Noticias

ASIA/PAKISTAN - La Dichiarazione di Islamabad: "un passo per sconfiggere l'estremismo"

Agencia FIDES - 8 January, 2019 - 05:51
Faisalabad - "La Dichiarazione di Islamabad è un passo nella giusta direzione. Dobbiamo svilupparla per migliorare l'immagine del paese. Questa è la via da seguire: governo e opposizione devono collaborare per legiferare su buone politiche, mentre società civile, comunità religiose e tutta la cittadinanza devono lavorare insieme per il progresso sociale, civile e culturale del nostro paese": lo dichiara al'Agenzia Fides p. Bonnie Mendes, esperto, sacerdote cattolico pakistano di Faisalabad, ex coordinatore regionale di Caritas Asia, commentando la pubblicazione della "Dichiarazione di Islamabad", in cui oltre 500 leader religiosi musulmani condannano pubblicamente il terrorismo, le violenze commesse in nome della religione e le fatwa diffusi da ulema radicali.
La dichiarazione è stata firmata a Islamabad, capitale del Pakistan, durante un raduno organizzato dal Consiglio Ulema del Pakistan . L'iniziativa, secondo gli osservatori, rappresenta una svolta soprattutto nell'atteggiamento verso le minoranze religiose e le sette islamiche gli "Ahmadi". La Dichiarazione riconosce, infatti che il Pakistan è un paese multietnico e multireligioso, e nota che "è responsabilità del governo assicurare la protezione della vita dei cittadini non musulmani in Pakistan".
Tra i contenuti principali, si condannano gli omicidi commessi "con il pretesto del credo religioso", osservando che questo "è contrario agli insegnamenti dell'Islam" e si afferma che "nessuna setta islamica deve essere dichiarata infedele", notando che tutti i cittadini, qualunque sia la loro religione o setta, "hanno il diritto costituzionale di vivere nel paese seguendo le loro norme culturali e religiose". Proseguendo nello stabilire i principi della libertà religiosa, il testo sancisce il diritto per i gruppi religiosi di organizzarsi autonomamente e chiede alle autorità civili di mettere al bando "qualsiasi materiale che inciti all'odio religioso" e punire chiunque minacci "i luoghi sacri dei non musulmani", attuando "il piano d'azione nazionale contro l'estremismo".
I religiosi proclamano il 2019 come "Anno per annientare il terrorismo, l'estremismo e la violenza settaria dal Pakistan", ribadendo che "i cittadini non musulmani devono godere degli stessi diritti di tutti gli altri".
Sabir Michael, un attivista per i diritti umani e delle minoranze, parlando a Fides dichiara: "Apprezziamo e riconosciamo lo sforzo del Consiglio Ulema del Pakistan per fermare l'estremismo e contribuire alla tolleranza, alla pace, alla giustizia e all'uguaglianza nella società. Occorre promuovere e diffondere questo messaggio alle comunità. In passato solenni dichiarazioni come questa non hanno molto successo, ora il governo e le comunità religiose devono lavorare insieme in questa direzione: non perdiamo la speranza per il bene del paese".
Categories: , Noticias

ASIA/IRAQ - Polemiche su vendite e demolizioni di chiese. La risposta del Patriarcato caldeo

Agencia FIDES - 8 January, 2019 - 05:47
Baghdad – Le notizie sulla vendita di due chiese a Baghdad stanno alimentando polemiche che coinvolgono le comunità cristiane locali, facendo emergere anche contrasti tra gerarchie ecclesiali e cristiani impegnati in politica. Dopo le manifestazioni di protesta organizzate contro un progetto di ristrutturazione urbana che implicherebbe anche l'abbattimento della chiesa caldea dedicata alla Divina Sapienza, nel quartiere di Adhamiya , un nuovo caso controverso riguarda la ventilata vendita e successiva demolizione che minaccerebbe una chiesa siro-cattolica nella parte centrale di Baghdad, nei pressi del mercato Al Shorjh. Secondo notizie apparse anche sul website ankawa.com, l'edificio di culto sarebbe in procinto di essere venduto e demolito per fare posto ad un'area commerciale. Sulla base di queste indiscrezioni, il parlamentare cristiano Immanuel Khoshaba ha annunciato che lui e i suoi colleghi titolari dei 5 seggi parlamentari riservati ai cristiani, sono determinati a chiedere e avviare una Indagine parlamentare sulla vendita di chiese e proprietà cristiane sia a Baghdad che nelle altre aree del Paese.
Il politico cristiano chiama in causa il dipartimento per le dotazioni religiose che si occupa delle proprietà appartenenti ai gruppi religiosi minoritari, visto che le compravendite di tali proprietà possono avvenire solo con l'autorizzazione di tale istituzione governativa.
L'ex parlamentare cristiano Joseph Saliwa è intervenuto sulla questione usando toni duri, e accusando il Waqf e le gerarchie ecclesiastiche di essere coinvolte nella vendita di proprietà che hanno generato guadagni di cui è rimasta ignota la destinazione finale. Una nota diffusa dal Patriarcato caldeo ha risposto alle affermazioni denigratorie lanciate da Saliwa: in tale messaggio, si definiscono “vergognose” le accuse di comportamento mafioso rivolte anche a ecclesiastici impegnati nell'aiuto ai rifugiati, annunciando azioni legali contro l'ex parlamentare iracheno. .
Categories: , Noticias

AFRICA/CONGO RD - “Non irritate il popolo, proclamate la verità delle urne” avvertono i Vescovi

Agencia FIDES - 8 January, 2019 - 05:09
Kinshasa - “Sono le irregolarità ad irritare la popolazione, e la più grave, che potrebbe portare il popolo congolese alla sollevazione, sarebbe quella di pubblicare i risultati, per quanto provvisori, che non siano conformi alla verità delle urne. Se ci sarà una rivolta della popolazione, la responsabilità sarà della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente ” ha avvertito Sua Ecc. Mons. Marcel Utembi Tapa, Arcivescovo di Kisangani e Presidente della CENCO , nel rispondere alle critiche mosse al rapporto preliminare della Missione di Osservazione Elettorale promossa dalla Commissione Episcopale Giustizia e Pace, sulle elezioni presidenziali e politiche tenutesi il 30 dicembre 2018.
“Il contenuto di questo rapporto è stato oggetto di critiche e di divergenze d’opinione” afferma la CENCO. “Alcune persone di cattiva fede lo hanno utilizzato per screditare, lanciare insulti nei confronti dei Vescovi della CENCO e il suo Segretario Generale, don Donatien Nshole. Altri, per contro, lo hanno trovato inoffensivo e molto rassicurante per la popolazione”.
Il rapporto degli osservatori di “Giustizia e Pace” è stato presentato il 3 gennaio. Il testo afferma: “la MOE-JPC/CENCO ha constatato che i dati in suo possesso, ottenuti a partire dai verbali emessi dai seggi elettorali, rivelano in modo chiaro la scelta di un candidato come Presidente della Repubblica. A tal fine, spetta alla CENI, in quanto istituzione di appoggio alla democrazia, pubblicare, con tutta responsabilità, i risultati elettorali nel rispetto della verità e della giustizia”.
Il Presidente della CENI, Corneille Nangaa, ha scritto ai Vescovi chiedendo una smentita formale “per aver dato delle tendenze e dei risultati provvisori prima della pubblicazione della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente”.
“Non si può smentire quello che è vero. La verità è quella” gli ha risposto Mons. Utembi Tapa.
Il Presidente della CENCO ha ribadito che l’unico desiderio della Chiesa è quello di vedere una Repubblica Democratica del Congo veramente democratica. “La CENCO è presente nel processo di democratizzazione del Paese. La sua partecipazione alle elezioni con osservatori preparati deriva dal suo compito di accompagnare il Paese verso la piena attuazione dell’ideale democratico” ha concluso Mons.Utembi.


Categories: , Noticias

AMERICA/NICARAGUA - L’11 gennaio riunione dell’OEA sulla crisi in Nicaragua

Agencia FIDES - 8 January, 2019 - 04:33
Managua – Il Cardinale Leopoldo Brenes, Arcivescovo di Managua e presidente della Conferenza episcopale del Nicaragua , dopo la Messa di domenica scorsa, 6 gennaio, ha affermato che bisognerà analizzare e realizzare anche i cambiamenti necessari all’interno del paese, secondo le osservazioni che verranno dalla prossima riunione del Consiglio permanente dell'Organizzazione degli Stati Americani .
Venerdì prossimo, 11 gennaio, il Consiglio permanente della OEA si incontrerà infatti a Washington per discutere della crisi del Nicaragua, su richiesta del Segretario generale dell'organizzazione, Luis Almagro: la riunione è motivata dalla difficile situazione anti democratica che vive il paese, secondo quanto informa la nota inviata a Fides da una fonte locale.
Nelle sedute precedenti del Consiglio permanente della OEA, il governo del Nicaragua è stato chiamato a ristabilire il Dialogo Nazionale e ad investigare imparzialmente sugli atti di violenza e sui decessi che si sono verificati durante le proteste antigovernative. Nelle stesse circostanze è stato anche condannato l'uso eccessivo della forza da parte della polizia nazionale, che ha portato a violazioni dei diritti umani, denunciati dai movimenti e dalla Chiesa cattolica.

Categories: , Noticias

AFRICA/SUD SUDAN - Un missionario racconta: “padre, perché Dio mi ha fatto nascere in Sud Sudan?”

Agencia FIDES - 8 January, 2019 - 04:18
Juba – “Sono arrivato in Sud Sudan a Juba a gennaio del 2015, dove abbiamo l’unica casa dei Frati Minori del paese. All’inizio eravamo 5 frati, due dall’Italia, uno dalla Slovacchia, dall'Australia e dagli Stati Uniti. Insieme gestiamo una parrocchia abbastanza grande, che comprende villaggi distanti fino a 75 km dalla capitale”. Inizia così il racconto di padre Federico Gandolfi, missionario dei Frati Minori da Juba.
Nel suo intervento a Fides, "Abuna Federico" parlando della precarietà del Paese dice: “qui manca quasi tutto, i bisogni non sono numerabili, ovunque ci sono cose da fare e gente da servire. Milioni di persone sono chiuse nei campi profughi a causa della guerra civile che dal 2013 divide il paese. Uno di questi campi, che ospita più di 20 mila persone, si trova all’interno del territorio della nostra parrocchia. Noi frati andiamo ogni settimana per dare ogni tipo di sostegno che le nostre piccole forze ci permettono. Qui le condizioni di vita sono ancora peggiori, continua p. Federico, ma troviamo persone capaci di una resilienza incredibile anche se sono molto evidenti gli effetti dei loro gravi trauma psicologi. Al campo profughi siamo spesso chiamati per l’unzione degli infermi. Ricordo bene quella di una ragazzina di circa 9 anni. Era adagiata su una coperta logora e sporca, le si vedevano tutte le ossa, e la testa, capelli molto radi, sembrava enorme, troppo grande per essere sollevata. Due occhi da cerbiatta che mi hanno guardato mentre pregavo su di lei insieme ai catechisti e alla famiglia. In quel momento speravo che il Signore la chiamasse a sé prima possibile. La settimana dopo quando sono andato dalla famiglia la bambina era in piedi che correva in gran forma... se sia un miracolo non lo so, ma la fede di questa gente è certamente capace di smuovere il paradiso”.
“Tra le nostre attività ci impegniamo ad offrire uno spazio aperto, sereno, non violento dove chi viene da noi abbia la possibilità di trovare un angolo di serenità all’interno di una vita così difficile. Il dramma più grosso di queste persone è la mancanza di futuro, purtroppo non ci sono molte speranze e questa situazione sta lentamente fermando una nuova generazione di giovani che darebbero qualsiasi cosa per poter lasciare il paese ma che sono troppo poveri per diventare profughi e migranti. Qualcuno mi ha anche chiesto: ‘padre, che cosa ho fatto a Dio perché mi ha fatto nascere in Sud Sudan?’ Domanda alla quale non c’è risposta".
Nella missione ai più piccoli i frati offrono anche un servizio di primo soccorso. “I bambini – racconta p Federico - corrono tutto il giorno e si fanno male facilmente. Purtroppo, la mancanza di igiene trasforma le piccole ferite in casi gravi. Una volta alla settimana assisto anche i bambini di strada per curare loro ferite a volte veramente grosse che necessiterebbero di interventi medici e ospedalieri, servizi che non sempre ci sono”, conclude il missionario.

Categories: , Noticias

AMERICA/BOLIVIA - Sacerdote accoltellato dai ladri entrati in parrocchia

Agencia FIDES - 8 January, 2019 - 03:58
Trinidad – Don Adam Bravo Mendoza, sacerdote diocesano di 78 anni, parroco della parrocchia La Santa Cruz della città di Trinidad, nel Vicariato apostolico del Beni in Bolivia, è stato accoltellato da alcuni malviventi che hanno cercato di rubare le elemosine raccolte durante le messe domenicali, secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides.
"Il sacerdote è stato ferito con un coltello da tre persone entrate nella parrocchia di La Santa Cruz rompendo il vetro della porta principale, che volevano portare via i soldi" ha detto il comandante del Gruppo di supporto civile della polizia , Dixson Escalante.
Don Adam è stato ferito all'addome con un coltello da uno degli assalitori la sera di domenica 6 gennaio, ed è stato ricoverato all'ospedale "Obrero" del Fondo Sanitario di Trinidad, dove è stato sottoposto ad un intervento chirurgico. Il Vescovo del Vicariato di Beni, Mons. Julio María Elías, OFM, dopo essersi recato a fargli visita, ha dichiarato che l'operazione ha avuto successo e ha chiesto preghiere per il rapido recupero di “padre Tory”, come viene chiamato dai fedeli.
"Grazie a Dio l'operazione è andata a buon fine, non ci sono stati danni gravi all'intestino, sembra che non sia stato toccato. Sarà sicuramente un recupero rapido in relazione all'aggressione che ha subito. Chiediamo preghiere per la sua salute, così che al più presto possa tornare nella sua parrocchia" ha detto il Vescovo in un messaggio diffuso attraverso le reti sociali.
La polizia ha catturato un malvivente e sospetta che chi ha ferito il sacerdote sia fuggito. Sembra che il terzo componente del gruppo sia una donna.

Categories: , Noticias

ASIA/CAMBOGIA - La famiglia, segno d'amore per la società: verso il mese missionario straordinario

Agencia FIDES - 8 January, 2019 - 02:51
Phnom Penh - "Durante quest'anno 2019 che cosa faremo per poter vedere cose belle e nuove? Entriamo nell'Anno consacrato alla famiglia e nel giugno del 2019 vivremo un grande raduno diocesano di famiglie. A ottobre ci sarà una "missione speciale", nel Mese missionario straordinario voluto da Papa Francesco, durante il quale rifletteremo su come le nostre famiglie possano essere segni dell'amore di Dio per tutti nella nostra società": lo afferma all'Agenzia Fides il Vescovo Olivier Schmitthaeusler, Vicario apostolico di Phnom Penh, ricordando alcune esperienze vissute dalla sua comunità e proiettando l'opera pastorale nell'anno 2019.
"La vigilia di Natale - scrive nella Lettera pastorale inviata a Fides - abbiamo celebrato alcuni battesimi: che bel segno poter mettere un neonato nella mangiatoia. La famiglia è una comunità e una piccola Chiesa in sé. Siamo chiamati a crescere in famiglia guardando al modello della Sacra Famiglia"
Tra le parole-chiave indicate dal Vescovo nel suo scritto, che descrivono la vita della comunità dei battezzati, vi sono: fedeltà, amore donato e ricevuto, speranza, vita, dignità. Il Vescovo cita "i piccoli orfani abbandonati sul marciapiede, senza famiglia e senza amore che, grazie alle Missionarie della Carità, hanno trovato una casa calda e amorevole. Questa è la nostra Chiesa: una grande famiglia".
D'altro canto, c’è anche la memoria: "Il giorno di Natale, molte comunità hanno radunato gli anziani per condividere la gioia e dare loro un po' di pace e serenità. E’ edificante vedere i giovani servire gli anziani e sedersi un momento per ascoltarli. In questo Anno della famiglia, occorre dare ai nostri anziani un posto importante, in modo che le nostre radici facciano parte della nostra storia e che le generazioni sappiano ascoltarsi e capirsi", rileva.
Non manca un seme e un auspicio di pace. "Musulmani e buddisti - racconta il Vescovo - sono venuti a far visita e ad augurare un felice Natale alla nostra comunità. Natale è un invito alla pace: lasciamo che parta dalle nostre vite e il mondo cambierà sicuramente"
"Durante quest'anno 2019 - auspica il Vicario per la Chiesa locale - diventiamo una comunità aperta e feconda e la gente sarà felice di incontrarci e trovare una grande famiglia amorevole e accogliente".
Categories: , Noticias

ASIA/INDIA - Assemblea dei Vescovi di rito latino su “La gioia del Vangelo”

Agencia FIDES - 7 January, 2019 - 06:08
Chennai – E’ "la gioia del Vangelo" il tema centrale della Assemblea generale della Conferenza episcopale dei Vescovi latini dell'India che si tiene a Chennai, in Tamil Nadu, dall’8 al 14 gennaio 2018. Come riferisce all’Agenzia Fides p. Stephen Alathara, vice Segretario generale della CCBI, “i Vescovi esamineranno programmi dettagliati e piani d'azione per rivitalizzare il ministero dell'evangelizzazione, a partire dai temi della misericordia e della compassione nella Chiesa”.
L'Assemblea inizierà l'8 gennaio, con la solenne Celebrazione eucaristica presieduta dall'Arcivescovo Giambattista Diquattro, Nunzio Apostolico in India e Nepal, mentre il Cardinale Oswald Gracias, Presidente della Conferenza e Arcivescovo di Mumbai, condurrà l'incontro inaugurale.
Tra gli interventi previsti per declinare il tema “La gioia del Vangelo in India”, vi sono quelli dei Vescovi Raphy Manjaly, Thomas Dabre, George Palliparambil, mentre parleranno all’assemblea, tra gli altri, anche p. Rudolf Heredia SJ, p.Nigel Barret, Sr. Nirmala S.J.C.
I Vescovi sono chiamati a pianificare le future attività della CCBI nel campo della pastorale, della catechesi, della liturgia, e toccheranno temi che riguardano la famiglia, i laici, le migrazioni, i giovani, l’ecumenismo, le Pontificie Opere Missionarie. I Vescovi si recheranno in pellegrinaggio alla tomba di San Tommaso apostolo e, durante i lavori, eleggeranno il nuovo Presidente e i nuovi responsabili della Conferenza che, con 132 diocesi e 189 Vescovi, è la più grande Conferenza episcopale in Asia e la quarta più grande al mondo.
Categories: , Noticias

AMERICA/REP.DOMINICANA - Dopo 525 anni la fede deve essere sempre “annunciata con coraggio e vissuta con amore”

Agencia FIDES - 7 January, 2019 - 04:34
Puerto Plata – La preoccupazione per le tante sofferenze del popolo haitiano e il rammarico perché questa popolazione continua a soffrire, insieme al riconoscimento che nella Repubblica Dominicana gli haitiani sono stati accolti dalla Chiesa cattolica “perché sono fratelli che hanno bisogno di sentirsi come in una famiglia”: questi i sentimenti espressi dal Cardinale Gregorio Rosa Chavez, Vescovo ausiliare di San Salvador, nella sua omelia di sabato 5 gennaio a Puerto Plata, a coronamento delle iniziative che hanno ricordato la prima Messa celebrata in America 525 anni fa, il 6 gennaio 1494 .
Il Cardinale, Inviato speciale del Santo Padre Francesco, ha presieduto la celebrazione nel tempio de Las Americas, a Isabela, provincia di Puerto Plata, nella Repubblica Dominicana, insieme alla Conferenza Episcopale Dominicana, alla presenza del Presidente Danilo Medina, della prèmiere dame, Cándida Montilla, di funzionari statali e di migliaia di fedeli.
La cerimonia religiosa è iniziata con il discorso di benvenuto da parte del Vescovo della diocesi di Puerto Plata, Mons. Julio César Corniel Amaro, che ha sottolineato l'importanza storica di questo evento di fede, non solo per la Repubblica Dominicana, ma per tutta l’America latina. Il Cardinale Rosa Chavez, ha salutato i fedeli a nome del Santo Padre e li ha esortati a mantenere sempre la fede cattolica, "ad annunciarla con coraggio e a viverla con amore", come indicato dallo stesso Santo Padre nella lettera con cui lo ha nominato suo Inviato speciale per questa circostanza. La celebrazione ha anche chiuso l'Anno dell'Eucaristia 2018.
Dopo la celebrazione eucaristica, il Cardinale ha tenuto una breve conferenza stampa con gli operatori dei media, durante la quale ha commentato la difficile situazione del Nicaragua, dove ancora non si cerca il bene comune della popolazione e si è iniziato a perseguitare la Chiesa cattolica. La complessa situazione del Venezuela invita tutti a pregare, ha proseguito, e a lavorare all’interno del paese per la comprensione e la tolleranza, al fine di poter raggiungere una vera pace.
Riguardo alle carovane dei migranti centroamericani, ha affermato che tali persone sono spinte dalla miseria e bisogna cambiare molte cose per far sì che ognuno riesca a vedere rispettati i suoi diritti, ora negati, nel proprio paese. Infine il Cardinale Rosa Chavez ha chiesto di impegnarsi a lottare contro la corruzione, forse il male maggiore del continente: "è un cancro che distrugge tutti" ha concluso.

Categories: , Noticias

AFRICA/EGITTO - L'Imam di al Azhar alla “inaugurazione parallela” di Cattedrale e Moschea nella nuova capitale amministrativa

Agencia FIDES - 7 January, 2019 - 04:14
Il Cairo – Anche una delegazione dell'Università sunnita di al Azhar, guidata dal Grande Imam Ahmed al Tayyb, ha preso parte insieme al Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, alla “inaugurazione ufficiale parallela” della nuova Cattedrale copta e della Grande Moschea, appena ultimate nell'area urbana a 45 km dal Cairo destinata a diventare la nuova capitale amministrativa dell'Egitto. Le cerimonie ufficiali di inaugurazione, avvenute domenica 6 gennaio, vigilia del Natale copto, sono state volute dalla leadership politica egiziana come un momento di chiaro valore simbolico per rilanciare l'immagine di un Paese fondato sulla convivenza tra comunità e identità religiose diverse, unite nel comune rifiuto del terrorismo e del settarismo che ne minacciano la stabilità politica e sociale. All'inaugurazione della Grande Moschea hanno preso parte anche il Presidente palestinese Mahmud Abbas e il capo della Lega araba Ahmed Aboul Gheit, mentre la cantante egiziana Angham ha eseguito alcune canzoni esaltando la convivenza tra musulmani e cristiani.
Nelle dichiarazioni rilasciate ai media egiziani in occasione di tale giornata particolare, lo Sheikh al Tayyib ha sottolineato, tra le altre cose, che la maggior parte delle chiese copte sono state costruite dopo che in Egitto si era già diffuso l'islam, e che tale dato storico basta da solo a smentire come gravemente erronee e fuorvianti le fatwa emesse da esponenti islamici che condannano e pretendono di impedire la costruzione di chiese nelle terre abitate da musulmani.
I media egiziani hanno rimarcato come segno di forte suggestione simbolica anche il fatto che nelle cerimonie svolte per l'inaugurazione della Grande Moschea il primo a intervenire sia stato il Patriarca copto ortodosso Tawadros II. In serata, il Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi è intervenuto anche alla veglia del Natale copto, celebrata nella nuova Cattedrale dedicata proprio alla Natività di Gesù. Al Sisi, nel suo intervento, ha riferito che il governo ha messo in programma la costruzione di 14 nuovi centri urbani dove verranno edificate insieme sia chiese che moschee, e ha confessato che non dimenticherà mai le parole “meglio avere una Patria senza chiese che avere chiese senza una Patria”, pronunciata da Papa Tawadros nel 2013, dopo che chiese e scuole cristiane in Egitto erano state devastate dagli attacchi di gruppi islamisti. "Questo è un momento storico e importante - ha detto al Sisi dentro la cattedrale -. ma dobbiamo ancora proteggere l' albero dell'amore che abbiamo piantato qui oggi, perché la sedizione non si arresta mai". .
Categories: , Noticias

AFRICA/R.CENTRAFRICANA - Missionarie Comboniane aggredite e derubate nella loro comunità

Agencia FIDES - 7 January, 2019 - 02:44
Bangui – “Il giorno 5 gennaio 2019, la Comunità Foyer delle Suore missionarie Comboniane, a Bangui, in Centrafrica, è stata attaccata e derubata da una gang di circa 8-9 persone – comunica all’Agenzia Fides la Superiora generale delle missionarie Comboniane, suor Luigia Coccia -. Le Sorelle nella Comunità sono tre. Avevano finito la preghiera dei vespri, alle ore 19 circa, quando sono state aggredite, immobilizzate e minacciate per circa tre ore. I ladri hanno perquisito ovunque e rubato tutto quello che potevano. Le tre Sorelle, sotto choc, hanno lasciato momentaneamente la missione e si sono rifugiate nella casa provinciale, sempre a Bangui”.
“Il Centrafrica sembra ormai essersi ingarbugliato in un inestricabile groviglio d'ingerenze straniere, inadempienze della comunità internazionale e incapacità del governo locale” scriveva all’Agenzia Fides, poco tempo fa, p. Federico Trinchero, missionario carmelitano del Carmelo di Bangui. “L’elemento confessionale non fa che rendere il cocktail ancora più micidiale” sottolineava il missionario .
Non si contano assalti e aggressioni alle comunità cattoliche, alle parrocchie, ai campi che ospitano i rifugiati, con case e chiese date alle fiamme, civili uccisi barbaramente. Nel corso del 2018 nella Repubblica Centrafricana sono stati uccisi cinque sacerdoti: Don Joseph Désiré Angbabata, della diocesi di Bambari, ferito durante un assalto alla sua parrocchia è morto poco dopo; Don Albert Toungoumale-Baba, ucciso nella parrocchia Notre Dame de Fatima, durante un massacro perpetrato da un gruppo armato che ha assalito la parrocchia; Don Firmin Gbagoua, Vicario generale della diocesi di Bambari, ucciso da assassini entrato nell’Episcopio; il Vicario generale della diocesi di Alindao, don Blaise Mada, e don Celestine Ngoumbango, parroco di Mingala, uccisi durante l’assalto all’Episcopio di Alindao, dove si erano rifugiati insieme ad altre persone. In quest’ultima circostanza i ribelli ex Seleka dell’UPS uccisero almeno 60 persone, in maggioranza sfollati ospitati in un campo di accoglienza nei pressi della Cattedrale .
Categories: , Noticias

ASIA/INDIA - Dimissioni del Vescovo di Port Blair

Agencia FIDES - 7 January, 2019 - 01:49
Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accettato il 6 gennaio 2019 la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Port Blair , presentata da S.E. Mons. Aleixo Das Neves Dias, S.F.X.
Categories: , Noticias

VATICANO - La Segretaria Generale della Santa Infanzia: “Grazie all'incontro con Gesù si diventa missionari: questo vivono i bambini”

Agencia FIDES - 5 January, 2019 - 05:23
Città del Vaticano - “Quando è stata istituita la Giornata dell’Infanzia Missionaria, il 4 dicembre 1950 da Papa PIO XII, fu chiesto a tutti i Paesi di individuare una data da dedicare alla Santa Infanzia, ma fu lasciata libertà. Molti la celebrano il 6 gennaio proprio perché è l’Epifania, la manifestazione di Gesù ai Magi e la festa dei bambini. Ma in altri Paesi viene celebrata a febbraio o maggio o luglio o ottobre, dipende anche dal calendario scolastico e dai contesti diversi”: così Suor Roberta Tremarelli, Segretaria Generale della Pontificia Opera della Santa Infanzia, spiega all’Agenzia Fides il senso e la genesi storica della Giornata dell’Infanzia Missionaria, che si celebra il 6 gennaio. “E’ un’occasione dedicata a tutti i bambini che, come gli adulti, sono missionari, in virtù del Battesimo”, rimarca suor Tremarelli. “Questo richiama anche il tema del prossimo Mese Missionario Straordinario: Battezzati e inviati, la Chiesa di Cristo in missione nel mondo. Tutti i bambini sono chiamati a vivere e camminare sull'esempio dei Magi che, dopo aver scoperto, il Figlio di Dio incarnato si misero di nuovo in cammino; così come i pastori che lo annunciarono a tutti. E’ dall'incontro con Gesù che si diventa missionari e questo i bambini lo comprendono, lo attuano e lo vivono molto bene”, osserva la suora.
La Segretaria Generale nota: “Scopo di questa festa è, inoltre, ricordare ai bambini che ci sono altri bambini nel resto del mondo: alcuni sono cristiani, altri non conoscono Gesù ed altri ancora si trovano in difficoltà da un punto di vista umano, educativo e sanitario. Avere una Giornata dedicata all’Opera dell’Infanzia Missionaria, anche se le date sono diverse nel mondo, significa che, in quell’occasione, tutti i bambini del continente vengono messi in relazione, in comunicazione tra loro. Gesù è il centro e, al tempo stesso, rappresenta un legame per i ragazzi di tutto il mondo”.
Categories: , Noticias

AMERICA/REPUBBLICA DOMINICANA - Anniversario delle prima messa celebrata in America: i benefici dell’annuncio del Vangelo si vivono oggi

Agencia FIDES - 5 January, 2019 - 05:07
Puerto Plata – La Chiesa cattolica conclude oggi, sabato 5 gennaio 2019, le celebrazioni del 525 anniversario della prima Messa nel continente americano, officiata a Isabela, Puerto Plata, il 6 gennaio 1494. Alla celebrazione eucaristica odierna sono attese circa 10 mila persone. L'Eucaristia con cui ebbe inizio l'evangelizzazione nel nuovo mondo fu celebrata dal sacerdote Bernardo Boil, arrivato sull'isola nel secondo viaggio di Cristoforo Colombo, in una improvvisata cappella. Oggi questa importante occasione sarà commemorata con una messa presieduta dal cardinale Gregorio Rosa Chavez, Vescovo ausiliare di San Salvador, ed inviato speciale di Papa Francesco, insieme a una delegazione composta da p. Carlos Manuel Abreu Frías, vice Segretario Generale della Conferenza dell'Episcopato domenicano, e p. Bernardo Kiwi, Parroco della Diocesi di Puerto Plata.

Come comunica una nota inviata a Fides, le celebrazioni si terranno davanti del “Tempio delle Americhe", alle dieci di sabato, 5 gennaio, dove è allestita una struttura per accogliere 525 persone da ognuna delle 12 diocesi del paese. Mons. Julio César Corniel Amaro, Vescovo di Puerto Plata annuncia che sarà presente alla celebrazione tutta la Conferenza Episcopale Dominicana e riferisce: "Durante tutto l'anno la Chiesa del nostro paese si è preparata con diverse attività per concludere con l'Eucaristia d'oggi per celebrare questo grande evento", sottolineando che il Tempio delle Americhe è ora un importante luogo di culto, che accoglie tanti fedeli che arrivano in pellegrinaggio.

"Avere il Tempio nel territorio di questa diocesi è una grazia speciale: qui si è celebrata la prima Eucaristia, con tutte le implicazioni che comporta in sè per l'evangelizzazione, perché non solo ha portato una catechesi della fede per gli indigeni; ma ha portato anche una grande opera missionaria per l'istruzione, la salute, le opere di carità e il rispetto della dignità della vita. I predicatori cristiani come Montesinos hanno denunciato la tratta e i maltrattamenti compiuti dagli Spagnoli sugli indigeni. I benefici dell’annuncio del vangelo li viviamo ancora oggi”, ha concluso Mons. Corniel Amaro.

Categories: , Noticias

AFRICA/LIBIA - Ritrovati in una fossa comune i resti di 34 cristiani etiopi trucidati dai jihadisti

Agencia FIDES - 5 January, 2019 - 04:38
Sirte – Le autorità del governo di accordo nazionale della Libia hanno reso noto il il ritrovamento di una fossa comune contenente i resti di 34 cristiani etiopi trucidati nel 2015 da jihadisti affiliati allo Stato Islamico . La fossa comune, secondo quanto riferito nei giorni scorsi dal dipartimento di investigazione criminale del ministero degli interni, è stata individuata in un terreno non lontano dalla città costiera di Sirte, in un'area che nel 2015 era sotto il controllo dei gruppi armati jihadisti. Le autorità libiche – riferiscono le fonti ufficiali nazionali – hanno fatto sapere che i resti mortali dei cristiani trucidati da Daesh saranno rimpatriati in Etiopia, una volta ottemperate le dovute procedure legali nazionali e internazionali.

Nell'aprile 2015, un video diffuso da Furqan Media – accreditatosi a quel tempo come network mediatico di riferimento dello Stato Islamico – aveva mostrato due diversi gruppi di prigionieri
presentati come cristiani etiopi mentre venivano massacrati per decapitazione e con colpi di arma da fuoco alla nuca su una spiaggia deserta della Libia. Il video, accompagnato dai soliti slogan contro la “nazione della croce” e corredato con immagini di distruzioni di chiese, icone e tombe cristiane, ripeteva che nelle terre controllate dallo Stato Islamico non ci sarebbe stata salvezza per i cristiani che non si convertivano all'islam o non accettavano di pagare la “tassa di protezione”.
Nel video – particolare eloquente – le vittime venivano presentate come appartenenti alla “ostile Chiesa etiope”. I cristiani massacrati erano poveri emigranti etiopi appartenenti alle moltitudini di uomini e donne che si spostavano in Libia per provare a trovare lavoro o per tentare di raggiungere l'Europa, imparcandosi sui barconi gestiti dalle reti criminali degli scafisti trafficanti di uomini.

La Chiesa ortodossa etiope Tewahedo è stata vincolata giurisdizionalmente al Patriarcato copto di Alessandria d'Egitto fino al 1959, anno in cui è stata riconosciuta come Chiesa autocefala dal Patriarca copto Cirillo VI. Anche la Chiesa copta è stata negli ultimi anni bersaglio delle stragi e degli attentati dei jihadisti di Daesh, che la colpiscono anche perché la identificano come entità ecclesiale vicina alle istituzioni politiche dell'Egitto guidato dal Presidente Abdel Fattah al Sisi. Tra gennaio e febbraio del 2015, pochi mesi prima della strage dei cristiani etiopi, anche 20 egiziani copti e un loro compagno di lavoro ghanese erano stati sgozzati dai jihadisti su una spiaggia libica non lontana da Sirte. “Colpisce” aveva dichiarato dopo le stragi di cristiani in Libia Anba Antonios Aziz Mina, Vescovo copto cattolico – oggi emerito - di Guizeh “che la Chiesa etiope venga definita 'Chiesa ostile'... evidentemente questi strani jihadisti seguono anche i risvolti politici degli incontri tra le Chiese. Ma nel grande dolore” aggiungeva in quell'occasione all'Agenzia Fides Anba Antonios “continuiamo a guardare a queste vicende con lo sguardo della fede. La filiera dei martiri non è finita, e accompagnerà tutta la storia, fino alla fine. I cristiani non cercano il martirio, vogliono vivere nella pace e nella letizia. Ma se il martirio arriva, è un conforto vedere che può essere accettato con la stessa pace con cui lo hanno accettato i copti trucidati in Libia, che pronunciavano il nome di Cristo e a Lui si affidavano mentre venivano sgozzati. La Chiesa non si è mai lamentata del martirio, ma ha sempre celebrato i martiri come coloro in cui, proprio mentre vengono uccisi, risplende la vittoria di Cristo”.
Anche i resti degli egiziani copti decapitati in Libia insieme al loro compagno di lavoro ghanese erano stati individuati alla fine di settembre 2017 in una fossa comune sulla costa libica, non lontano dalla città di Sirte. I loro corpi erano stati rinvenuti con le mani legate dietro alla schiena, vestiti con le stesse tute color arancione che i carnefici jihadisti facevano indossare alle vittime delle loro macabre esecuzioni, sempre filmate e diffuse via internet. Oggi un sacrario-museo presso la cattedrale dedicata ai “Martiri di Libia” e eretta nel villaggio egiziano di Our, nella regione di Samalut, custodisce come reliquie anche le monete trovate nelle tasche dei corpi degi egiziani martirizzati e le loro scarpe, insieme a alcuni documenti di identità e ai registri di lavoro su cui due di loro segnavano le attività lavorative compiute giorno per giorno. .
Categories: , Noticias

ASIA/MALAYSIA - Promuovere armonia nella società multireligiosa: l’impegno di cristiani

Agencia FIDES - 5 January, 2019 - 04:31
Kuala Lumpur – I battezzati in Malaysia sono impegnati a promuovere l'armonia interreligiosa in un paese multietnico e multireligioso. Come appreso dall’Agenzia Fides, in occasione del Natale, sono state organizzate diverse attività per promuovere e rafforzare l'armonia religiosa e quest’oper proseguirà nel 2019.
I rappresentanti del gruppo per i diritti umani “Perkasa”, insieme all'ala giovanile del partito islamista PAS sono stati tra i diversi gruppi malesi-musulmani presenti a una celebrazione natalizia organizzata nel tempo di Natale dal “Movimento per i cristiani per la pace e l'armonia in Malesia” . All'evento hanno partecipato anche gruppi come Angkatan Belia Islam Malaysia , il Selangor Islamic Religious Council, la Società Buddista Missionaria della Malesia, la Associazione Giovanile Buddista della Malesia e la Comunità Bahai Malese, insieme ad altri leader cristiani.
In una dichiarazione inviata a Fides, il Movimento CPHM ha spiegato che l'evento aveva come tema "Seminare i semi dell'amicizia" e intendeva unire, in un clima di condivisione e amicizia, comunità di diversa fede che vivono nel paese. "Il Movimento cerca di essere il catalizzatore per motivare e tutti i cittadini a promuovere meglio la pace e l'armonia tra la gente enfatizzando l'amore e il perdono e concentrandosi sulla costruzione di ponti verso altre comunità. Cerchiamo di promuovere una migliore comprensione verso gli altri, generando buona volontà e costruendo la fiducia attraverso la positiva interazione", spiega a Fides il presidente del CPHM, Lee Min Choon.
Il presidente si dice “felice del fatto che c'erano così tante persone di diverse fedi”: "Sono orgoglioso di vedere tutti voi qui, uniti per qualcosa in cui anche voi credete: per la pace e per il bene del paese", ha detto ai presenti.
In un altro evento, il 22 dicembre circa 40.000 persone hanno preso parte alla Parata di Natale a Miri, nello stato malaysiano di Sarawak, dove leader politici di diverse formazioni hanno condiviso lo stesso palco con i leader di 15 chiese cristiane. Erano presenti cinesi, malesi, Dayak, Orang Ulu, indiani e leader della comunità locali, accanto a studenti, famiglie e visitatori stranieri. Tutti hanno camminato per le strade cantando canti natalizi, suonando strumenti musicali, spingendo carri colorati. Durante la serata di festa, sono stati raccolti inoltre 31mila dollari Usa da donare alle 15 chiese di Miri per condurre attività di solidarietà.
Il ministro del governo locale, Datuk Sim Kui Hian, ha detto: "Dobbiamo proteggere la libertà di fede con zelo contro il fanatismo religioso e l'erosione morale. Il nostro stato e il governo federale intendono tutelare la libertà religiosa. Questo corteo di Natale è un eccellente esempio per non solo i cristiani, ma anche tutti i membri della nostra società”, ha rimarcato, elogiando le attività interreligiose.
Il governo di Sarawak appoggia la “Unit for Other Religions” , piattaforma interreligiosa in cui i fedeli raccolgono fondi per costruire i rispettive edifici culto o finanziare attività congiunte. "È una rete attraverso cui musulmani e membri di altre religioni possono riunirsi per promuovere una migliore comprensione di altre fedi per creare tolleranza, unità e armonia così importanti in una società plurale come la nostra", rileva Datuk Sim Kui Hian.
Il rev Nicholas Tan Chung Kiat, Pastore della Chiesa metodista, organizzatore dell’evento, auspica che “la Parata di Natale possa continuare ad essere una piattaforma per tutti di essere uniti, indipendentemente dalla denominazione, confessione, etnica o dallo status nella società”.
Categories: , Noticias

AFRICA/GHANA - La cura dei missionari Guanelliani verso i disabili in Africa

Agencia FIDES - 5 January, 2019 - 03:20
- Scuola e lavoro: su queste linee i padri dell’Opera don Guanella portano avanti da otto anni un progetto di evangelizzazione e carità a favore dei giovani disabili ad Adidome, nella diocesi di Keta-Akatsi, nel Ghana orientale, ai confini con il Togo. Quello della disabilità è un grave problema per l’Africa. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, nel continente vivono tra i 60 e gli 80 milioni di persone con handicap di diversi tipi, causati da malnutrizione, malattie, disastri naturali, incidenti stradali e industriali, conflitti. Si stima che i disabili siano circa il 10% della popolazione africana, ma probabilmente sono fino al 20% nelle regioni più povere. Solo il 10% di essi si iscrive a scuola. La maggior parte dei disabili è quindi esclusa dal lavoro ed è costretta a vivere mendicando.
In questo contesto, i religiosi guanelliani sono una delle poche realtà che si prendono cura dei portatori di handicap offrendo loro cure, riabilitazione e accompagnamento con corsi e piccole attività lavorative. In Ghana, il progetto è stato avviato nel 1996. In quell’anno i guanelliani subentrano ai padri comboniani nella gestione di una scuola professionale ad Abor. Qui insegnano un mestiere ai ragazzi disabili. Allora - spiegano i religiosi a Fides – “avevamo a che fare soprattutto con vittime di incidenti stradali e malati di poliomelite. Oggi, grazie alla diffusione dei vaccini, la polio sta sparendo ma, purtroppo, gli incidenti sono ancora numerosi e fanno numerose vittime”.
Nel 2010 una anziana signora si rivolge a p. Giancarlo Frigerio, uno dei missionari guanelliani attivi nella scuola, e gli chiede di prendersi cura di due dei suoi sette figli, entrambi disabili. Nasce così una comunità in cui sono accolti i due ragazzi.
Poco dopo, l’Associazione amici del Ghana, una piccola organizzazione della provincia di Como , dona all’Opera don Guanella un terreno con una casa e una falegnameria ad Adidome, poco lontano. I religiosi decidono di trasferire in loco la comunità dei disabili che nel frattempo è di sei ospiti. Con il tempo il numero degli ospiti cresce e oggi sono circa 20 persone, con disabilità medio-gravi a livello cognitivo e fisico. Ad assisterli vi sono tre sacerdoti guanelliani, alcuni giovani e sei dipendenti, oltre a volontari che arrivano periodicamente.
La principale attività dei ragazzi disabili è frequentare la scuola speciale: seguono corsi che li aiutano a mantenere e a potenziare le loro capacità. “Il primo obiettivo - spiegano i guanelliani – è renderli autonomi. Insegniamo a prendersi cura di loro stessi, lavandosi, vestendosi senza aiuto, curando il proprio letto e il proprio armadietto”. Chi può viene avviato anche a una attività lavorativa: lavorano nell’orto, accanto al personale, accudiscono gli animali da cortile. Periodicamente vengono poi inviati alle loro famiglie per tenere vivo un legame di affetti.
Dopo un iniziale periodo di diffidenza, la gente locale del villaggio, riferiscono i missionari, oggi “ha compreso l’importanza del nostro lavoro e ha iniziato ad aiutarci. La famiglie del posto vengono a celebrare con noi le principali festività, si è creato un clima di amore e solidarietà verso i pazienti. E’ un prezioso risultato che ci permette di continuare con maggior slancio la nostra opera di carità evangelica”. .
Categories: , Noticias

ASIA/AFGHANISTAN - Una nuova suora delle Missionarie della Carità a Kabul

Agencia FIDES - 4 January, 2019 - 06:04
Kabul - Una nuova suora missionaria è appena giunta in Afghanistan e lavorerà presso il Centro per l’infanzia dell’Associazione “PBK - Pro Bambini di Kabul” . E’ quanto comunica, in una nota inviata all’Agenzia Fides, padre Giovanni Scalese, missionario Barnabita, responsabile della Missio sui iuris afghana. La nuova arrivata è l’indiana suor Teresia Crasta, della congregazione delle Missionarie della Carità, di Madre Teresa di Calcutta: “Prima di giungere in Afghanistan suor Teresia ha lavorato per 14 anni in un Centro di riabilitazione di Mangalore. E’ educatrice e infermiera, quindi il servizio ai bambini con ritardi dello sviluppo presso il PBK Center è perfetto per lei, informa p. Scalese.
La religiosa succede a suor Mariammal Irudayasami, delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza, che ha lasciato Kabul dopo 5 anni e mezzo di servizio presso il “PBK Center”: suor Mariammal, infatti, era giunta in Afghanistan nel 2013 e ha svolto la sua opera fino allo scorso novembre, affiancata da una Missionaria della Consolata dal Mozambico.
L’Associazione “Pro Bambini di Kabul” è una realtà intercongregazionale fondata nel 2006 dal missionario guanelliano p. Giancarlo Pravettoni, che era stato ispirato dall’appello speciale per salvare i bambini afghani, fatto da Giovanni Paolo II durante il discorso di Natale del 2001. L’operato dell’associazione è volto in particolar modo all’istruzione dei bambini disabili, che in Afghanistan sono spesso completamente trascurati dalle loro famiglie. Attualmente, il PBK Center accoglie circa 40 bambini.
Dal 2006, il progetto dell’associazione continua non senza difficoltà: oltre a reperire fondi per sostenere la scuola, uno dei maggiori ostacoli è costituito proprio dalla necessità di individuare suore missionarie, che abbiano una cultura vicina a quella afghana e che siano disposte a trascorrere alcuni anni in un territorio di guerra come quello di Kabul.
Categories: , Noticias

AFRICA/BURUNDI - Appello dei Vescovi: “il 2019 sia l’anno della pace e della riconciliazione”

Agencia FIDES - 4 January, 2019 - 04:35
Bujumbura - “Che il 2019 sia un anno di pace e di riconciliazione” auspicano i Vescovi del Burundi nel loro messaggio ai fedeli per le feste natalizie e per l’anno nuovo. Il Paese sta attraversando un momento difficile che ha compromesso le speranze nate all’indomani dell’Accordo di Arusha del 2000, che aveva messo fine alla sanguinosa guerra civile scoppiata nel 1993.
“L’applicazione di diverse disposizioni dell’Accordo di Arusha, in particolare quelle che concernevano l’instaurazione e il consolidamento di un regime democratico, e la creazione della Commissione Verità e Riconciliazione, aveva suscitato tante speranze in molti cuori, sia tra i politici sia tra i comuni cittadini” ricorda il messaggio giunto all’Agenzia Fides.
Ma le tensioni seguite al terzo mandato ottenuto dal Presidente Pierre Nkurunziza nel 2015, in violazione della Costituzione e dello stesso Accordo di Arusha, ha fatto ripiombare il Burundi nella violenza e nell’angoscia.
Un sentimento colto dai Vescovi che chiedono ai fedeli: “pensate che ci sia abbastanza fiducia tra i politici per sedersi insieme e discutere per cercare soluzioni ai problemi che affliggono il Paese ? Ma se così non fosse, questo non può rassicurare i burundesi, specialmente quelli che negli ultimi anni hanno dovuto cercare rifugio all'estero. E anche all'interno del Paese, non ci sono forse quelli che vivono nella paura e non osano dirlo perché intimiditi da alcuni dei loro concittadini ? La stessa Commissione per la verità e la riconciliazione rimane fedele alla sua missione basilare di riconciliare tutti i burundesi?”.
I Vescovi auspicano che le autorità politiche e amministrative rispondano all’appello di pace e di riconciliazione, aprendo la via del dialogo con tutte le componenti della società, e concludono invocando la benedizione di Cristo, Re della Pace.
Categories: , Noticias

AFRICA/EGITTO - Al Sisi parteciperà alla veglia di Natale presieduta dal Patriarca copto Tawadros

Agencia FIDES - 4 January, 2019 - 04:17
Il Cairo – Anche quest'anno il Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi prenderà parte alla solenne liturgia copta della veglia di Natale, in programma nella nuova Cattedrale dedicata alla Natività di Gesù, costruita in quella che sarà la nuova capitale amministrativa dell'Egitto. Si tratterà della quinta partecipazione dell'attuale Presidente egiziano alla celebrazione più solenne – presieduta dal Patriarca Tawadros II - delle festività natalizie nella Chiesa copta. L'imminente liturgia viene presentata dai media egiziani come una sorta di inaugurazione ufficiale del luogo di culto, visto che lo scorso anno la veglia di Natale era stata celebrata nella nuova Cattedrale quando i lavori di costruzione non erano stati ancora ultimati e la chiesa si presentava ancora come un cantiere aperto.
Le partecipazioni di al Sisi alle liturgie del Natale copto, di solito rilanciate in diretta dalle tv nazionali, puntano anche ad attestare il legame saldo tra la maggiore comunità cristiana del Medio Oriente e l’attuale uomo forte dell’Egitto. Al Sisi è il primo Presidente egiziano ad aver preso fisicamente parte alle solennità liturgiche dei copti. Il suo progetto politico definisce la componente copta come elemento non emarginabile dell’identità egiziana.
La stessa nuova Cattedrale vuole rappresentare anche un simbolo della strategia politica con cui al Sisi intende assicurare a sé e al suo progetto politico la solidarietà della Chiesa copta. L'attuale Presidenza egiziana ha contribuito direttamente con 100mila sterline egiziane al primo finanziamento dell'imponente opera urbanistica. Secondo il leader egiziano, il nuovo luogo di culto rappresenta «un messaggio per l’Egitto e per il mondo intero». I media egiziani presentano la nuova Cattedrale copta come «la chiesa più grande del Medio Oriente». Il profilo architettonico della cattedrale, fedele alla tradizione copta, vuole richiamare il profilo dell'Arca di Noè, e così riproporre l'immagine della Chiesa come “barca” di salvezza che naviga tra le traversie della storia, verso la meta celeste del Paradiso.
Nel piano urbanistico della nuova capitale amministrativa, 45 chilometri a est del Cairo, al Sisi ha voluto far inserire anche la costruzione della più grande moschea del Paese, con l’intento di presentare Cattedrale e moschea come simboli di convivenza e unità nazionale. .
Categories: , Noticias
Syndicate content