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AFRICA/RD CONGO - Religiosi locali: “Patto segreto tra Tshisekedi e Kabila? Il paese andrà avanti”

Agencia FIDES - 12 January, 2019 - 03:27
Kinshasa - “La situazione a Kinshasa, la capitale, è piuttosto tranquilla. Ci sono stati scontri, ma la città vive la sua vita normale. Sappiamo di incidenti con morti in altre città. Qui tutti dicono che la vittoria di Felix Tshisekedi nasconde brogli ma, alla fine, il risultato verrà accettato e il Paese andrà avanti”. Sono queste le impressioni di alcuni religiosi raccolte dall’Agenzia Fides in Rd Congo dopo l’annuncio dei primi risultati delle elezioni presidenziali che si sono tenute il 30 dicembre.
Secondo la Commissione elettorale, Tshisekedi, 55 anni, figlio di Etienne, storico oppositore dei regimi di Mobutu Sese Seko e di Laurent Desiré e Joseph Kabila, avrebbe vinto con il 38,5% delle preferenze. Seguono, per quantità di consensi ricevuti, Martin Fayulu, ex tycoon petrolifero, e Emmanuel Ramazani Shadary, il candidato sostenuto da Kabila. Questi risultati sono stati contestati e anche la Conferenza episcopale congolese ha scritto che i risultati provvisori delle elezioni presidenziali “non corrispondono a quelli raccolti dai 40mila osservatori elettorali dispiegati sotto l’egida della Commissione 'Giustizia e Pace' nei seggi elettorali e negli uffici di spoglio del voto”. Sulla stessa linea, Jean-Yves Le Drian, il ministro degli Esteri francese che ha chiesto alle autorità della Rd Congo di fare chiarezza sui risultati delle elezioni presidenziali, affermando che la vittoria a sorpresa del candidato di opposizione Felix Tshisekedi risulta essere “in contrasto con quanto visto sul terreno”.
“E' evidente che ci siano state operazioni irregolari – dicono a Fides i religiosi congolesi che, per motivi di sicurezza, vogliono mantenere l’anonimato - ma crediamo che, dopo le proteste che probabilmente, tornerà la calma e Tshisekedi verrà proclamato ufficialmente presidente della Repubblica”.
Dietro la sua vittoria c’è, probabilmente, un’intesa con Joseph Kabila. “Non c’è nulla di certo - osservano i religiosi - ma da tempo sospettiamo che Kabila e Tshisekedi si siano accordati. Il fatto che Tshisekedi non abbia accettato come candidato unico Martin Fayulu e abbia riproposto la sua candidatura personale ci ha fatto pensare anche perché l’operazione è stata condotta insieme a Vital Kamerhe, un politico che ha sempre avuto posizioni altalenanti tra maggioranza e opposizione. Per il futuro potrebbe delinearsi un tandem simile a quello in atto in Russia dove da anni si alternano al potere Vladimir Putin e Dmitrij Medvedev».
Sul fronte della sicurezza, i religiosi temono attacchi ai luba, l’etnia di Tshisekedi. “Nella regione del Kasai - concludono - si sono già registrati scontri con i luba. Tensioni ci sono stati anche nei campi profughi dove vivono molti luba di rientro dall’Angola . Il rischio è che questa popolazione diventi la vittima sacrificale della politica. Speriamo che le tensioni svaniscano presto”.
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ASIA/ MYANMAR - La diocesi di Pathein su spiritualità familiare e sul ruolo della famiglia nella chiesa

Agencia FIDES - 12 January, 2019 - 02:49
Pathein – La diocesi di Pathein, estremo sud del Myanmar, ha organizzato un seminario per coppie al quale hanno preso parte 118 partecipanti provenienti da 15 parrocchie del Paese. L’obiettivo proposto nel workshop era quello di rafforzare la vita familiare.
“Mi ha colpito l'enfasi che i partecipanti hanno posto sulla spiritualità familiare e sul ruolo della famiglia nella chiesa. Hanno dimostrato di essere ben informati su queste tematiche”, ha detto a Fides padre Pradeep Roy, che ha diretto il seminario.
“E’ stato un reciproco arricchimento e incoraggiamento per entrambe le parti. Le donne ascoltavano gli uomini che parlavano dei loro ruoli di mariti e uomini responsabili e gli uomini facevano altrettanto quando era il turno delle donne. E’ stata come una promessa pubblica allo sposo suggellata con una promessa e una preghiera per l’intrercessione di Dio”, ha aggiunto p. Roy.
Nel corso dell’incontro hanno preso la parola quasi tutti esponendo quello che avevano particolarmente apprezzato dei diversi punti affrontati. Il workshop, infatti, li ha aiutati a riflettere sulla propria esperienza e a trarre conclusioni sui cambiamenti da apportare nelle loro vite di coppia.
Il seminario ha permesso ai partecipanti di liberarsi di molte ambiguità e di imparare molte cose che non sapevano. Alcuni hanno ammesso di essere arrivati con una mentalità diversa e che grazie a questo seminario hanno elaborato una nuova prospettiva.
La partecipazione al programma di entrambi i partner ha offerto loro l’opportunità di conoscersi a vicenda, mentre le sessioni condivisione e quelle di gruppo li aiutano a farsi un'idea delle opinioni e degli atteggiamenti del partner.
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ASIA/SINGAPORE - I giovani di Singapore: la prossima GMG è un'opportunità per condividere fede e cultura

Agencia FIDES - 11 January, 2019 - 05:35
Singapore - L'imminente Giornata Mondiale della Gioventù a Panama sarà per i giovani di Singapore un'opportunità per condividere fede e cultura. Come appreso dall'Agenzia Fides, alla GMG di Panama, prevista dal 22 al 27 gennaio, parteciperà una delegazione da Singapore. I giovani attendono con impazienza un viaggio "alla scoperta di se stessi, dei valori caratteristici della giovinezza e della ricchezza della fede cattolica", rileva a Fides il redentorista p. Francis Vijayan, che accompagnerà i giovani di Singapore nel continente americano.
Il raduno globale giovanile cattolico è caratterizzato dallo scambio culturale, che "ne costituisce un aspetto importante", nota Sharon Leong, tra i giovani di Singapore che si recherà a Panama: "Voglio sperimentare l'universalità della Chiesa. Non ho aspettative. Lascerò che lo Spirito di Dio mi sorprenda", dice a Fides Sharon che, insieme ad altre 12 persone, si prepara al viaggio.
P. Francis Vijayan spiega che il piano per il viaggio è iniziato a giugno 2018. "Per aiutare i nostri giovani a vivere un'esperienza di Chiesa universale, abbiamo iniziato a parlare della possibilità del viaggio per i giovani locali ai responsabili della Pastorale Giovanile dei Redentoristi". E ci si è preparati rimarcando "la dimensione del pellegrinaggio, che non è una escursione o una vacanza, ma una esperienza di missione evangelica".
P. Francis auspica che i giovani possano "sperimentare contatti con altre culture, che sono un arricchimento umano e spirituale", mentre, durante la GMG, parteciperanno a un raduno di giovani redentoristi di tutto il mondo nella parrocchia redentorista di San Gerardo Majella a Panama.
Inoltre "la presenza del Papa è molto importante e i giovani saranno toccati dalla sua genuinità", rileva.
Singapore è una città-stato multiculturale, che ha sempre promosso il contesto multietnico e multi-religioso, realtà presente anche tra la gioventù cattolica del Paese.
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AFRICA/ZAMBIA - Mese missionario straordinario 2019: la Chiesa avvia i preparativi

Agencia FIDES - 11 January, 2019 - 04:53
Lusaka – “Il mese di ottobre 2019 dovrebbe ricordare ad ogni cristiano che, grazie al dono della fede ricevuto con il battesimo, è missionario egli stesso”: lo ha detto padre Cleophas Lungu, Segretario Generale della Conferenza episcopale dello Zambia , aprendo un incontro in preparazione al Mese Missionario Straordinario dell’ottobre 2019, cui hanno preso parte rappresentanti di tutte le diocesi dello Zambia. Padre Lungu ha fatto riferimento alla Lettera Pastorale dei Vescovi dello Zambia del 2016, che invitava i fedeli ad “andare in tutto il mondo e proclamare il Vangelo a tutto il Creato” , e ha ribadito che la chiamata missionaria della Chiesa è per tutti coloro che sono battezzati, ordinati e consacrati.
Al raduno erano presenti i coordinatori diocesani della pastorale e i Direttori diocesani delle Pontificie Opere Missionarie . “La Chiesa in Zambia vuole celebrare e ringraziare i missionari per il loro zelo con il quale portano il dono della fede, l’entusiasmo che supera ogni rischio di malattie, in luoghi senza strade e senza conoscere la lingua della gente. L’impegno missionario non deve essere lasciato solo ai sacerdoti, ma anche i laici devono essere coinvolti”, ha aggiunto il Segretario Generale.
Nel corso dell’incontro, il Coordinatore nazionale per la Pastorale nella Conferenza episcopale ha elogiato la presenza di tutte le undici diocesi. “La vostra presenza qui, in questo incontro, mostra l'importanza che i Vescovi cattolici dello Zambia attribuiscono al Mese straordinario Missionario dell'ottobre 2019”, ha detto Matepa rivolgendosi ai partecipanti, ed esortandoli a mettere a punto un piano pastorale a livello locale e nazionale.
Padre Edwin Mulandu, Direttore nazionale delle POM, ha illustrato all’assemblea le quattro dimensioni proposte per preparare e vivere il mese straordinario dell'Ottobre 2019: considerare l'incontro personale con Gesù Cristo; la testimonianza dei santi e dei missionari martiri; la formazione biblica, catechistica, spirituale e teologica; la carità missionaria. Sono questi gli aspetti chiave per guidare i preparativi di questo evento internazionale.
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AMERICA/STATI UNITI - I confini sicuri e trattare umanamente chi fugge da persecuzione e miseria non si escludono a vicenda

Agencia FIDES - 11 January, 2019 - 04:38
Newark – Nel messaggio alla nazione di martedì 8 gennaio sulla questione dei migranti alla frontiera, Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti, ha attaccato i migranti centroamericani che cercano di entrare nel paese. Il Presidente ha detto che il confine meridionale è una strada attraverso la quale entrano le droghe illegali, il che causerebbe più morti che “tutta la guerra del Vietnam”. Di conseguenza ha proposto di creare un muro al confine con il Messico per fermare il traffico di droga. La Casa Bianca ha presentato al Congresso una proposta per affrontare “la crisi umanitaria e di sicurezza nazionale” che esiste al confine, ha annunciato Trump.
Tra le reazioni suscitate dal discorso del Presidente, il Cardinale Joseph William Tobin, redentorista, Arcivescovo di Newark, il giorno seguente ha rilasciato una dichiarazione, inviata anche a Fides, in cui afferma: “Ho ascoltato con profonda delusione le parole disumane usate per descrivere i nostri fratelli e sorelle immigrati. Questi uomini, donne e bambini non sono né numeri né statistiche criminali, ma persone in carne e ossa con le loro proprie esperienze e storie. La maggior parte di loro fugge dalla miseria umana e dalla violenza brutale che minaccia la loro vita. Immagini false e spaventose cercano di provocare una specie di amnesia, per far sì che questa grande nazione giunga a negare le sue radici che si trovano negli immigrati e nei rifugiati”.
Il Cardinale cita quindi Papa Francesco, che nello scorso giugno, in un discorso tenuto a una conferenza sull’immigrazione internazionale, ha affermato: “Dobbiamo smettere di considerare gli altri come minacce alle nostre comodità per valutarli come persone la cui esperienza e valori di vita possono contribuire notevolmente all’arricchimento della nostra società”. Quindi il Card. Tobin prosegue: “Coloro che raggiungono i nostri confini in cerca di asilo o sfuggono a una terribile povertà non sono numeri in un dibattito politico, ma sono stranieri e prossimo che le nostre Scritture ci chiedono costantemente di accogliere. Come Pastore del popolo di Dio nel nord del New Jersey, chiedo a tutti i nostri leader legislativi di unirsi per il bene comune. Che lavorino, nonostante le differenze, per il bene di tutti. Queste vite dipendono letteralmente da ciò".
Mons. Joseph Vásquez, Vescovo di Austin, in Texas, Presidente della Commissione per le migrazioni della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, nella sua dichiarazione di ieri, giovedì 10 gennaio, chiede al Presidente e ai leader del Congresso di trovare una soluzione per la situazione della frontiera: “I confini sicuri e il trattare umanamente quanti fuggono dalla persecuzione e cercano una vita migliore non si escludono a vicenda. Gli Stati Uniti possono garantire entrambi, e devono farlo senza incutere paura o seminare odio. Continueremo a sostenere la riforma dell'immigrazione per far progredire il bene comune e affrontare questi problemi”.
Quindi Mons. Joseph Vásquez esorta i legislatori a “guardare oltre la retorica e a ricordare la dignità umana che Dio nostro Padre ha dato a ciascuno di noi semplicemente perché siamo tutti suoi figli”, quindi auspica che il Presidente e i leader del Congresso si riuniscano per “mettere fine al blocco con una soluzione che riconosca la dignità del lavoro dei dipendenti interessati, rispetti l'umanità di tutti, indipendentemente dallo status di immigrazione, e protegga la santità della vita umana".

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AFRICA/CONGO RD - Vittoria di Tshisekedi. I Vescovi: “I nostri dati non corrispondono a quelli della Commissione Elettorale”

Agencia FIDES - 11 January, 2019 - 04:25
Kinshasa - I Vescovi della Repubblica Democratica del Congo “prendono atto dei risultati provvisori dell’elezione presidenziale” del 30 dicembre 2018, che - sottolineano - “per la prima volta nella storia recente del nostro Paese, apre la via all’alternanza ai vertici dello Stato". Ma allo stesso tempo affermano “che i risultati delle elezioni presidenziali pubblicati dalla Commissione Elettorale non corrispondono a quelli raccolti dai circa 40.000 osservatori elettorali dispiegati sotto l’egida della Commissione Episcopale “Giustizia e Pace” nei seggi elettorali e negli uffici di spoglio del voto”.
Il comunicato inviato all’Agenzia Fides e firmato dai membri del Comitato Permanente della CENCO , è stato emesso all’indomani della pubblicazione dei risultati provvisori da parte della CENI che hanno assegnato la vittoria presidenziale a Félix Tshisekedi. Questi ha battuto l’altro candidato dell’opposizione, Martin Fayulu Madidi, arrivato secondo, e quello sostenuto dal partito del Presidente uscente Joseph Kabila, Emmanuel Ramazani Shadary . Fayulu ha affermato di essere lui il vincitore e di essere vittima di una frode elettorale.
La CENCO il 3 gennaio aveva dichiarato che “i dati in nostro possesso, ottenuti a partire dai verbali emessi dai seggi elettorali, rivelano in modo chiaro la scelta di un candidato come Presidente della Repubblica” .
I risultati pubblicati sono ancora parziali perché si voterà a marzo nelle regioni della RDC sconvolte dall’epidemia di Ebola e dalla presenza di gruppi armati che non permettono di votare in condizioni di sicurezza.
I Vescovi esortano tutti “a dimostrare maturità civica e soprattutto a evitare ogni forma di violenza. Se una parte dovesse contestare i risultati provvisori, la esortiamo a usare i procedimenti del diritto in conformità alla Costituzione e alla legge elettorale”.
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ASIA/SIRIA - Assad promette di ricostruire la chiesa-memoriale del Genocidio armeno a Deir ez-Zor

Agencia FIDES - 11 January, 2019 - 04:24
Damasco – Il Presidente siriano Bashar al Assad ha preso l'impegno di far ricostruire con finanziamenti statali la chiesa-santuario dei martiri armeni situata nella città siriana di Deir ez-Zor, che fu devastata dai jihadisti dello Stato Islamico nel settembre 2014 .
L'intenzione di far rinascere dalle sue macerie il sacrario dedicato alle vittime del Genocidio armeno – riferiscono fonti armene come Armenpress, e anche il canale Ishtar TV – è stata espressa dal Presidente siriano durante un suo recente incontro con una delegazione di uomini d'affari armeni in visita in Siria, guidata da George Parseghian, Presidente del Comitato di rappresentanza degli armeni siriani in Armenia.
Nel settembre 2014, come riferito allora dall'Agenzia Fides , i jihadisti di Daesh conquistarono circa la metà dell'area urbana di Deir ez-Zor, città siriana orientale a maggioranza curda, e qualche giorno dopo devastarono la chiesa dove erano custoditi i resti delle vittime del Genocidio armeno.
La chiesa era stata consacrata nel 1991 come memoriale del Genocidio, e comprendeva nella propria area anche un museo con i resti delle vittime dei massacri sofferti dagli armeni in territorio ottomano tra il 1915 e il 1916, che avevano registrato una particolare concentrazione proprio nell'area desertica intorno a Deir ez-Zor.
Nel governatorato di Deir ez- Zor i jihadisti di Daesh avevano ucciso nell'agosto 2014 centinaia di appartenenti a clan tribali locali, e nei mesi precedenti avevano combattuto anche contro i miliziani islamisti della concorrente fazione al-Nusra per assicurarsi il controllo dell'area, ricca di petrolio. La città fu riconquistata dall'esercito governativo siriano nel novembre 2017, ma gruppi jihadisti continuano ancora adesso a compiere attacchi mirati nelle aree circostanti.
I rapporti tra Siria e Armenia si sono intensificati dopo la nomina del nuovo ambasciatore siriano a Erevan, che ha iniziato a riallacciare contatti con la comunità di armeni siriani immigrati nel Paese caucasico anche in tempi recenti, negli anni del conflitto siriano. La delegazione di imprenditori armeni ha manifestato anche la propria disponibilità a prendere parte alla ricostruzione delle infrastutture siriane devastate dalla guerra. "L'Armenia” ha ricordato Parseghian offrendo in un'intervista il resoconto degli incontri avuti dalla delegazione armena con le autorità siriane durante la visita - è tra i Paesi che non hanno chiuso la propria ambasciata durante la guerra, hanno sempre mantenuto i legami statali e hanno inviato aiuti alla Siria".
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AMERICA/GUATEMALA - I Vescovi: in pericolo il già fragile Stato di diritto nel Paese, necessario rispettare la Costituzione

Agencia FIDES - 11 January, 2019 - 04:01
Città del Guatemala – “Enorme preoccupazione e grande indignazione di fronte agli avvenimenti degli ultimi giorni” sono stati espressi dai Vescovi del Guatemala in un comunicato firmato dal Presidente della Conferenza Episcopale del Guatemala, Mons. Gonzalo de Villa Vasquez, Vescovo di Sololà-Chimaltenango, e dal Segretario generale, Mons. Domingo Buezo Leiva, Vescovo di Izabal, che porta la data del 10 gennaio.
La tensione è cresciuta in Guatemala in seguito alla decisione del Presidente Jimmy Morales di espellere la Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala , decisione bloccata dalla Corte Costituzionale. Mons. Alvaro Ramazzini, Vescovo di Huehuetenango, aveva evidenziato che il provvedimento di Morales “mina lo Stato di diritto e compromette il rispetto dovuto alle leggi del Paese… frena il processo iniziato e le decisioni concordate negli accordi di pace”, tra cui lo smantellamento degli organismi criminali all’interno dello Stato e la lotta contro la corruzione e l’impunità.
“Stigmatizziamo decisamente lo scontro aperto tra l’attuale Governo della Repubblica e altri organismi dello Stato legittimamente costituiti – afferma il testo dei Vescovi, pervenuto all’Agenzia Fides -, scontro che mette in pericolo il già fragile Stato di diritto nel Paese. Per questo riaffermiamo l’esigenza di difendere il primato dello Stato e il rispetto della legge, a cominciare dalla Costituzione politica della Repubblica, come esigenza fondamentale per quanti occupano incarichi negli organi direttivi dello Stato e per ogni cittadino”. I Vescovi vedono comunque con sollievo “le azioni coerenti con la legge intraprese dalla Corte costituzionale, organo costituito per determinare la corretta interpretazione della Costituzione della Repubblica”.
L’Episcopato respinge decisamente “la polarizzazione che, portata all’estremo, degenera in violenza, con gravi conseguenze per la pace sociale” e “in questo modo si distolgono le energie che dovrebbero essere utilizzate per andare verso la soluzione dei gravi problemi di fondo del Paese, come le carenze di attenzione per la salute, l’educazione, la diseguaglianza sociale, la disoccupazione, le migrazioni, le persone colpite dai disastri naturali, la mancanza di rispetto per i diritti umani”. Questi e tanti altri fattori vanno a detrimento della qualità della vita della maggior parte della popolazione, “in particolare dei più poveri, che sopravvivono in condizioni di vita deplorevoli”.
Citando il recente discorso di Papa Francesco al Corpo diplomatico sulla necessità di regolare le relazioni tra i popoli in base al diritto, alla giustizia, ai trattati e non con la forza, l’arroganza o la violenza, i Vescovi auspicano che la prossima consultazione elettorale “si svolga in condizioni di uno Stato di diritto” e invitano tutti i guatemaltechi “a informarsi adeguatamente, a pensare senza essere manipolati e ad adottare criteri per saper discernere rispetto alla propaganda e alle informazioni diffuse dalle reti sociali e da altri media”. Esortano quindi a mettere il massimo impegno per assicurare che le prossime elezioni “siano opportunità per trovare soluzioni” e non siano macchiate da interessi contrari al bene comune, dalla corruzione o dai finanziamenti illeciti. “Chiamiamo la popolazione a non lasciarsi rubare l’opportunità di eleggere i propri rappresentanti in coscienza e libertà” ribadiscono con forza.
Il messaggio si conclude chiedendo a Dio la sua benedizione perché conceda a tutti un’autentica conversione “verso i valori fondamentali del Regno di Dio, il senso del bene comune, la vita dei più poveri, la pace e la riconciliazione, così necessarie nelle ore incerte che vive il nostro tibolato Guatemala”.
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AFRICA/CONGO RD - Forti contestazioni dopo l’annuncio della vittoria di Tshisekedi nelle elezioni presidenziali

Agencia FIDES - 10 January, 2019 - 04:56
Kinshasa - Nella notte tra il 9 e il 10 gennaio la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente ha proclamato vincitore delle elezioni presidenziali congolesi del 30 dicembre Félix Tshisekedi. Questi ha ottenuto poco più di 7 milioni di voti davanti a Martin Fayulu Madidi e al candidato del partito del Presidente uscente, Joseph Kabila, Emmanuel Ramazani Shadary che ha ottenuto il 23,84%.
Félix Tshisekedi è il figlio dello storico oppositore congolese, Étienne Tshisekedi, scomparso a Bruxelles il 1° febbraio 2017 . La sua vittoria però è stata subito contestata dall’altro principale candidato dell’opposizione, Martin Fayulu Madidi, il quale afferma che i risultati sono stati manipolati. “Questo risultato non ha niente a che vedere con la verità nelle urne" ha detto Fayulu, che ha denunciato frodi da parte della CENI. “Il popolo del Congo è stato defraudato delle proprie elezioni e non accetterà mai una frode del genere” ha aggiunto.
Mentre i sostenitori di Tshisekedi si sono riversati nelle strade per festeggiare la vittoria del loro candidato nella capitale, Kinshasa, a Lubumbashi, a Mbuji-Mayi e a Kananga, invece a Kisangani, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo, i sostenitori di Fayulu si sono scontrati con la polizia che ha disperso una manifestazione non autorizzata con i gas lacrimogeni.
Il Belgio e la Francia hanno espresso dubbi sulla regolarità della proclamazione della vittoria di Tshisekedi. C’è ora grande attesa sulla presa di posizione ufficiale della Conferenza Episcopale Nazionale Congolese che aveva dispiegato durante il voto circa 40.000 osservatori elettorali. Il 3 gennaio la CENCO aveva dichiarato che “i dati in nostro possesso, ottenuti a partire dai verbali emessi dai seggi elettorali, rivelano in modo chiaro la scelta di un candidato come Presidente della Repubblica”.
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ASIA/LIBANO: Proiezioni statistiche: si è fermato il declino demografico della popolazione cristiana

Agencia FIDES - 10 January, 2019 - 04:23
Beirut – Accreditati studi scientifici internazionali sui mutamenti demografici del Libano mostrano che nei prossimi decenni il declino della componente cristiana si arresterà, fino a far registrale una parziale inversione di tendenza. Tali proiezioni scientifiche sono state accolte con sollievo negli ambienti ecclesiali libanesi.
Le tabelle rassicuranti riguardo alla consistenza demografica dei cristiani in Libano sono contenute nell'annuario 2018 sulla demografia religiosa mondiale , tanto che il Ministro delle municipalità del governo provvisorio, Nihad al-Mashnuq – riferisce Lebanon Debate - ha voluto portare in dono il volume al Patriarca maronita Bechara Boutros Rai, in occasione del Natale.
L'ultimo censimento ufficiale realizzato in Libano è quello del 1932. A quel tempo, nel Paese dei Cedri c'erano 875.252 abitanti, e il 53% di loro erano cristiani. Tutte le successive statistiche sulla composizione della popolazione libanese dal punto di vista religioso sono basate su studi e rapporti considerati non ufficiali, anche quando sono stati redatti sulla base di ricerche ad alto tasso di attendibilità dal punto di vista scientifico.
Lo Yearbook of International Religious Statistics fornisce ogni anno una panoramica globale sulla composizione delle popolazioni dei Paesi dal punto di vista delle diverse appartenenze religiose degli abitanti, allegando in alcuni casi anche contributi e tabelle con proiezioni sui futuri prevedibili cambiamenti nei rapporti percentuali tra le diverse componenti religiose nelle singole nazioni.
Lo Yearbook 2018, riguardo al Libano, tiene conto delle mutazioni della consistenza percentuale delle diverse componenti religiose libanesi sulla base dei flussi di emigrazione/immigrazione e sui mutamenti del tasso di fertilità nelle singole comunità di fede.
Riguardo al Libano, le cifre riportate nell'annuario 2018 mostrano che il Paese è stato segnato negli ultimi 35 anni da forti processi di emigrazione della popolazione libanese, sia a causa di motivazioni economiche, sia per i conflitti interni e regionali che hanno coinvolto la nazione libanese.Nel periodo 1975-2011, gli espatriati dal Libano sono stati più di 1 milione 567mila, e di essi il 46,6% erano cristiani e il 53,4% musulmani.
Secondo i dati forniti, tra il 1971 e il 2004 si è registrato un declino del tasso di fertilità anche nella popolazione musulmana. Inoltre, dall'inizio della guerra libanese nel 1975 fino alla metà degli anni '80 il tasso di emigrazione dei cristiani era molto più alto, ma tale tendenza si è arrestata tra il 1984 e il 2011. Di conseguenza, la suddivisione degli immigrati su base religiosa, dal 1975 al 2011, è risultata essere per il 46% cristiana e per il 54% musulmana. Sulla base di tali rilevazioni, attualmente in Libano i cristiani – maroniti e altri – rappresentano il 38% degli aventi diritto al voto nelle elezioni parlamentari. Ma la tendenza al declino di questo dato, registrata negli ultimi decenni, secondo gli studiosi di trend demografici subirà un arresto e addirittura una lieve inversione. I rapporti evidenziano che la popolazione cristiana è rimasta stabile negli ultimi due anni, e dovrebbe aumentare dal 38% al 40% nei prossimi 19 anni, raggiungendo la percentuale del 41% nei prossimi 34 anni.
I dati prendono le mosse dal dato secondo cui la popolazione libanese aveva toccato nel 2011 quota
3 milioni 334.691 abitanti, con un 38,22% di cristiani e un 61.62% dei musulmani. Si prevede che nel 2030 la popolazione libanese potrà superare quota 4milioni 486mila abitanti, con il 40.18% di cristiani E il 59,71% di musulmani.Nell'anno 2045, si stima che la popolazione libanese potrà superare i 5 milioni 386abitanti, con un 41,12% di cristiani e il 58,87% di musulmani. .
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AMERICA/MESSICO - I Vescovi vicini alla gente nella sofferenza per l'incontro, il dialogo e la costruzione della pace

Agencia FIDES - 10 January, 2019 - 03:56
Città del Messico – “Il nostro paese deve affrontare costantemente diverse prove e avversità, poche opportunità di lavoro e di istruzione, l’elevata insicurezza che continuiamo a soffrire e l'arrivo di un nuovo governo, con quello che comporta di incertezze e speranze”. Di fronte a questo panorama, i Vescovi messicani, nel loro messaggio di inizio anno, constatano che “le nostre popolazioni chiedono una Chiesa vicina e compagna di viaggio” e ribadiscono il loro impegno a costruire la “Casa comune”.
Nel testo pervenuto all'Agenzia Fides, che porta la data dell’8 gennaio ed è firmato dal Presidente e dal Segretario generale della Conferenza Episcopale Messicana, rispettivamente Mons. Rogelio Cabrera López, Arcivescovo di Monterrey, e Mons. Alfonso Miranda Guardiola, Vescovo ausiliare di Monterrey, si rileva: “La realtà di insicurezza e violenza cresce oltre misura, costringendo la nostra gente a vivere con la paura, con il dolore e l'incertezza. La Chiesa pellegrina in Messico è impegnata a contribuire con tutte le sue risorse, al bene comune, con i suoi insegnamenti, la sua pastorale e la sua dottrina, aprendo spazi per l'incontro, il dialogo e la costruzione della pace”. Quindi i Vescovi ribadiscono il loro dovere, nella proclamazione del Vangelo, di sostenere decisamente l’attuazione del Piano per la costruzione della pace della Chiesa, che “in collaborazione con la società civile, il governo e diverse organizzazioni, ci consentirà di progredire nel superamento della violenza e nel consolidamento della pace”.
Quindi si ricorda che l'Assemblea plenaria dell’Episcopato del novembre scorso ha approvato l'équipe nazionale per la protezione dei minori, e ha accolto con riconoscenza l’invito del Santo Padre ai Presidente delle Conferenze episcopali per un incontro a Roma per trattare questo tema.
“Oggi più che mai siamo turbati dal grido scioccante dei nostri fratelli migranti – prosegue il testo -. Nella fedeltà alla fede in Gesù Cristo, non si può ignorare la sofferenza di coloro che cercano migliori condizioni di vita, attraversando la frontiera per lavorare e contribuire al bene comune, non solo delle loro famiglie ma del paese fratello che li riceve”.
I Vescovi concludono ricordando che i cambiamenti climatici costituiscono un problema globale, come ricorda la Laudato sì, e “una delle principali sfide attuali per l’umanità”, esortando il paese “ad essere pioniere nella custodia della nostra Casa Comune”.
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ASIA/PAKISTAN - Il Cardinale Coutts: "Siamo in una fase di speranza: lavoriamo insieme per la pace in Pakistan"

Agencia FIDES - 10 January, 2019 - 03:36
Karachi - "Viviamo una fase di speranza. Questo incontro è un'occasione per diffondere il messaggio di speranza e lavorare insieme per la pace nel paese. La pace non verrà solo grazie a un augurio, ma lavorando e costruendola insieme": lo ha detto il Cardinale Joseph Coutts, Arcivescovo di Karachi, partecipando, il 9 gennaio, a un raduno ecumenico organizzato dalle comunità cristiane a Karachi, in occasione del nuovo anno 2019. Come appreso dall’Agenzia Fides, parlando ai presenti, membri di varie comunità cristiane ma anche di altre comunità religiose come musulmani, indù, sikh, parsi e bahai, il Cardinale ha detto: "Siamo tutti chiamati a vivere in unità. Se non ci conosciamo, non possiamo vivere in pace e nell'unità e la nostra missione di diffondere armonia e riconciliazione sarà meno efficace".
L'Arcivescovo di Karachi ha citato il fondatore del Pakistan, Mohammad Ali Jinnah, nel suo noto discorso del 1947, quando ribadì che in Pakistan le minoranze religiose sono libere di seguire la loro religione e di frequentare i loro luoghi di culto. E ha aggiunto: “Questo sta accadendo. Vediamo che oggi avviene sempre di più, le persone si sentono più libere e vivono nell'unità e nella pace”.
Il Cardinale Coutts ha espresso parole di apprezzamento verso i religiosi islamici che svolgono un ruolo importante per promuovere la pace e l'armonia nella società pakistana. Poi ha elogiato le forze armate e ha detto: "Non dimentichiamo i funzionari di polizia e le forze armate, sempre attive per la nostra protezione e per mantenere la pace e la legge e l'ordine in città. Ringraziamo per l'opera svolta durante il periodo natalizio".
Essendo la parola "armonia" il suo motto episcopale, il Card. Coutts ha concluso: "Siamo tutti fiori dello stesso giardino: la mia visione è diffondere il messaggio di questa comunione e promuovere il messaggio di pace e armonia in Pakistan e a livello globale".
L'avvocato in pensione Shahida Jamil, musulmana presente all'incontro, ha apprezzato gli sforzi del Cardinale per la promozione della pace e per l'armonia interreligiosa. Parlando con Fides, ha affermato: "Siamo tutti cittadini del Pakistan: la nazione appartiene a tutti i suoi cittadini, non a maggioranze o minoranze".
P. Mario Rodrigues, rettore della Cattedrale di San Patrizio a Karachi, ha dichiarato a Fides: "È essenziale che tutte le componenti della nazione, governo e società civile e comunità religiose, si adoperino per mantenere e promuovere nel paese un clima in cui le persone di diverse religioni possano vivere insieme in pace e armonia. Il nuovo governo di Imran Khan intende costruire un nuovo Pakistan, una nazione in cui armonia interreligiosa e pace sono elementi importanti".
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AFRICA/NIGER - Tensioni e violenze nella zona limitrofa alla missione di padre Maccalli

Agencia FIDES - 10 January, 2019 - 02:48
Niamey – Non si placa la tensione in Niger: giungono all’Agenzia Fides notizie di operazioni militari in corso contro Boko Haram. “La regione colpita è quella dell’estremo sud-est del paese, nella zona del lago Ciad, alla frontiera con Nigeria e Ciad”, racconta a Fides padre Marco Prada della Società per le Missioni Africane. “In particolare – continua il missionario – secondo un comunicato del Ministero della Difesa, le rive del fiume Komadougou e alcune isole del lago sono le aree maggiormente coinvolte dalle violenze. Si parla di 200 terroristi che sarebbero stati uccisi in attacchi aerei, mentre un altro centinaio in azioni di terra”.
Padre Marco evidenzia che “nel dipartimento di Torodi, a circa 60 km a est della capitale di Niamey, e non lontano da Bomoanga, la missione di padre Pier Luigi Maccalli, non cessano gli attacchi a posizioni dell’esercito governativo e delle forze di sicurezza da parte di gruppi armati, con probabilità legati al jihadismo. L’ultimo attacco, avvenuto il 3 gennaio, ha provocato un morto e un ferito tra i ranghi della Guardia Nazionale del Niger ”.

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AFRICA - Controversie elettorali in Africa: l'Episcopato congolese, un modello per il continente

Agencia FIDES - 10 January, 2019 - 02:44
Kara – “Manifestare pubblicamente dissensi e divisioni, in particolare nelle dispute elettorali, è un fatto che ferisce e indebolisce la Chiesa e che la porta lontano dall'attività evangelizzatrice e missionaria in Africa”, dice a Fides padre Donald Zagore, della Società per le Missioni Africane , ricordando che la Chiesa promuove i valori cristiani e non entra nelle questioni partitiche.
In vari contesti si sono registrate, infatti, polemiche interne tra i Vescovi africani, nelle crisi politiche: è accaduto in Costa d’Avorio nel 2010 e in Camerun nell’ottobre 2018, dopo il risultato delle elezioni presidenziali. Esiste un esempio virtuoso, secondo p. Zagore: “La Conferenza episcopale della Repubblica Democratica del Congo parla con una sola voce. Quale testimonianza, infatti, offre una Chiesa divisa a un continente costantemente sottoposto a violenze e divisioni? E’ necessario che le Conferenze episcopali parlino con una sola voce, altrimenti le crisi politiche in Africa distruggeranno non solo le comunità civili, ma anche quelle religiose”.
Il missionario esorta i leader cattolici africani a “essere fedeli al loro ruolo profetico, di testimoni di verità e fonte di speranza”. E conclude: “La Chiesa, in quanto strumento di unità, deve mantenersi al di sopra delle considerazioni strettamente politiche e partitiche. La Chiesa africana è chiamata a indossare la tunica della profezia per il bene del continente africano. La Cenco sembra essere sulla strada giusta e può essere modello per le altre Conferenze episcopali”.
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ASIA/INDONESIA - Per la Chiesa di Giacarta il 2019 è "l'Anno della saggezza"

Agencia FIDES - 9 January, 2019 - 05:19
Giacarta - L'Arcidiocesi di Giacarta dichiara ufficialmente che il 2019 sarà "L'Anno della saggezza". Come appreso dall'Agenzia Fides, il focus pastorale sarà rivolto soprattutto alle questioni sociali e a come affrontarle e viverle con lo spirito evangelico, secondo il messaggio di Cristo. Dichiarando solennemente il 2019 "Anno della saggezza", l'Arcivescovo Ignazio Suharyo ha invitato due importanti figure cattoliche a intervenire come oratori in un evento pastorale tenutosi a Giacarta il 5 gennaio: il Gesuita e professore di filosofia p.Franz Magnis-Suseno e il professore di economia Rhenald Kasali, docente all'Università dell'Indonesia .
Centinaia di cattolici provenienti dalle 67 parrocchie dell'Arcidiocesi di Giacarta hanno partecipato all'evento, ponendo la loro attenzione al fatto che il 2019 sarà, tra l'altro, contrassegnato dalle elezioni presidenziali e parlamentari previste nel prossimo aprile.
Negli ultimi quattro anni, l'Arcivescovo di Jakarta ha cercato di inserire nel piano pastorale della Chiesa locale una riflessione sui valori filosofici della "Pancasila", la "Carta dei cinque principi" alla base della Repubblica d'Indonesia. Questa urgenza, avvertita dalla Chiesa cattolica e da altre organizzazioni della società civile, nasce dalla scarsa conoscenza della Pancasila rilevata negli ultimi anni da molti indonesiani.
Per questo, in un piano quinquennale, "ogni anno adottiamo un principio della Pancasila e lo immettiamo nella visione pastorale, cercando di riflettere e contribuire al bene comune della nazione" spiega a Fides l'Arcivescovo Suharyo. Nell'Anno delle saggezza, ci si riferisce al 4° principio della Pancasila: "La democrazia guidata dalla saggezza interiore, che scaturisce dalle deliberazioni tra i rappresentanti".
Tra i punti-chiave emersi nell'incontro del 5 gennaio vi è quello del "primato della coscienza", in ogni buon cattolico: "La Chiesa cattolica non ha mai impartito istruzioni per eleggere una certa figura o votare un dato partito. Solo la coscienza illuminata può guidare verso la scelta saggia", ha chiarito il professore Gesuita p. Suseno, che insegna alla Driyarkara High School of Philosophy. "Il nostro comune nemico è la corruzione dilagante", ha aggiunto.
L'Arcivescovo Suharyo ha avuto modo di presentare la figura di Papa Francesco come "uomo di preghiera e compassione, che mostra l'amore e l'umiltà", notando che tale atteggiamento può essere un buon modello per "un leader che vuole servire le persone nella nazione". "Ciò che rende significativa la leadership è la sua capacità di trasformare", ha osservato.
Parlando della figura del "leader trasformativo", Kasali ha aggiunto: "Il nostro focus è sul cambiamento e l'innovazione. Una buona leadership offre sempre un cambiamento innovativo per una vita migliore".
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AFRICA/CONGO RD - Attesa per i risultati del voto. “Giustizia e Pace” del Belgio: “La comunità internazionale faccia la sua parte”

Agencia FIDES - 9 January, 2019 - 04:51
Kinshasa - Sale la tensione a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, dove sono attesi i risultati delle elezioni presidenziali e politiche del 30 dicembre 2018. Decine di poliziotti sono stati dispiegati questa mattina, 9 gennaio, di fronte alla sede della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente che dovrà comunicare l’esito ufficiale della votazione. L’annuncio dei risultati era atteso domenica 6 gennaio, ma la CENI lo ha rimandato a data da destinarsi, suscitando le proteste dell’opposizione. Ieri sera, 8 gennaio, la CENI ha affermato che i risultati saranno proclamati al massimo entro le prossime 48 ore.
“Questo ritardo, unito al recente blocco delle connessioni Internet e all’esplosione di forti polemiche sulla proclamazione dei risultati, lasciano presagire la possibilità di nuove difficoltà” afferma una nota del 7 gennaio inviata all’Agenzia Fides dalla Commissione “Giustizia e Pace” della Conferenza Episcopale del Belgio. Il Belgio è l’antico colonizzatore e la Chiesa congolese e quella belga mantengono rapporti di collaborazione fraterna. “Giustizia e Pace” stigmatizza l’atteggiamento prudente dell’Unione Europea: “Mentre l’Unione Africana e gli Stati Uniti si sono espressi a favore del rispetto della scelta degli elettori, l’Unione Europea e la maggior parte dei suoi stati membri restano al momento silenziosi”.
“Il Belgio – prosegue la nota- che è entrato a far parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU all’inizio di quest’anno, deve prendersi le sue responsabilità e appoggiare il processo elettorale nella RDC presso gli altri Stati membri del Consiglio durante la riunione che si tiene l’8 gennaio”. “È essenziale che i membri del Consiglio, con in particolare il sostegno della Cina e della Russia, lancino un messaggio chiaro e unanime nei confronti della CENI e delle autorità della RDC: la scelta degli elettori, espressa nelle urne, deve essere rispettata. Ne va della credibilità del processo elettorale e di conseguenza di quella del prossimo Presidente del Paese. In caso contrario si rischia l’esplosione di gravi conflitti nel Paese” ha sottolineato Clara Debeve, responsabile per l'Africa centrale di “Giustizia e Pace”.
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AMERICA/VENEZUELA - I Vescovi: il paese in crisi profonda, ma chi ha prodotto questo deterioramento vuole continuare sulla stessa strada

Agencia FIDES - 9 January, 2019 - 04:46
Caracas – “Oggi nella sfera politica, le persone sono come pecore senza pastore, senza un progetto comune, ed è difficile per loro rafforzare la cittadinanza e la consapevolezza della corresponsabilità politica”. Ciò è dovuto a “un clima di sfiducia, che mette radici nella paura dell'altro o dello straniero, nell'ansia di perdere i benefici personali e, sfortunatamente, si manifesta anche a livello politico, attraverso atteggiamenti di chiusura o nazionalismi che mettono in questione, la fraternità di cui il nostro mondo globalizzato ha tanto bisogno" secondo quanto afferma Papa Francesco. Queste osservazioni sono state pronunciate da Mons. José Luis Azuaje Ayala, Arcivescovo de Maracaibo e Presidente della Conferenza Episcopale del Venezuela , all’apertura della CXI Assemblea Ordinaria, il 7 gennaio a Caracas.
Nel suo lungo discorso programmatico, il Presidente della CEV si è soffermato direttamente, forse per la prima volta, sul presidente Maduro, che il 10 gennaio inizierà il secondo mandato dopo le elezioni la cui regolarità è stata contestata dagli osservatori internazionali: "Ci sarà a breve la presa di possesso del Presidente della Repubblica. Tanti i dubbi che inquadrano questo giuramento: legittimo? illegittimo? La storia, quando sarà il momento, attraverso chi ha propiziato tali elezioni discutibili, in un quadro di vantaggio, pronuncerà il suo verdetto. Ciò che è vero è che il nostro paese vive una crisi sproporzionata in tutti i settori, ma sfortunatamente chi ha guidato il governo nazionale negli ultimi anni, producendo un deterioramento umano e sociale della popolazione e della ricchezza della nazione, si propone di continuare sulla stessa strada, senza cambiamenti significativi nell'economia e nel miglioramento delle condizioni di vita dei venezuelani... Seguire la stessa strada finora percorsa è portare il popolo sull’orlo del precipizio".
Il Presidente della CEV ha quindi descritto la situazione del paese: "Siamo addolorati che non ci sia un briciolo di sensibilità umana e sociale che porti ad un completo cambiamento nella leadership del paese” e ha citato “i grandi tassi di povertà, il numero maggiore di malati non accolti dalle istituzioni sanitarie che sono morti, l’aumento delle minacce e della repressione, la violenza incontrollabile che ha ucciso più di ventimila persone nel 2018, l’iperinflazione e la distruzione del settore produttivo, la corruzione tremenda e sfacciata, l’emigrazione più grande della storia venezuelana, centinaia di prigionieri politici, civili e militari, che chiedono giustizia, le violazioni dei diritti umani, che hanno avuto il loro culmine nell’assassinio della giovane indigena Pemón Charly Peñaloza di 21 anni, la repressione delle comunità indigene e dei leader delle comunità”.
Dopo aver citato le parole di Papa Francesco sulla necessità del cambiamento sociale, Mons. José Luis Azuaje Ayala ha sottolineato che "oggi più che mai, l'organizzazione della comunità è necessaria attorno a un ideale di ricostruzione del paese, generando cambiamenti per eliminare la deriva distruttiva e cercare nuove forme di sviluppo integrale”. Quindi ha lanciato un appello a tutti i venezuelani, chiamati a lasciarsi interrogare “dal triste ricordo dei nostri parenti che hanno lasciato il paese quasi in modo obbligato, e oggi stanno lottando per sopravvivere in una terra straniera, o forse non sentiamo l'assenza dell'abbraccio del figlio, della figlia, del marito o della moglie, della madre, dei nipoti, che sono dovuti andare via costretti dalla necessità di aiutare la propria famiglia a sopravvivere?” L’Arcivescovo ha sottolineato che “risvegliare la consapevolezza e reagire con la libertà è il lavoro che ci attende”.
"La nostra coscienza cristiana deve impegnarci ogni giorno di più. Il Papa ci dice che nessuno può pretendere che releghiamo la religione alla segretezza privata delle persone, senza alcuna influenza sulla vita sociale e nazionale, senza preoccuparsi della salute delle istituzioni della società civile, senza commentare gli eventi che riguardano i cittadini" ha concluso Mons. Azuaje Ayala.

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ASIA/TURCHIA - Annunciato l'inizio della costruzione della prima chiesa in territorio turco dal 1923

Agencia FIDES - 9 January, 2019 - 04:31
Istanbul – I lavori per l'edificazione di quella che diventerà la prima chiesa costruita ex novo nella Repubblica di Turchia inizieranno entro il prossimo febbraio. Così ha annunciato martedì 8 gennaio Bulent Kerimoglu, sindaco di Bakirkoy, il distretto di Istanbul dove sorgerà la nuova chiesa. La notizia è stata riferita ai giornalisti dopo un incontro tra lo stesso Kerimoglu e Yusuf Cetin, metropolita della Chiesa siro-ortodossa in Turchia, la compagine ecclesiale destinata a fruire del nuovo luogo di culto. I lavori di costruzione dovrebbero durare al massimo due anni. La nuova chiesa sorgerà nel quartiere Yesilkoy a Bakirkoy, in un'area non lontana dall'aeroporto internazionale Ataturk, e potrà ospitare più di 700 fedeli.
La costruzione della nuova chiesa era in realtà già stata annunciata nel 2015 dall'allora Primo ministro Ahmet Davutoğlu, nel corso di un incontro nel palazzo Dolmabahçe con i rappresentanti delle minoranze religiose turche non musulmane. In quel periodo, la comunità cristiana siro-ortodossa presente in Turchia aveva visto accrescere sensibilmente il numero dei suoi fedeli, con l'arrivo dei profughi provenienti dalla Siria dilaniata dalla guerra.
Negli ultimi anni, si sono manifestati a più riprese segnali di attenzione della dirigenza politica turca nei confronti delle comunità cristiane siriache, tanto da far parlare osservatori e commentatori dell'esistenza di un “piano turco” volto a riproporre la Turchia come nuova “homeland” per i tanti cristiani siri residenti in Siria e in Europa, e i cui avi erano stanziati in territorio turco . Nei primi anni del conflitto siriano, le autorità turche avevano predisposto a Mydiat un campo-profughi riservato ai cristiani siri, in grado di ospitare 4mila rifugiati.
Attualmente, sono circa 25mila i cristiani siri che vivono in Turchia, concentrati in maggioranza nei sobborghi di Istanbul. Molti di loro risiedono proprio nelle aree adiacenti al luogo dove sorgerà la nuova chiesa. .
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ASIA/FILIPPINE - Oltre 5 milioni di pellegrini alla festa del Nazareno nero

Agencia FIDES - 9 January, 2019 - 04:13
Manila - Più di cinque milioni di fedeli hanno partecipato alla processione annuale del Nazareno Nero, chiamata "Traslacion", iniziata il 9 gennaio, con una veglia di preghiera durante la notte. Questa festa è una manifestazione della devozione popolare nelle Filippine che dura da più di quattro secoli, con milioni di devoti che pongono le loro speranze nel Cristo sofferente.
Il tema della "Traslacion 2019" è "Devoti del Signore Gesù il Nazareno: scelti per servirlo". Culmine del programma è la tradizionale processione che si snoda per le strade di Manila con una statua, in legno nero, raffigurante Cristo che porta la croce verso il Calvario. Migliaia di credenti convergono da tutto il paese a Manila per partecipare a questa festa.
La statua del Nazareno nero fu portata a Manila nel 1607 dai missionari agostiniani provenienti dal Messico. Si crede anche che sia stata parzialmente bruciata e annerita quando il galeone che la trasportava prese fuoco in un viaggio transpacifico dal Messico, un'altra colonia spagnola all'epoca.
Mons. Hernando Coronel, Rettore della chiesa di San Giovanni Battista, nel quartiere di Quiapo, a Manila, spiega all'Agenzia Fides: "La festa del Nazareno nero ruota intorno alla devozione al Cristo sofferente, con cui i filippini si identificano, nella loro vita segnata dalla povertà e sofferenza quotidiana. Nella Traslacion, una processione di quasi 24 ore, si accompagna la statua dal Quirino Grandstand, nel Rizal Park, nel centro di Manila, fino alla chiesa del Nazareno a Quiapo". Per la ricorrenza, nella chiesa sono molti i sacerdoti impegnati per le confessioni, per le benedizioni, per amministrare i Sacramenti.
Durante la Santa Messa celebrata oggi nella chiesa, l'Arcivescovo di Manila, il Cardinale Luis Antonio Tagle nella sua omelia, ha affermato che "la devozione al Nazareno Nero è l'amore per Gesù e non è fanatismo. Un vero devoto ama: l'essenza della devozione è l'amore. Il fanatico si aggrappa solo a qualcosa che dà valore a sè stesso. Il devoto ama Gesù. Il fanatico non ama", ha ricordato ai fedeli il Cardinale.
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AFRICA/CENTRAFRICA - Assalto alle suore comboniane: "L’obiettivo era il bottino, non la religione"

Agencia FIDES - 9 January, 2019 - 03:11
Bangui - "Gli assalitori erano banditi comuni. Piccoli criminali che cercavano un bottino facile da portare via": così le suore comboniane italiane riassumono l’assalto subito dalle consorelle della comunità Foyer di Bangui , il 5 gennaio 2019 .
"Gli assalitori erano otto o nove", continuano le religiose che hanno raccolto la testimonianza delle consorelle religiose centrafricane. "Sono entrati nella comunità e, minacciando con le armi, hanno legato e imbavagliato le tre suore. Sono stati momenti di grande paura e violenza. Come non averne? Il Centrafrica è pieno di sbandati disposti a tutto pur di racimolare un po’ di denaro. Molti ex miliziani sono drogati e quindi ancora più pericolosi".
La missione è stata completamente saccheggiata. I rapinatori hanno portato via anche gli orologi personali delle suore. "È stata davvero una brutta avventura. Le religiose sono traumatizzate, ma complessivamente stanno bene. Hanno lasciato la missione e si sono rifugiate nella casa provinciale, sempre a Bangui. Va detto che il quartiere nel quale vivono è particolarmente problematico. Tutti lo sanno, anche le nostre suore, ma hanno sempre voluto rimanere lì per condividere le fatiche della popolazione locale e stare vicino ai più poveri e bisognosi".
La Repubblica centrafricana è un Paese dominato da una guerra a bassa intensità che miete centinaia di vittime. L’instabilità è iniziata nel 2012 quando è scoppiata il gruppo ribelle Seleka, composto in prevalenza da musulmani ma anche da mercenari provenienti dai Paesi vicini, ha attaccato il Paese.
All’inizio del 2013, i ribelli hanno conquistato la capitale Bangui, costringendo il presidente François Bozizé a cercare rifugio in Camerun. Il conflitto sembrava spegnersi quando ai ribelli della Seleka si sono opposte le milizie anti-Balaka. Ne sono nati scontri su tutto il territorio che, gradualmente, si sono tramutati in scontri tra bande armate, non tanto per motivi ideologici quanto per controllare e saccheggiare le comunità locali.
Neanche la visita di Papa Francesco, che ha aperto a Bangui l’Anno Santo 2015, è riuscita a placare gli scontri che, secondo l’ultimo rapporto di Amnesty International, hanno provocato migliaia di morti e hanno costretto 538.000 persone a rifugiarsi nei vicini Ciad, Camerun, R.d. Congo e Congo e 601.000 a lasciare la propria abitazione per cercare rifugio in province più tranquille dello stesso Centrafrica. Almeno 2,4 milioni di centrafricani dipendono dagli aiuti umanitari e 1,4 milioni sono in condizioni d’insicurezza alimentare.
Le suore comboniane non rilevano motivazioni religiose dietro l’attacco alla comunità di Bangui. "Non possiamo escludere nulla – osservano - ma, considerata la zona in cui si trova la comunità, siamo propense a pensare si tratti di un atto di criminalità comune piuttosto che di una vendetta di miliziani o ex miliziani musulmani contro una comunità cristiana. L’obiettivo era il bottino, non la religione".
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