente nutre grandi speranze: il popolo desidera che il governo, il settore privato, i gruppi della società civile mettano da parte le differenze di opinioni e cooperino per lo sviluppo di tutti", conclude.
La comunità cattolica in Bangladesh conta circa 350.000 fedeli. Nel complesso ci sono circa 500.000 cristiani di diverse confessioni, in un paese con una popolazione di circa 160 milioni di abitanti, al 90% musulmani.
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ASIA/INDONESIA - Forte impegno della comunità cattolica per le vittime dello tsunami

Agencia FIDES - 2 January, 2019 - 04:15
Bogor - Nonostante le difficoltà, è in corso un immenso sforzo umanitario della comunità cattolica in Indonesia per assistere i sopravvissuti allo tsunami del 22 dicembre. L'onda anomala , provocata dall'eruzione di un vulcano sottomarino, si è abbattuta sulle coste delle isola indonesiane di Giava e Sumatra, nello stretto di Sunda, uccidendo almeno 437 persone, facendo circa 14mila feriti e oltre 33.000 sfollati nei villaggi costieri.
Come riferito all'Agenzia Fides, nel distretto di Pandanglang, nella provincia di Banten, le Suore Francescane di Sukabumi che gestisono l'ospedale cattolico di Misi Lebak hanno organizzato una missione umanitaria nell'area colpita.
Attività di primo soccroso sono in atto nei tre centri di crisi istituiti dall'Ospedale Misi Lebak in collaborazione con l'Associazione cattolica di servizi sanitari "Perdhaki", mentre sono attivi in loco alcuni gruppi umanitari cattolici come l'agenzia umanitaria dell'Arcidiocesi di Giacarta, i volontari dalla Chiesa di Maria Immacolata a Rangkasbitung e della parrocchia di Cristo Re Serang, entrambi nella provincia di Banten.
Mons. Paskalis Bruno Syukur OFM, Vescovo di Bogor, in cui si trova il distretto di Pandeglang, il più colpito, ha fortemente sostenuto questa iniziativa umanitaria, suggerita dall'Ospedale Misi Lebak e dai suoi partner con sede a Giacarta, che garantiscono il sostegno logistico.
"Curiamo tre tipi di servizi per la popolazione nel distretto di Pandenglang: assistenza medica per i feriti, servizio mensa e guarigione da traumi", dice a Fides suor Atanasia SFS, vicedirettore dell'Ospedale Misi Lebak. "La nostra principale preoccupazione è raggiugnere aree in cui mancano ancora aiuti umanitari", prosegue la religiosa.
"Mi unisco a papa Francesco nel lanciare un appello urgente affinché a questi fratelli e sorelle non manchino la nostra solidarietà e il sostegno della comunità internazionale", ha scritto nel messaggio inviato a Fides il Cardinale birmano Charles Maung Bo, neo presidente della Federazione delle Conferenze Episcopali dell'Asia . "Invito tutti a unirsi nella preghiera per le vittime e per i loro cari e d esprimere vicinanza spirituale a quanti sono colpiti dalla tragedia, implorando la consolazione di Dio nella loro sofferenza", scrive il Cardinale, esortando ad "alleviare tangibilmente le sofferenze dei nostri fratelli e sorelle indonesiani".
Lo tsunami che ha colpito Pandeglang e alcune zone nel Sud di Sumatra ha distrutto vite umane, barche da pesca, luoghi turistici nelle località balneari di Anyer e Carita. Il bilancio delle vittime, rilasciato all'inizio del 2019, stima 437 morti, 14.059 feriti, 16 dispersi e 33.721 sfollati. Secondo la National Mitigation and Disaster Management Agency , il bilancio delle vittime " è ancora in aumento".
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AFRICA/SENEGAL - L’immigrazione è un fenomeno che colpisce duramente l’Africa

Agencia FIDES - 28 December, 2018 - 05:03
Dakar - L’immigrazione è un fenomeno che colpisce duramente l’Africa. Il continente non è solo un territorio di passaggio dei migranti verso l’Europa e il Nord America, ma è esso stesso terra di migrazione. A confermarlo, le statistiche dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Nel 2017, a livello mondiale, 258 milioni di persone hanno lasciato il proprio Paese per cercare migliori condizioni di vita altrove, ma solo il 35% ha viaggiato in direzione Sud-Nord. In Africa, 19,4 milioni di africani sono emigrati all’interno del loro continente.
"Il fenomeno della migrazione interna al continente africano è poco conosciuto - spiega Fabrizio Cavalletti del desk Africa della Caritas Italiana -. Si tratta di un fenomeno complesso all’interno del quale troviamo persone che fuggono dai loro Paesi per motivi politici, guerre, violenze, ma anche perché cercano maggiore sicurezza economica. Senza dimenticare che, ormai, assistiamo anche a un flusso di ritorno di africani che, dopo aver cercato fortuna in Europa e non essere riusciti a integrarsi, provano a rifarsi una vita nel proprio Paese o in quelli vicini".
Per rispondere a queste esigenze, l’Arcidiocesi di Dakar e la Caritas Senegal hanno dato vita nel 1995 al Point d’Accueil pour Réfugiés et Immigrés , un centro di orientamento per le decine di migranti presenti sul territorio senegalese. Negli anni il progetto ha trovato il sostegno di alcune Caritas europee, tra le quali quella italiana. "Questa iniziativa - continua Fabrizio Cavalletti - non è stata voluta dalla Chiesa cattolica o da istituzioni europee, ma è nata per iniziativa della Chiesa locale, per rispondere a un tema sempre più avvertito in Senegal. Va ricordato che l’Africa occidentale è la meta del 79% dei migranti africani che si spostano nel loro continente".
"Pari" è un punto di snodo di una rete complessa. Nella struttura i migranti sono accolti da operatori nazionali e internazionali che ascoltano le loro storie e, a seconda delle loro esigenze, li indirizzano in altri centri gestiti da organizzazioni statali o internazionali. Ed è in questi centri che trovano cibo, vestiti, cure mediche. "In 23 anni sono stati assistiti 26mila migranti, provenienti da 35 nazioni - continua Cavalletti -. La maggior parte di loro ha meno di 30 anni. Molte anche le ragazze, alcune con figli. Ogni persona ha una storia e condizioni fisiche diverse. C’è chi passa dal Senegal per andare in Europa e chi si trasferisce dai Paesi vicini per cercare migliori condizioni di vita oppure senegalesi che vengono dalle campagne per trovare lavoro. Queste persone, in generale, sono in buone condizioni fisiche. Ma ci sono anche uomini e donne che rientrano da lunghi viaggi attraverso la Libia e il Niger e sono provati sia dal punto di vista fisico sia da quello psicologico".
La Caritas Senegal, oltre alle attività di orientamento, ha dato vita a piccoli progetti in campo agricolo, commerciale e dell’allevamento, per offrire ai migranti opportunità di lavoro. "I progetti - conclude Cavalletti - intendono offrire un’opportunità a chi rimane in Senegal. Ma sempre più spesso anche chi passa dal Paese per andare a Nord ha bisogno di lavorare per non rischiare di finire nelle maglie dei traffici illegali. Questi progetti offrono un’opportunità anche a loro. Queste iniziative sono un primo, parziale, tentativo di dare una risposta al fenomeno epocale delle migrazioni. Ed è importante che la solidarietà sia nata da africani verso altri africani".
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ASIA/INDIA - Dieci anni di violenza di massa non potevano fermare dieci anni di formazione sacerdotale

Agencia FIDES - 28 December, 2018 - 04:43
Kandhamal – Quattro sopravvissuti alla peggiore violenza anticristiana verificatasi nell'India moderna dieci anni fa, a Kandhamal, sono stati ordinati sacerdoti Cappuccini ieri, 27 dicembre. Il Seminario minore Arundaya dei frati Cappuccini, che per due volte venne attaccato e distrutto, nel 2007 e nel 2008, ha visto quattro nuovi sacerdoti: Rahul Bastaray, George Patmajhi, Anand Pradhan e Amar Kumar Singh.
Secondo le informazioni inviate all’Agenzia Fides, circa 1500 persone, 47 sacerdoti e 20 suore, si sono riuniti per la solenne liturgia di ordinazione che si è svolta nella parrocchia di Mary Matha, a Simonbadi, nel distretto di Kandhamal, nella giurisdizione dell'arcidiocesi di Cuttack-Bhubaneswar, nello stato di Odisha.
“Più di mille anni dopo Abramo, gli ebrei vivevano come schiavi in Egitto. Mosè condusse gli ebrei fuori dalla schiavitù egiziana, li condusse nella Terra Santa che Dio aveva promesso loro. È stata una chiamata di Dio impegnativa per Mosè” ha affermato nella sua omelia Mons. Sarat Chandra Nayak, Vescovo di Berhampur. Dio sapeva molto bene che se un essere umano non è libero, non è un vero essere umano.
La costituzione dell'India ci consente di scegliere qualsiasi religione da praticare, ma in alcuni stati dell'India esiste una legge anti-conversione. Dio ha scelto voi come Mosè per essere fedeli, responsabili nel guidare la gente, ha aggiunto il Presule. Abbiamo perso tutto a causa della violenza di massa del 2007-2008, ma non la nostra fede in Gesù Cristo, perché Dio ha preferito vivere tra noi, come abbiamo celebrato a Natale, il 25 dicembre, ha continuato il Vescovo.
“Dieci anni di violenza di massa non hanno potuto fermare dieci anni di formazione sacerdotale”, ha detto Ananda Pradhan, neo-ordinato sacerdote, una delle vittime della violenza anticristiana a Kandhamal del 2007-2008. Ci siamo rifugiati nella foresta al tempo della violenza. I nostri studi in seminario sono stati ostacolati, ma Dio ci ha costantemente guidato e protetto da ogni pericolo per lavorare per il suo Regno" ha affermato Pradhan.
Gli aggressori hanno dato alle fiamme l'Arunadayo Ashram, il Seminario minore, durante il primo attacco, nel 2007, iniziato nel periodo natalizio a Bamunigam. Ventiquattro seminaristi hanno dovuto fuggire nella foresta per salvarsi la vita dagli estremisti indù. Dovevano lasciare il Seminario. Sono tornati dopo aver ristrutturato le case nel mese di giugno 2008, per continuare la formazione sacerdotale.
La violenza anticristiana riprese nel 2008, nel mese di agosto. Gli estremisti indù hanno di nuovo bruciato, distrutto e saccheggiato il Seminario. Venti seminaristi si dovettero recare nel villaggio vicino e rimanere per due settimane con i cristiani, per condividere il dolore e l'agonia della gente.
“La gente di Kandhamal è povera di ricchezze ma è ricca di fede in Gesù Cristo. Sono un esempio per il mondo moderno" ha detto Melchior Kata, Ministro provinciale dei cappuccini della provincia di Mary Matha, Andhra, Telengan e Odisha, che era presente all’ordinazione.
La madre di padre Pradhan, Kristina, ha espresso gratitudine a Dio per l'ordinazione di suo figlio: "Quando Dio è con noi, chi può essere contro di noi" ha detto in lacrime, ricordando l'inumana persecuzione del 2007-2008.
I quattro novelli sacerdoti sono entrati nel seminario minore dei Cappuccini nel 2006, dopo aver completato il liceo. Hanno fatto il loro primo noviziato nella città di Kattapana, nel distretto di Idukki nel Kerala, nel sud dell'India. Gli studi di filosofia e teologia li hanno fatti in Andhra Pradesh. Hanno preso i voti definitivi nell'ordine nel 2017.
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AMERICA/COLOMBIA - In un clima generalizzato di paura, sacerdote minacciato di morte da un gruppo armato

Agencia FIDES - 28 December, 2018 - 02:51
Santa Rosa de Osos - Il parroco della località rurale di Cuturú è stato minacciato di morte per essersi rifiutato di pagare tangenti a uno dei gruppi armati attivi nella zona, il Vescovo ha quindi deciso di trasferirlo temporaneamente, per motivi di sicurezza. L'Agenzia Fides lo apprende dal comunicato pervenutole dalla stessa diocesi. Mons. Jorge Alberto Ossa, Vescovo di Santa Rosa de Osos, afferma nel testo che “la Chiesa cattolica diocesana non consegnerà mai denaro a nessun gruppo fuorilegge promotore di violenza. Farlo sarebbe legittimare azioni che sono in radicale contraddizione con il Vangelo di Nostro Signore".
"Purtroppo - continua il comunicato - Cuturú resterà senza il suo pastore fino a quando non si verificheranno le garanzie del rispetto della sua vita. Non vogliamo un altro morto tra tanti altri innocenti che sono stati preda dell'irrazionalità che invade gli uomini quando manca loro Dio nel cuore". La missiva descrive la situazione che vivono le comunità della regione nord-nordest del dipartimento di Antioquia, soggette a minacce, ad estorsioni e ad assassinii da parte di diversi gruppi criminali. Gli abitanti del Bajo Cauca sono "asfissiati dalla paura, dal dolore e soprattutto dall'impotenza, perché non si sentono accompagnati e difesi dalle istituzioni, che sembrano essersi abituate a questo modo di agire della delinquenza".
Mons. Ossa ricorda che la vita è sacra, dal concepimento alla morte naturale, ed "é possibile renderla degna e riqualificarla solo con i valori evangelici e l'investimento sociale dello Stato e del settore privato". Senza questi elementi, assicura il Presule, "saranno sterili ed inutili tutte le iniziative di ricerca della pace". Il Vescovo di Santa Rosa de Osos conclude con l'augurio che l’attuale tempo natalizio che stiamo vivendo sia propizio affinché "ognuno riviva dentro di sé la nascita di Dio", e che Lui "trasformi in vita piena tanto dolore e morte."
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EUROPA/GERMANIA - Al via la campagna 2019 dei Cantori della Stella: “Insieme accanto ai bambini diversamente abili”

Agencia FIDES - 28 December, 2018 - 02:02
Aachen - Più di 2.600 “Cantori della Stella” dell’Infanzia Missionaria tedesca partecipano oggi, venerdì 28 dicembre, ad Altötting all’inaugurazione ufficiale della loro 61ma Campagna annuale, che per il 2019 ha come motto: “Portare la benedizione, essere benedizione. Insieme accanto ai bambini diversamente abili, in Perù e in tutto il mondo”.
Indossando i vestiti dei Re Magi, con la stella cometa ed i loro canti, nei giorni precedenti all’Epifania i “Cantori della Stella” bussano alle porte delle case tedesche. Circa 300mila bambini delle parrocchie cattoliche della Germania porteranno la benedizione “C+M+B” alle famiglie, raccogliendo offerte per i loro coetanei che soffrono in tutto il mondo.
Nella cornice della loro 61ma campagna quest’anno i cantori della Stella dell’Infanzia missionaria tedesca delle 27 diocesi del paese danno una particolare attenzione ai bambini con un handicap. “Questo è particolarmente importante perché è una triste realtà, in molti paesi del mondo i bambini con un handicap vengono nascosti dalle loro famiglie e non ricevono nessuna assistenza medica, sociale o psicologica” sottolinea mons. Klaus Krämer, Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionaria e dell’Infanzia Missionaria tedesca. “E’ importante combattere le paure e i pregiudizi verso l’ignoto nelle società, affinchè questi bambini possano sviluppare i loro talenti. I Cantori della Stella con la loro Campagna attuale vogliono contribuire a tale impegno”.
La raccolta annuale dei “Cantori della Stella” tedeschi, inaugurata nel 1959, è diventata la più grande iniziativa di solidarietà in tutto il mondo realizzata da bambini che si impegnano per aiutare i loro coetanei più bisognosi. Da allora, sono stati raccolti più di un miliardo di Euro, e con tali fondi sono stati realizzati più di 71.700 progetti a favore dei bambini in Africa, America Latina, Asia, Oceania e Europa dell’est.
La campagna annuale si realizza soprattutto nelle regioni di lingua tedesca e in vari Paesi europei come Austria, Svizzera, Italia , Slovenia, Ungheria e Slovacchia, uniti nella rete europea dei Cantori della stella. Alcuni gruppi di Cantori della Stella provenienti da Austria, Svizzera, Alto Adige, Ungheria, Romania e Slovacchia parteciperanno alla Messa presieduta da Papa Francesco nella Basilica di San Pietro, il 1° gennaio. Dal 4 dicembre 2015 la tradizionale iniziativa missionaria dei “Cantori della Stella” fa parte del patrimonio culturale immateriale dell’Unesco . .

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OCEANIA/WALLIS ET FUTUNA - Dimissioni del Vescovo di Wallis et Futuna e nomina del successore

Agencia FIDES - 28 December, 2018 - 01:43
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco il 24 dicembre 2018 ha accettato la rinuncia al governo pastorale di Wallis et Futuna , presentata da Sua Ecc. Mons. Ghislain de Rasilly, S.M., e ha nominato Vescovo della medesima sede, il P. Susitino Sionepoe, S.M., già Vicario orovinciale della Società di Maria per l’Oceania.
Il Rev. P. Susitino Sionepoe, S.M., è nato il 4 gennaio 1965 a Vaitupu in Wallis Island, diocesi di Wallis et Futuna. Dal 1982 al 1984 ha partecipato al Foyer Vocationnel della Comunità dei Maristi di Finetomai in Wallis, completando la scuola secondaria a Paita, in Nuova Caledonia . Entrato nella Congregazione dei Padri Maristi, ha seguito gli studi filosofici nel Pacific Regional Seminary di Suva, in Fiji . Dal 1987 al 1988 ha svolto il servizio nella Marina Militare a Pointe Chaleix Nouméa. Dopodiché ha ripreso gli studi teologici nel Pacific Regional Seminary , interrotti per un anno pastorale a Pouébo, in Nuova Caledonia . Nel 1992 ha completato il “secondo noviziato” a Sydney, in Australia. Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 28 novembre 1993 nella Diocesi di Wallis et Futuna.
Dopo l’ordinazione ha ricoperto i seguenti incarichi: Vicario parrocchiale a Nuku’alofa, Diocesi di Tonga e Niue ; Vicario parrocchiale a Houma, Diocesi di Tonga e Niue ; Servizio parrocchiale nella Comunità del Nord, Pouébo, Nuova Caledonia ; Servizio parrocchiale nella Comunità del Nord, Koumac, Nuova Caledonia ; Année de Formation aux Ministères all’Università Cattolica di Parigi, con 6 settimane di corso “Marist Renewal” a Lyon e a Roma ; Servizio parrocchiale nella Comunità del Sud e nella Comunità Marista a Mont Dore-Saint Louis, Nuova Caledonia ; Vicario Provinciale di Suva, in Fiji, e Superiore Religioso dei Maristi di Wallis et Futuna ; Corso di rinnovamento Spirituality and Lifestyle a Sydney, in Australia ; Corso di rinnovamento al Marymount a Sydney, in Australia ; dal 2018: Ministero pastorale in Parrocchia con la Comunità dei PP. Maristi di Yalé, in Nuova Caledonia.
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ASIA/VIETNAM - Creazione della diocesi di Hà Tĩnh e nomina del primo Vescovo

Agencia FIDES - 28 December, 2018 - 01:33
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco il 22 dicembre 2018 ha creato la nuova diocesi di Hà Tĩnh con dismembramento della diocesi di Vinh, rendendola suffraganea della sede metropolitana di Hà Nôi, e ha nominato primo Vescovo di Hà Tĩnh, Sua Ecc. Mons. Paul Nguyên Thái Hop, O.P., finora Vescovo di Vinh.
La nuova Diocesi di Hà Tĩnh si situa nella regione nord del paese, comprende due province civili, Hà Tĩnh e Quảng Bình. La nuova circoscrizione ecclesiastica è dedicata a Maria Santissima Madre di Dio. L’Episcopio e la Cattedrale sono situati a Van Hanh, nella provincia di Hà Tĩnh. La diocesi è suffraganea della provincia ecclesiastica di Hà Nôi.

Link correlati :I dati statistici relativi alla nuova diocesi
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ASIA/VIETNAM - Nomina del Vescovo di Vinh

Agencia FIDES - 28 December, 2018 - 01:32
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco il 22 dicembre 2018 ha nominato
Vescovo di Vinh Sua Ecc. Mons. Alphonse Nguyên Huu Long, P.S.S., finora Ausiliare di Hung Hoá.
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ASIA/TERRA SANTA - A Betlemme aumentano i pellegrini. Una “App” regolerà i flussi

Agencia FIDES - 22 December, 2018 - 06:09
Betlemme – L'aumento consistente di pellegrinaggi cristiani registrato negli ultimi anni in Terra Santa riguarda anche Betlemme, la città dove è natoGesù, soprattutto in occasione delle celebrazioni per il Natale. Il fenomeno sta assumendo dimensioni tali che le autorità palestinesi, di concerto con le comunità ecclesiali, stanno lavorando al progetto di un'applicazione per regolare i flussi e evitare lunghe attese per l'ingresso dei pellegrini nella Basilica della Natività.
Nel momenti di maggior affollamento – riferisce l'Orient-Le Jour, citando lanci di agenzie internazionali - i pellegrini a volte devono attendere ore prima di poter inginocchiarsi nella cappella dove una stella d'argento segna il punto in cui, secondo la tradizione, la Vergine Maria ha dato alla luce il Bambino Gesù.
L'applicazione consentirà a turisti e pellegrini di prenotare una fascia oraria per la loro visita. Il ricorso a tale dispositivo digitale non è ancora possibile per le celebrazioni natalizie ormai alle porte, ma l'applicazione dovrebbe diventare operativa nei primi mesi del 2019, con il consenso delle tre Chiese - armena apostolica, greco-ortodossa e cattolica - che condividono la gestione della Basilica. .
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