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ASIA/COREA DEL SUD - I giovani coreani alla GMG con la loro passione per la pace

Agencia FIDES - 17 January, 2019 - 03:52
Cartago - I giovani coreani portano alla Giornata Mondiale della Gioventù a Panama la loro passione e l'impegno per la pace: come appreso dall'Agenzia Fides, 41 pellegrini coreani provenienti dall'Arcidiocesi di Seoul, accompagnati da Mons. Peter Chung Soon-taek, Vescovo ausiliare di Seoul, sono appena sbarcati nel continente americano, arrivando nella chiesa dei Protomartiri di San Esteban, nella diocesi di Cartago, in Costa Rica, per partecipare alla fase diocesana che precede le giornate vere e proprie della GMG a Panama.
Come riferisce a Fides l'Ufficio comunicazioni dell'Arcidiocesi di Seoul, i pellegrini coreani e i giovani nella Chiesa ospitante hanno vissuto una solenne e festosa messa di benvenuto: anche se i giovani dei due paesi provengono dalle parti opposte del globo e si sono incontrati per la prima volta, hanno subito vissuto un'esperienza di unità, in quanto sono tutti giovani e condividono la stessa fede. Nella cerimonia di benvenuto, i "padroni di casa" hanno preparato uno spettacolo musicale secondo le tradizioni locali, mentre durante la messa, i pellegrini coreani hanno donato la statua della Vergine Maria di Corea e un dipinto dei 103 Santi martiri coreani.
Dal 17 al 20, i giovani saranno impegnati in vari programmi e iniziative, come attività di volontariato, raduni, pellegrinaggi ai santuari. Successivamente, il 20 gennaio, effettueranno un viaggio in autobus di 15 ore dalla Costa Rica a Panama.
I pellegrini sono partiti da Seoul il 14 gennaio, dopo la messa in cui hanno invocato la protezione e le benedizioni di Dio. Mons. Chung ha detto: "Disponiamo il nostro cuore ad accogliere la grazia di Dio, in modo che il tempo a Panama possa portare frutti e sia una benedizione per la vita di ciascuno, sia un tempo di condivisione dell'amore di Dio e del prossimo". La "mobilità" e la "connettività" dei giovani di oggi, ha sottolineato, "fanno sì che nelle GMG essi possono condividere la loro fede e le loro esperienze più preziose anche con quanti non possono partecipare personalmente".
Alla GMG di Panama 2019, in programma dal 22 al 27 gennaio, parteciperanno in tutto circa 370 pellegrini provenienti da 12 diocesi nella Corea del Sud. Sarà presente anche il Cardinale Andrew Yeom Soo-jung, Arcivescovo di Seoul.
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AMERICA/BRASILE - Giovani rappresentanti dei popoli indigeni portano alla GMG le loro attese e speranze

Agencia FIDES - 17 January, 2019 - 02:21
Manaus - La Giornata Mondiale della Gioventù 2019 riunirà giovani di tutto il mondo a Panama dal 22 al 27 gennaio. Tra loro ci sono otto giovani indigeni brasiliani, rappresentanti di diversi popoli e regioni: i Tupinambá di Bahia, i Tukanos e i Barés di Amazonas, i Guarani-Kaiowa del Mato Grosso do Sul, i Karipuna di Rondonia o i Guarajaras del Maranhão. Parlando all’Agenzia Fides, questi giovani dichiarano di essere inviati dai loro diversi popoli, dai loro parenti, per incontrare Papa Francesco, che ha ripetutamente espresso la sua vicinanza ai popoli originari e ha chiesto di ascoltarli e riconoscerli.
Nei giorni che precedono la Giornata Mondiale della Gioventù, durante le cosiddette giornate nelle diocesi, la delegazione brasiliana parteciperà, dal 17 al 21 gennaio, all'Incontro mondiale della gioventù indigena, che si terrà a Soloy, diocesi di David, dove sono attesi centinaia di giovani provenienti da diversi popoli indigeni del mondo, in un tentativo di riflettere e celebrare la loro fede in Cristo secondo la millenaria ricchezza delle loro culture.
I giovani brasiliani saranno accompagnati da suor Laura Vicuña Pereira Manso, del Consiglio indigenista missionario , organismo della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile che accompagna la vita delle popolazioni indigene brasiliane, aiutandole nei continui attacchi di cui sono vittime. Alcune di queste minacce sono state raccontate a Fides dai giovani indigeni, enumerando le situazioni quotidiane nelle loro comunità e mettendo in luce le difficoltà attualmente vissute da molti di questi popoli, che a loro avviso sono una ripetizione di situazioni che si sono già verificate negli ultimi cinquecento anni.
Prima del loro viaggio, i giovani indigeni si sono riuniti nella sede del Consiglio indigenista di Manaus, dove oltre a conoscersi, si sono scambiati esperienze e hanno visto come organizzare quanto condivideranno negli incontri a cui parteciperanno, sia con gli indigeni come con tutti i partecipanti alla GMG.
Il messaggio che portano, condiviso con l’Agenzia Fides, è la richiesta di vedere rispettato il loro diritto "a vivere e ad essere rispettati secondo la cultura di ogni popolo di questo paese, perché ogni popolo ha la sua particolare cultura, le sue credenze, i suoi costumi, le sue tradizioni", e insistono sul fatto che "in ogni popolo c'è il desiderio di vivere, di essere liberi, di godere del proprio territorio senza paure e tensioni in ogni momento".
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AFRICA/CONGO RD - L’impegno della Chiesa per la giustizia e l’onestà: un riferimento per molte Chiese locali nel continente

Agencia FIDES - 16 January, 2019 - 10:39
Kinshasa – I tanto attesi risultati delle recenti elezioni presidenziali nella Repubblica Democratica del Congo continuano a suscitare polemiche tra varie istituzioni e ad alimentare, d'altro canto, l’impegno della Chiesa cattolica del Paese, affinché prevalgano la giustizia e l’onestà. Denunciando la non veridicità dei risultati delle elezioni presidenziali che hanno visto Felix Tshisekedi eletto nuovo presidente della Repubblica del Congo, la Chiesa cattolica "rimane ferma e coerente nel contribuire a un Congo sempre più democratico e giusto" .
“I risultati della presenza e dell'impegno della Chiesa in Congo sono di fondamentale importanza” sottolinea a Fides padre Donald Zagore, teologo ivoriano della Società per le Missioni Africane. “Grazie al suo impegno, la Chiesa cattolica è riuscita a costringere Joseph Kabila a rinunciare a un terzo mandato e a lasciare il potere. Anche se molti parlano di un accordo politico tra Kabila e Felix Tshisekedi, i risultati pubblicati dalle urne hanno avuto come esito la tanto desiderata alternanza politica per la quale i cattolici hanno organizzato marce, costate la vita a molti giovani, rimasti uccisi nelle strade come martiri della democrazia: tra questi Thérèse Kapangala, aspirante alla vita religiosa, Rossy Mukendi Tshimanga, attivista cattolico e tutti gli altri”, continua Zagore.
“Avremmo tutti preferito avere risultati più giusti e democratici, ma si sa che la lotta per la democrazia è difficile e richiede impegno costante. Oggi in Congo dobbiamo concentrarci sui risultati e lavorare per consolidarli in modo tale che, attraverso lente e dolorose evoluzioni, il paese un giorno diventi pienamente democratico. L’impegno della Chiesa del Congo deve rimanere fonte di ispirazione per molte Chiese locali nel continente africano. La Chiesa in Congo ha dimostrato che mai più la gente sarà lasciata alla sola forza della politica. Ora anche chi non ha avuto voce finalmente può esprimersi attraverso la voce della Chiesa”.


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ASIA/MALAYSIA - Al via l'Anno Missionario Straordinario 2019

Agencia FIDES - 16 January, 2019 - 10:37
Kuala Lumpur - Si è aperto ufficialmente in Malaysia l'Anno Missionario Straordinario 2019, che culminerà con le attività di evangelizzazione compiute nel Mese Missionario Straordinario dell'Ottobre 2019, lanciato da Papa Francesco. Come appreso dall'Agenzia Fides, tutte le diocesi della Malesia si impegneranno a rinnovare la fede e la vita cristiana nelle rispettive comunità, con nuovo ardore missionario.
In concomitanza con il lancio dello speciale evento, una stella dell'Anno Missionario è stata distribuita a tutti i fedeli il 13 gennaio: la stella, al centro della quale c'è il logo dell'Anno Missionario, rappresenta le quattro dimensioni della chiamata missionaria, sottolineate da Papa Francesco.
Le quattro dimensioni sono: l'incontro con Gesù , la testimonianza nella missione , la formazione missionaria e la carità missionaria . Ogni fedele potrà scrivere sul retro della stella gli impegni che intende assumere personalmente durante l'Anno Missionario 2019. E, a Natale 2019, ogni battezzato riporterà la propria stella e la porrà nella mangiatoia, a significare che ogni battezzato può essere, nella grazia di Dio, una stella brillante che, durante questo speciale tempo di missione, ha accompagnato un'altra persona ad accogliere Gesù come suo Salvatore.
I Vescovi della Malaysia hanno così accolto l'appello di Papa Francesco a preparare il Mese missionario, che verterà sul tema "Battezzati e inviati. La Chiesa di Cristo in missione nel mondo". Il Vescovo Sebastian Francis, presidente della Conferenza episcopale di Malaysia, Singapore e Brunei, all'apertura dell'Anno Missionario ha detto: "Come battezzati, noi siamo la Chiesa di Cristo. Siamo chiamati a rispondere al comando di nostro Signore Gesù Cristo di 'andare in tutto il mondo e proclamare il Vangelo ad ogni creatura' . L'obbedienza a questo mandato di Gesù non è un'opzione per la Chiesa".
Ogni diocesi organizzerà una serie di attività di formazione per aiutare tutti a riflettere e prepararsi a "uscire da se stessa" per rivolgersi alla missione. Tra le attività previste, ci sono dei pellegrinaggi alla chiesa dell'Assunzione a Penang, uno tra i luoghi designati per trarre ispirazione su come la fede è arrivata in Malaysia. "Venereremo le reliquie dei santi e dei martiri missionari. Le parrocchie sono incoraggiate ad organizzare attività missionarie e a guardare chi è nel bisogno nella diocesi", ha detto il Vescovo Francis.
L'Anno missionario Straordinario 2019, "ci ricorda la responsabilità di rappresentare la missione di Dio in ogni aspetto della vita e in tutti i luoghi geografici. Ci chiama a condividere la vita di Gesù, cioè a predicare, insegnare, guarire, nutrire, confortare e vivere in obbedienza alla volontà di Dio" aggiunge a Fides l'Arcivescovo di Kuala Lumpur Julian Leow. "Perciò, come Chiesa e come individui, viviamo il nostro battesimo, annunciando il Vangelo al mondo" afferma.
In Malaysia, paese multiculturale e multietnico a maggioranza musulmana fondato su principi secolari, il cristianesimo è una religione professata dal 9,2% della popolazione . La maggior parte dei 2,6 milioni di cristiani locali vivono nella Malaysia orientale, cioè nelle province di Sabah e nel Sarawak, dove i battezzati costituiscono il 30% della popolazione.
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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Assolto l’ex Presidente Gbagbo; i Vescovi: “La Chiesa si mette al servizio della riconciliazione nazionale”

Agencia FIDES - 16 January, 2019 - 10:30
Abidjan - “La Chiesa sarà al servizio della comunione e della riconciliazione in Costa d’Avorio in modo attivo altrimenti non sarà una vera comunione ecclesiale” ha dichiarato Sua Ecc. Mons. Ignace Bessi Dogbo, Vescovo di Katiola e Presidente della Conferenza Episcopale della Costa d’Avorio , nel suo discorso d’apertura della 111° Assemblea Plenaria della CECCI, che si tiene a Man dal 15 al 20 gennaio.
“La riconciliazione è una missione divina della Chiesa” ha aggiunto Mons Bessi, le cui parole sono state pronunciate lo stesso giorno nel quale la Corte Penale Internazionale ha assolto l’ex Presidente ivoriano dall’accusa di crimini contro l’umanità e ne ha ordinato l’immediata scarcerazione. Insieme all’ex Capo dello Stato è stato assolto Charles Blé Goudé .
Gbagbo era stato arrestato nell’aprile 2011 dopo che le truppe francesi insieme a quelle della Missione ONU in Costa d’Avorio avevano assalito il palazzo presidenziale, mettendo fine a mesi di impasse politico-istituzionale, dopo che l’ex Presidente non aveva riconosciuto la vittoria di Alassane Ouattara, alle elezioni presidenziali tenutesi alla fine del 2010. La crisi del 2010-11, costata oltre 3.000 morti, ha messo fine alla guerra civile scoppiata il 19 settembre 2002, ma ha lasciato pesanti conseguenze nella società civile ivoriana divisa tra i sostenitori dei diversi campi politici.
L’amnistia annunciata nell’agosto 2018 dal Presidente Ouattara nei confronti di 800 prigionieri politici è stata salutata come un passo importante verso la riconciliazione nazionale. Mons. Bessi ha invitato le autorità a proseguire su questa strada, non lasciando indietro nessuno, augurandosi inoltre che lo scongelamento dei beni dei prigioni politici “non sia selettivo”.
La Costa d’Avorio si prepara ad affrontare le elezioni presidenziali e politiche nel 2020. Secondo Mons. Bessi affinché il voto sia veramente libero e pacifico occorre che gli organi di garanzia rimangano strettamente neutrali. Il Presidente della CECCI ha infine ribadito l’impegno della Chiesa ivoriana “per fare dell’appuntamento elettorale del 2020 la celebrazione della fraternità e non della violenza”.
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AMERICA/BRASILE - Caritas Brasile lancia la Campagna #EuMigrante: la migrazione è un diritto umano

Agencia FIDES - 16 January, 2019 - 04:16
Brasilia - Caritas Brasile, in collaborazione con un gruppo di organizzazioni, ha lanciato la Campagna #EuMigrante basata sul principio che la migrazione è un diritto umano. “Il migrare si riferisce alla mobilità spaziale delle persone, cioè a cambiare casa, città, regione, stato o paese. Questo processo si è verificato dall'inizio della storia umana. Tutti noi abbiamo, nelle nostre famiglie, realtà migratorie, spostamenti. Alcuni migrano per scelta, altri sono costretti a farlo" afferma la presentazione del progetto, diffusa dalla Conferenza Episcopale del Brasile, pervenuta a Fides.
La Campagna vuole richiamare l’attenzione sulla realtà e sul dramma vissuto dai migranti, in particolare sugli emigrati venezuelani che arrivano in Brasile, proponendo iniziative volte ad indicare i modi concreti per aiutarli nel processo di integrazione, come chiede Papa Francesco. L’iniziativa fa parte del programma Pana, promosso dalla Chiesa del Brasile, attraverso Caritas Brasile, con il sostegno di Caritas Svizzera e del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e Signis Brasile, per mobilitare persone e risorse sulla questione migratoria in Brasile, concentrandosi sulla crisi umanitaria vissuta al confine tra Brasile e Venezuela.
Sono tre le fasi previste dalla campagna: sensibilizzazione, mobilitazione e integrazione. Durante i primi sei mesi del 2019 saranno incoraggiate diverse iniziative per rendere visibile la realtà migratoria in Brasile attraverso l'azione del Progetto Pana, che, in un anno, mira a favorire l’integrazione di 3.500 persone, 1.224 delle quali migranti venezuelani, in sette capitali brasiliane: Boa Vista, Brasília, Curitiba, Florianópolis, Porto Velho, Recife e São Paulo. In questo processo, 612 persone sono già state integrate.
Punto di riferimento per le iniziative sono le “Camere dei diritti”, spazi in cui si svolgono le azioni del programma Pana, che si trovano nelle sette capitali. Le case sono ambienti di accoglienza e garanzia dei diritti dei migranti. Un team multidisciplinare, composto da assistenti sociali, avvocati, educatori e psicologi, assiste e accompagna i migranti. Sul sito della Campagna eumigrante.org vengono indicati vari modi con cui ognuno può aiutare e collaborare all’iniziativa.
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AFRICA/EGITTO - A Minya chiese chiuse su pressione degli islamisti. Giuristi copti denunciano le autorità locali di connivenza col settarismo

Agencia FIDES - 15 January, 2019 - 05:38
Minya – Alcuni giuristi copti hanno denunciato, davanti al procuratore generale, il governatore della provincia di Minya in merito ai fatti che nei giorni scorsi hanno portato alla chiusura di un luogo di culto copto nel villaggio di Mansheyat Zaafarana. I giuristi copti – riferisce tra gli altri il sito Copts United – hanno allegato alla loro denuncia anche materiale video-fotografico che attesta come le forze di polizia non hanno difeso il luogo di culto dall'attacco dei gruppi di facinorosi islamisti che ne chiedevano la chiusura, e hanno piuttosto garantito che le pretese settarie dei manifestanti fossero esaudite.
A Mansheyat Zaafarana c'è un edificio privato adattato a luogo dove pregano gli appartenenti alla locale comunità copta . I disordini sono cominciati il 7 gennaio, quando diverse centinaia di scalmanati hanno circondato il luogo di culto urlando slogan offensivi e intimidatori, alla presenza delle forze di sicurezza. La polizia ha chiesto ai manifestanti di calmarsi, promettendo loro che il luogo di culto cristiano sarebbe stato chiuso. Anche la diocesi copta ortodossa di Minya ha stigmatizzato l'attitudine delle autorità locali a cedere alle pressioni degli intransigenti, che riescono sempre a imporre con la forza le loro pretese illegittime a danno dei copti.
Nell'ultimo mese, nella provincia di Minya tre chiese sono state chiuse dopo proteste e incidenti di matrice settaria. Quelli di MansheyatZaafarana si sono verificati poche ore dopo la veglia di Natale che aveva visto anche il Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi intervenire alla liturgia celebrata dal Patriarca copto Tawadros II nella nuova Cattedrale dedicata alla Natività di Cristo, fatta costruire nella nuova capitale amministrativa egiziana e presentata con enfasi dalle autorità egiziane come la più grande chiesa del Medio Oriente.
Negli ultimi anni, è in atto in Egitto un processo di restauro e regolarizzazione di luoghi di culto cristiani che ha consentito già di riaprire o “legalizzare” 500 chiese e cappelle in tutto il Paese. Come già riferito da Fides , sono più di 3mila i luoghi di culto cristiani che dovranno essere presi in esame dagli apparati governativi per verificare se rispondono agli standard stabiliti dalla nuova legge.
Nei decenni scorsi, molti dei luoghi di culto cristiani da sottoporre alla valutazione degli organi governativi di controllo sono stati costruiti in maniera spontanea, senza tutte le dovute autorizzazioni. In passato, proprio tali edifici tirati su dalle comunità cristiane locali erano stati utilizzati come pretesto dai gruppi islamisti per fomentare violenze settarie contro i cristiani.
La legge sui luoghi di culto, approvata alla fine di agosto 2016 ha rappresentato per le comunità cristiane egiziane un oggettivo passo avanti rispetto alle cosiddette “10 regole” aggiunte nel 1934 alla legislazione ottomana dal Ministero dell'interno, che vietavano tra l'altro di costruire nuove chiese vicino alle scuole, ai canali, agli edifici governativi, alle ferrovie e alle aree residenziali. In molti casi, l'applicazione rigida di quelle regole aveva impedito di costruire chiese in città e paesi abitati dai cristiani, soprattutto nelle aree rurali dell'Alto Egitto.
Prima dell'agosto 2016, e in assenza di precisi riferimenti legislativi, le diverse Chiese e comunità cristiane, per venire incontro alle proprie necessità pastorali, avevano fatto costruire immobili – edifici di culto, ma anche case e locali di uso collettivo - che spesso risultano ancora privi delle specifiche licenze richieste dalla normativa attualmente vigente. .
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AMERICA/PERU’ - Aperti i lavori dell’Assemblea dei Vescovi: “La sinodalità appartiene a tutta la Chiesa”

Agencia FIDES - 15 January, 2019 - 04:14
Lima – Con una Messa celebrata nella parrocchia San Antonio de Padua, quartiere di Gesù Maria, a Lima, i 49 Vescovi peruviani hanno dato inizio ieri alla loro 113ma Assemblea Plenaria. Monsignor Miguel Cabrejos, Arcivescovo di Trujillo e Presidente della Conferenza Episcopale , ha presieduto la concelebrazione, affiancato dal Cardinale Juan Luis Cipriani, Arcivescovo di Lima, e dall'Arcivescovo Nicola Girasoli, Nunzio Apostolico in Perù come concelebranti principali.
Secondo la nota inviata dai Vescovi peruviani all’Agenzia Fides, il Presidente della CEP nell’omelia ha concentrato la sua riflessione sulla sinodalità, un concetto ampiamente usato oggi nella Chiesa per descrivere il camminare insieme di Vescovi, sacerdoti e fedeli, soprattutto dopo aver celebrato Sinodi come quello sulla famiglia e sui giovani. "La Chiesa come popolo di Dio, è una Chiesa sinodale, cammina insieme, laici e pastori, per annunciare e testimoniare il Vangelo. La Chiesa sinodale è un concetto facile da esprimere con le parole, ma non è così facile da mettere in pratica" ha sottolineato mons. Cabrejos.
"La sinodalità appartiene a tutta la Chiesa e a tutti i membri della Chiesa. Questo è il motivo per cui tutti i battezzati sono compagni di strada. La Chiesa sinodale non è altro che camminare insieme, attraverso le vie della storia, per incontrare Cristo, nostro Signore" ha aggiunto. Monsignor Cabrejos ha anche fatto riferimento allo spirito di servizio: "In questa Chiesa sinodale nessuno è al di sopra degli altri. E chi esercita le funzioni di governo deve tenere presente che il più grande è il più piccolo, e chi governa deve farlo come chi serve".
Terminata la Messa, i Vescovi si sono recati nella sede della Conferenza episcopale, dove si svolgono i lavori dell’Assemblea, che proseguirà fino a venerdì 18 gennaio, e tratterà vari argomenti, oltre ad un’analisi degli ultimi avvenimenti verificatisi nel paese. Il Nunzio apostolico in Perù, l'arcivescovo Girasoli, porterà il suo saluto particolare. Inoltre, come ogni anno, il premio della Medaglia di Santo Toribio de Mogrovejo sarà assegnato alle persone e alle istituzioni che si sono distinte per il loro lavoro a favore della Chiesa.

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AFRICA/CENTRAFRICA - “Alcuni contingenti dell’ONU non proteggono i civili” denunciano i Vescovi centrafricani

Agencia FIDES - 15 January, 2019 - 04:02
Bangui - Ci sono contingenti dei Caschi Blu della Missione ONU in Centrafrica che non fanno il loro dovere di proteggere i civili. È l’accusa lanciata dai Vescovi centrafricani al termine della loro Assemblea Plenaria. “Rendiamo omaggio a quei contingenti della MINUSCA che con professionalità assicurano la protezione dei civili” si legge nel messaggio inviato all’Agenzia Fides. “Tuttavia deploriamo la duplicità di alcuni contingenti che lasciano deteriorare la situazione sotto i loro occhi come se ne traessero profitto, in particolare i marocchini all’est, i pakistani a Batangafo e i mauritani ad Alindao. Un tale comportamento non fa che aggravare la situazione già critica del Paese”.
I Vescovi tracciano un quadro drammatico delle condizioni del Paese. “È triste constatare - scrivono - che al di là della capitale e di alcune città, lo Stato ha una presenza solo formale. I funzioni civili e militari, anche nelle zone dove non vi sono gruppi armati, sono privi di mezzi per operare e il loro numero è simbolico”. Vaste aree del Centrafrica sfuggono al controllo dello Stato e sono in mano a gruppi armati che “commettono ripetutamente violenze disumane e gravi violazioni dei diritti umani: racket, incendi di siti di sfollati, impedimenti alla libera circolazione, arresti arbitrari, sequestri, torture, esecuzioni sommarie”. I gruppi ribelli sono arrivati al punto di modificare la demografia di diverse località . I Vescovi si chiedono il perché della concentrazione massiccia di gruppi armati nell’est del Paese e come mai alle popolazioni di alcune aree è stato imposto di firmare un documento secondo il quale rifiutano la presenza delle forze armate centrafricane.
A questo si aggiunge la “porosità delle frontiere alla transumanza che accresce l’instabilità nelle zone sotto controllo dei gruppi armati”. L’arrivo di pastori da oltre confine crea conflitti con gli agricoltori, mentre la porosità delle frontiere facilità il traffico d’armi e l’arrivo di mercenari, in particolare da Ciad, Sudan, Camerun, Niger e Uganda. “Chiediamo ai governi di questi Paesi di dare prova d’umanità aiutando la Repubblica Centrafricana a uscire dall’anarchia per il bene di tutti. Infatti, un Paese destabilizzato è un problema internazionale” affermano i Vescovi.
La Chiesa, che ha visto diversi suoi pastori e fedeli venire uccisi, ribadisce il suo impegno per la pace e a continuare a portare la Luce di Cristo Salvatore del Mondo. “Cristo è venuto a liberare l’uomo non solo dai suoi peccati, ma anche dalla conseguenze del peccato che lo schiacciano. “In quanto cristiani, Cristo ci esorta a partecipare alla sua missione di liberazione totale dell’uomo cominciando dai più poveri ed emarginati”.
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ASIA/PAKISTAN - Cristiani e musulmani insieme per commemorare gli 800 anni dell'incontro tra San Francesco e il Sultano

Agencia FIDES - 15 January, 2019 - 03:32
Lahore - Commemorare lo storico evento dell'incontro tra San Francesco con il Sultano d'Egitto, AL-Kamil nell'anno 1219, attualizzarlo nel Pakistan di oggi, lanciando un messaggio universale di tolleranza, amicizia, dialogo, impegno comune per la pace: con questo spirito la Commissione nazionale per il dialogo interreligioso e l'ecumenismo, in seno alla Conferenza dei Vescovi cattolici del Pakistan, ha organizzato un incontro per inaugurare le attività che, nell'anno 2019, ricorderanno in Pakistan l'evento di 800 ani fa, all'insegna del dialogo islamo-cristiano. Come appreso dall'Agenzia Fides, è stato il francescano Sebastian Shaw, Arcivescovo di Lahore e Presidente della Commissione, a presiedere la cerimonia, tenutasi il 12 gennaio a Lahore. Accanto a lui vi era p. Francis Nadeem, Custode dei Frati Cappuccini in Pakistan, Segretario esecutivo della Commissione. Vi hanno preso parte numerosi francescani, suore, preti, laici nonché eminenti studiosi musulmani giunti a Lahore per l'occasione anche da Sialkot, Gujranwala e Islamabad.
I due grandi leader, Francesco e Al-kamil, “si sono schierati per la pace e la tolleranza in mezzo all'atmosfera di guerra e di conflitto durante le crociate. Hanno dato un esempio di dialogo interreligioso e comprensione reciproca", ha detto p. Nadeem.
All'inizio della cerimonia è stato svelato un dipinto che ritrae l'incontro tra San Francesco d'Assisi e Al-Kamil, mentre delle colombe sono stata liberate in volo, a simboleggiare la speranza di diffondere il messaggio di pace in Pakistan e specialmente nelle aree in cui vi sono conflitti religiosi e politici.
Il cappuccino fra Shahzad Khokher, OFM Cap, ha poi presentato lo sfondo, il contesto storico e il significato di questo incontro storico, mentre l'Arcivescovo Shaw ha incoraggiato tutti i presenti a "essere ambasciatori di pace, ispirandosi all'esempio mostrato da questi grandi leader". "Ammiro la passione e il coraggio di Francesco di Assisi, che volle recarsi dal Sultano nel bel mezzo della guerra", ha detto ribadendo che "questo evento ci spinge tutti noi a vivere in pace, armonia, tolleranza e solidarietà".
P. Nadeem ha annunciato che nel 2019 l’evento sarà celebrato in tutto il Pakistan, con diverse attività: seminari per bambini, giovani, studenti universitari, coinvolgendo sempre cristiani e musulmani. "Intendiamo raggiungere anche quel 30% di leader religiosi musulmani che sono ostili ai cristiani. Come San Francesco, senza paura, con l'aiuto dei musulmani che sono al nostro fianco, desideriamo incontrarli per promuovere la pace e l'armonia in Pakistan", ha detto.
Il maulana Muhammad Asim Makhdoom, noto studioso tra i tanti leader islamici presenti, ha concordato: "Promuoveremo insieme la missione di San Francesco e del Sultano. Tocca a noi affrontare coloro che diffondono odio e pregiudizio tra le religioni. Tocca noi impegnarci seriamente quest’anno per convincere altre persone a unirsi a questo movimento che promuove dialogo interreligioso, pace e armonia sociale mentre celebriamo gli 800 anni di quello storico incontro”. La cerimonia si è conclusa con la preghiera comune per la pace recitata insieme dall'assemblea.
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AMERICA/ARGENTINA - Presentato il logo per la beatificazione dei martiri di La Rioja, “gioia di tutto il popolo”

Agencia FIDES - 15 January, 2019 - 03:02
La Rioja – La diocesi argentina di La Rioja ha presentato il logo e il tema della beatificazione di Mons. Enrique Angelelli, dei sacerdoti Carlos Murias ofm e Gabriel Longueville e del laico Wenceslao Pedernera, uccisi in odio alla fede nell’estate 1976 . Il rito della beatificazione sarà celebrato nella diocesi di cui Mons. Angelelli fu Vescovo, La Rioja, sabato 27 aprile, nel giorno della festa di SantoToribio de Mogrovejo, patrono dei Vescovi latinoamericani .
Nell'immagine ufficiale si vedono i volti dei quattro martiri con al centro una croce. Le foto sono circondate in alto dalla scritta "Martiri del Vangelo" e, sotto, dalle foglie di palma, che simboleggiano il martirio. In basso è riportata la frase "Pasqua Riojana, gioia del popolo" e la data, 27 aprile 2019.
“La vita e il martirio di questi seguaci di Gesù sono la ‘gioia di tutto il popolo’ – è scritto nella comunicazione della diocesi pervenuta all’Agenzia Fides -. Il Regno di Dio è per il popolo. Nel Vangelo, i preferiti di Gesù sono i malati, gli emarginati e i peccatori. Dio ama i poveri in modo speciale, sono scelti da Dio per chiamare tutta l'umanità alla salvezza. La Chiesa, come popolo di Dio, è chiamata ad essere una comunità di fratelli a favore dei più bisognosi”.
Il testo sottolinea che i martiri riojani nella loro vita si sono completamente dedicati alla “ricerca del Regno di Dio e della sua giustizia, che hanno espresso in un'opzione preferenziale per i più poveri”. Quindi prosegue: “La loro vita è stata nutrita dalla forza del Vangelo di Gesù per poter costruire il Regno già in questo mondo. Hanno assunto la complessità storica del loro tempo e su quella strada hanno incontrato la morte. Oggi la loro testimonianza e la loro intercessione ci incoraggiano ad essere ‘Popolo di Dio’ che cammina alla ricerca del Regno di Dio e della sua giustizia”. In preparazione alla beatificazione, la diocesi propone la lettura continua di uno dei Vangeli insieme alla costituzione Lumen Gentium sulla Chiesa del Concilio Vaticano II.
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ASIA/ISRAELE - I Capi delle Chiese di Gerusalemme denunciano la mostra d'arte “blasfema” di Haifa

Agencia FIDES - 14 January, 2019 - 06:08
Gerusalemme – I Patriarchi e i Capi delle Chiese e delle comunità cristiane hanno sottoscritto e diffuso un comunicato congiunto per denunciare le immagini scellerate e provocatore attualmente esposte in una mostra ospitata presso il Museo d'Arte di Haifa, sotto il patronato della locale municipalità israeliana. L'opera che ha creato più malumore e rabbia tra la locale popolazione cristiana – espressasi la scorsa settimana anche in manifestazioni di protesta culminate in scontri con le forze dell'ordine e lancio di sassi e bombe molotov contro il museo – rappresenta una riproduzione di Ronald McDonald, il personaggio-clown simbolo della catena di fastfood McDonald's Corporation - crocifisso a una croce di legno, come Gesù. L'opera, scolpita dall'artista finlandese Janei Leinonen, fa parte della mostra "Sacred Goods" del museo, dove è esposta da agosto.
Nel loro comunicato, i Patriarchi e i Capi cristiani di Gerusalemme prendono atto del fatto che la mostra mirava a criticare il "consumismo" all'interno della società israeliana. Ma denuncia che in tale contesto siano state utilizzate immagini offensive “delle figure e dei simboli più sacri della fede cristiana”.
La provocazione artistica viene definita “intollerabile” e si chiede l'immediata rimozione delle opere esposte che risultano offensive nei confronti della fede cristiana . “Il rispetto dei simboli e delle figure religiose, sia ebraici, cristiani o musulmani” si legge nel comunicato “dovrebbe essere preservato a prescindere da tutto”. I Patriarchi e i capi cristiani tengono conto anche del fatto che “Israele tutela il diritto alla libertà di espressione e di parola. Tuttavia – aggiungono - il carattere della Terra Santa e la santità delle tre religioni abramitiche dovrebbero essere sempre rispettati e riveriti. Un comportamento così offensivo non aiuta le tre religioni nella loro missione a promuovere la tolleranza, la convivialità e la convivenza tra la gente della Terra Santa e oltre”.
Nel loro comunicato, i Patriarchi e i capi delle Chiese di Gerusalemme fanno appello “alla Municipalità di Haifa e alla gestione del Museo d'Arte di Haifa affinché siano rimosse, e senza indugio, tutte le immagini offensive della nostra fede e delle nostre tradizioni cristiane. Inoltre – concludono - ci aspettiamo scuse formali da parte del comune o dei responsabili di tale mostra”. .
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ASIA/INDIA - A 10 anni dalla violenza anticristiana in Orissa, le vittime attendono i risarcimenti

Agencia FIDES - 14 January, 2019 - 05:56
Kandhamal - I circa 3000 sopravvissuti ai massacri anticristiani avvenuti in Orissa nel 2008 reclamano ancora i legittimi risarcimenti in procedimenti in corso davanti alla Corte Suprema: lo riferisce, in una nota inviata all’Agenzia Fides, la Commissione per giustizia, pace, sviluppo dell'arcidiocesi di Cuttack-Bhubaneswar, in Orissa. All'incontro tenutosi il 12 gennaio, hanno preso parte, tra gli altri, Mons. John Barwa, Arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar, e l'avvocato Colin Gonsalves, Thomas Minze, Presidente dell'associazione "All India Catholic Odisha" e molti avvocati, sacerdoti, attivisti e leader laici. I presenti hanno ribadito il loro approccio per la pace, la giustizia, la dignità umana, rilevando l'urgenza del risarcimento per quanti hanno avuto case completamente danneggiate da quella ondata di violenza.
L'Arcivescovo ha detto: "Siamo riuniti per esprimere la nostra vicinanza alle vittime della violenza avvenuta nel distretto di Khandhmal. Vogliamo cooperare per la pace e la giustizia".
Gli attivisti presenti hanno notato che "molti autori di violenze anticristiane sono liberi, mentre persone innocenti sono in prigione", riferendosi ai sette cristiani ancora in carcere per il presunto assassinio del leader induista Swami Lakshmanananda, episodio che fece scatenare la violenza.
Il sacerdote e attivista p. Ajay Singh ha ricordato, citando Papa Paolo VI, che "pace e giustizia camminano insieme", invitando tutti all'unità.
L'avvocato Colin Gonsalves ha rimarcato che "la violenza del 2007-2008 è passata, ma la stessa inumana persecuzione non dovrebbe mai più accadere in futuro. Tra due settimane dibatteremo i ricorsi presentati alla Corte Suprema per il risarcimento alle vittime".
A livello spirituale, tutti ricordano che, nonostante le difficoltà e le ingiustizie, "i fedeli che hanno subito violenza sono saldi nella fede in Cristo".
Secondo informazioni rese a Fides, furono circa 5000 le case distrutte o danneggiate, 232 le chiese danneggiate e 414 i villaggi colpiti nella violenza. Circa 100 persone sono state brutalmente uccise nella persecuzione anti-cristiana di Kandhamal del 2008 e circa 56.000 gli sfollati. I casi giudiziari ufficialmente registrati sono 827 ma solo 362 processi si sono conclusi e, tra questi, solo 78 hanno avuto una sentenza di condanna, mentre 160 processi sono ancora pendenti.
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AFRICA - Crisi in Togo e in Gabon: i Vescovi denunciano la violenza e invitano al dialogo

Agencia FIDES - 14 January, 2019 - 05:06
Roma - “Gli avvenimenti che stiamo vivendo nel nostro Paese sul piano politico e sociale non ci lasciano indifferenti. Le violenze contro le persone, i feriti, i detenuti e i morti che hanno segnato il periodo del dialogo politico sono deplorabili e inaccettabili” affermano i Vescovi del Togo, in una dichiarazione pubblicata al termine dell’Assemblea Generale del clero diocesano di Lomé. Con la nuova dichiarazione, la Conferenza Episcopale del Togo rinnova la sua richiesta a maggioranza e opposizione di sedersi al tavolo delle trattative e di evitare ogni forma di violenza.
Dal luglio 2017 il Togo vive una profonda crisi politica a seguito delle proteste indette dall’opposizione contro il Presidente Faure Essozimna Gnassingbé Eyadéma, al potere dal 2005. I dimostranti chiedono in particolare di limitare a due i mandati del Presidente e che questa misura sia retroattiva in modo che Faure Gnassingbé non possa ripresentarsi alle elezioni del 2020 per cercare di ottenere un quarto mandato. Faure Gnassingbé è succeduto alla morte del padre, Gnassingbé Eyadéma, che prese il potere nel 1967 a seguito di un golpe .
Una situazione simile si riscontra nel Gabon, guidato dal 2009 da Ali Bongo, figlio di Omar Bongo, al potere dal 1967 fino alla morte, l’8 giugno 2009. La sua rielezione nel 2016 ha suscitato vive proteste, represse nel sangue. A seguito di un malore che lo ha colpito a ottobre, Bongo si trova in convalescenza in Marocco. Il 7 gennaio un gruppo di militari ha tentato un golpe, subito sventato dai reparti rimasti fedeli al governo.
In una dichiarazione del 9 gennaio Sua Ecc. Mons. Basile Mve Engone, Arcivescovo di Libreville, ha condannato il tentativo di cambiare il regime con la forza. “La buona politica è al servizio della pace” ha affermato. “Questo significa che in Gabon, ancora più che nel passato, dobbiamo cercare di preservare la pace, l’unità e la coesione sociale. Diciamo quindi no a ogni forma di violenza fisica, verbale ed emotiva”.
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AFRICA - Crisi in Togo e in Gabon: i Vescovi denunciano la violenza e i invitano al dialogo

Agencia FIDES - 14 January, 2019 - 05:06


Roma -“Gli avvenimenti che stiamo vivendo nel nostro Paese sul piano politico e sociale non ci lasciano indifferenti. Le violenze contro le persone, i feriti, i detenuti e i morti che hanno segnato il periodo del dialogo politico sono deplorabili e inaccettabili” affermano i Vescovi del Togo, in una dichiarazione pubblicata al termine dell’Assemblea Generale del clero diocesano di Lomé.
Con La nuova dichiarazione la Conferenza Episcopale del Togo rinnova la sua richiesta a maggioranza e opposizione di sedersi al tavolo delle trattative e di evitare ogni forma di violenza.
Dal luglio 2017 il Togo vive una profonda crisi politica a seguito delle proteste indette dall’opposizione contro il Presidente Faure Essozimna Gnassingbé Eyadéma al potere dal 2005. I dimostrati chiedono in particolare di limitare a due i mandati del Presidente e che questa misura sia retroattiva in modo che Faure Gnassingbé non passa ripresentarsi alle elezioni del 2020 per cercare di ottenere un quarto mandato.
Faure Gnassingbé è succeduto alla morte del padre, Gnassingbé Eyadéma, che prese il potere nel 1967 a seguito di un golpe .
Una situazione simile si riscontra nel Gabon, guidato dal 2009 da Ali Bongo, figlio di Omar Bongo, al potere dal 1967 fino alla morte l’8 giugno 2009. La sua rielezione nel 2016 ha suscitato vive proteste, represse nel sangue. A seguito di un malore che lo ha colpito a ottobre, Bongo si trova in convalescenza in Marocco. Il 7 gennaio un gruppo di militari ha tentato un golpe, subito sventato dai reparti rimasti fedeli al governo.
In una dichiarazione del 9 gennaio Sua Ecc. Mons. Basile Mve Engone, Arcivescovo di Libreville, ha condannato il tentativo di cambiare il regime con la forza. “La buona politica è al servizio della pace” ha affermato. “Questo significa che in Gabon, ancora più che nel passato, dobbiamo cercare di preservare la pace, l’unità e la coesione sociale. Diciamo quindi no a ogni forma di violenza fisica, verbale ed emotiva”.
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AMERICA/BRASILE - La GMG di Panama, occasione per far conoscere l'Amazzonia e il volto amazzonico dei giovani brasiliani

Agencia FIDES - 14 January, 2019 - 04:13
Manaus - Panama ospita la Giornata Mondiale della Gioventù dal 22 al 27 gennaio. Una delle partecipanti è Aylla Emanuele Silveira, una giovane di 21 anni che rappresenterà la Magis House di Manaus, alle cui attività partecipa da circa due anni. Studentessa di architettura e urbanistica presso l'Università Federale dell'Amazzonia, è una collaboratrice dell’area socio-ambientale della organizzazione gesuita, e svolge attività di sensibilizzazione, basate sulla Laudato Si e sul Sinodo per l'Amazzonia, come lei stessa dice all’Agenzia Fides.
Insieme ad altri 30 giovani brasiliani che fanno parte di Magis Brazil, parteciperà alla riunione delle Magis Houses che si svolgerà in Guatemala, nei giorni precedenti la Gmg, spiega Aylla Silveira a Fides. Ha già partecipato alla GMG di Rio de Janeiro, nel 2013, in rappresentanza della Pastorale della Gioventù dell'Arcidiocesi di Manaus. "Ero molto giovane, ma ho avuto un impatto molto grande, dato il gran numero di giovani e di espressioni diverse" racconta la giovane all'Agenzia Fides.
La sua aspettativa per la GMG 2019 è ancora maggiore "per il fatto di essere fuori dal Brasile, per l'impatto culturale di conoscere persone diverse, per vivere una maggiore esperienza", secondo Aylla Silveira. La giovane porta alla GMG la sua identità amazzonica, “nel tentativo di far trasparire la regione amazzonica che abita in noi, per farla scoprire agli altri”. Ciò che spera di riportare è "tutto ciò che sentirà dai giovani che vengono da tutto il mondo e da Papa Francesco, che è per me una figura iconica e meravigliosa, che ci chiama ad essere Chiesa in uscita, ad essere più per gli altri, come ci insegna sant'Ignazio”. Insieme a questo, si aspetta “di vedere la realtà dell'altro, di altre culture, di imparare di più sulla diversità e sul rispetto, cosa di cui, come giovani brasiliani, abbiamo molto bisogno".
"L'Amazzonia sembra che sia conosciuta – prosegue la giovane -, tuttavia è necessario dare maggiore visibilità a tutto ciò che accade qui, per dimostrare che è necessario parlare dell'Amazzonia, di come è minacciata, e che per tutti deve essere un patrimonio". Secondo Aylla Emanuele Silveira "ci occupiamo solo di ciò che conosciamo, e molti conoscono l'Amazzonia solo come un bel posto turistico, come il polmone del mondo, ma senza alcun coinvolgimento con la realtà, né con i giovani che vivono qui, indigeni, cabocla. Il Brasile è noto per il carnevale, per le feste, per luoghi specifici, ma è importante prendere in considerazione il volto amazzonico dei diversi giovani locali".
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AMERICA/EL SALVADOR - L’Arcivescovo di San Salvador: no alla privatizzazione dell’acqua, ad un sistema fiscale e pensionistico ingiusto

Agencia FIDES - 14 January, 2019 - 04:05
San Salvador – L'Arcivescovo di San Salvador, Mons. José Luis Escobar, ha invitato i salvadoregni a votare responsabilmente nelle elezioni presidenziali del 3 febbraio. "Molto presto ci saranno le elezioni, e dobbiamo ricordare che votare in modo responsabile è un diritto e un dovere di ogni cittadino" ha detto Mons. Escobar ieri, domenica 13 gennaio, durante l'omelia. Nella Cattedrale metropolitana infatti è stata celebrata questa domenica la Messa per la 52ª Giornata mondiale della pace, intitolata: "La buona politica è al servizio della pace", che è stata presieduta dal Nunzio Apostolico, Mons. Santo Rocco Gangemi e concelebrata da tutti i Vescovi della Conferenza Episcopale del Salvador, secondo le notizie pervenute all’Agenzia Fides.
Il 3 febbraio, poco più di cinque milioni di salvadoregni saranno chiamati a votare per eleggere il Presidente e il Vicepresidente che governeranno El Salvador dal 1 ° giugno 2019 al 31 maggio 2024. L'Arcivescovo ha chiesto di scegliere "le persone che possano meglio rispondere ai legittimi interessi della gente".
Secondo i sondaggi pubblicati dalle agenzie locali, l'ex sindaco di San Salvador, Nayib Kukele, guida il gruppo dei candidati alle elezioni, superando i partiti tradizionali che hanno perso popolarità a causa degli ex-presidenti accusati di corruzione.
Mons. Escobar Alas ha anche colto l'occasione per chiamare i funzionari locali a "lavorare" per la pace governando "con giustizia per il bene comune", e per evitare qualsiasi tentativo di privatizzare l'acqua, uno dei problemi più gravi nella realtà salvadoregna. "In una società democratica, l'acqua non può essere privatizzata a beneficio di pochi e a detrimento dei poveri, è inconcepibile, è impensabile" ha sottolineato con forza. Mons. Escobar Alas ha anche criticato le politiche fiscali di El Salvador, dove, secondo lui, il sistema fiscale “favorisce chi ha di più, consentendo a queste persone l'evasione e l'elusione fiscale, o addirittura concedendo loro l’esenzione". "Non è giusto – ha ribadito più volte - gravare con più tasse, con molte tasse, senza pietà e senza eccezioni, proprio i più poveri".
L'Arcivescovo ha anche denunciato l'ingiustizia di un sistema pensionistico in cui le società private riescono ad ottenere "milioni di profitti" e i contribuenti individuali soffrono "perdite" e sono "destinati a finire la loro vita nella miseria" .

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AFRICA/NIGER - Un missionario: “Non sappiamo dove sia p. Maccalli, viviamo in un clima di insicurezza”

Agencia FIDES - 14 January, 2019 - 04:01
Niamey – “Oggi viviamo in un clima di insicurezza che regna in tutta la zona di frontiera con il Burkina Faso. Quasi ogni settimana, ci sono attacchi armati che hanno come obiettivo soprattutto i militari e le forze dell’ordine, e che hanno già provocato decine di morti. Ho avuto la gioia di celebrare l'Epifania nella mia missione di Makalondi, anche se ogni volta che vado lì percepisco chiaramente la situazione di precarietà e insicurezza che si vive. Molte persone, cristiani e non, vengono a trovarci e chiedono sempre notizie di p. Gigi Maccalli, ma la nostra risposta, purtroppo, è da quattro mesi sempre la stessa: non sappiamo dove sia e in mano di chi si trovi”: lo racconta a Fides padre Vito Girotto, della Società per le Missioni Africane , parlando della situazione nelle missioni a Makalondi e a Bomoanga, l’ex parrocchia del suo confratello padre Gigi Maccalli, rapito il 17 settembre 2018.
P. Girotto riferisce a Fides: “La messa della notte di Natale è stata celebrata nel primo pomeriggio del 24 dicembre, sia a Bomoanga come a Makalondi, per permettere ai fedeli di rientrare a casa con la luce del sole. Nel villaggio di Bomoanga le strade sono in terra battuta e non sono illuminate di notte. Un generatore elettrico fornisce l’illuminazione solo lungo la strada asfaltata. Anche alle celebrazioni del 25 dicembre hanno preso parte tante persone ma, subito dopo Messa, fatti i saluti e gli auguri, ciascuno è rientrato a casa”.
Il missionario prosegue: “A Bomoanga, nella chiesa costruita da p. Luigi, non c’era un posto vuoto. Ma tutti hanno notato l’assenza dei fedeli di comunità cristiane dei villaggi più lontani. Le informazioni su quelle zone non sono molto chiare: si dice che siano ‘zone controllate’, ma non si capisce bene da quali forze. In alcune comunità di villaggio della missione di Makalondi, quest'anno la gioia del Natale è stata un po' contenuta. La gente ha paura di subire aggressioni da parte di gruppi fanatici, che, secondo una interpretazione fondamentalista dell’islam, vedono il Natale come un evento pagano”.
“Dopo il rapimento di p. Maccalli e gli attacchi di novembre alla città di Makalondi – informa p. Girotto – mi devo spostare sempre scortato da agenti armati delle forze dell’ordine. E devo andare e tornare in giornata da Niamey, dove vivo, e da dove parto al mattino presto per le mie visite fuori della capitale. Il sabato precedente l'Epifania era programmata la festa dei cinquant'anni di creazione della Missione di Makalondi, ma il Consiglio pastorale ha deciso di rinviare questa celebrazione, che si farà, hanno detto, solo dopo la liberazione del nostro confratello. Una famiglia non può essere in festa quando un membro importante è impedito di parteciparvi”.
Nonostante ciò l’equipe di cinque preti, diocesani e SMA, di varie nazionalità, 4 da paesi africani, insieme con un confratello indiano, continuano a portare avanti l’attività pastorale e l’evangelizzazione con grande impegno e coraggio, garantendo la celebrazione dei sacramenti nelle tre sedi parrocchiali e in alcune cappelle periferiche. “La nostra è una piccola presenza cristiana in un paese quasi totalmente musulmano, nel quale la fede si mantiene viva con enormi difficoltà grazie all’impegno dei nostri cristiani, la loro perseveranza e il loro coraggio”, conclude il missionario SMA.
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AMERICA/MESSICO - “Intendo continuare a ricercare la pace, anche incontrandomi con i capi banda” dice il Vescovo di Chilpancingo-Chilapa

Agencia FIDES - 12 January, 2019 - 05:09


Città del Messico - “Intendo continuare a incontrare personaggi del crimine organizzato tutte le volte che sarà necessario, se ciò contribuirà a ridurre i tassi di violenza che esistono in alcune parti dello Stato” ha dichiarato Sua Ecc. Mons. Salvador Rangel Mendoza, Vescovo di Chilpancingo-Chilapa, nello Stato messicano di Guerrero, sconvolto dalla guerre di bande criminali attive nel narcotraffico.
Mons. Rangel Mendoza è da tempo impegnato nella ricerca della pace e per questo ha allacciato contatti con alcuni capi banda. Il Vescovo ha indicato che le riunioni tenute con personaggi della criminalità organizzata mirano a placare la violenza che esiste nelle aree più pericolose dello Stato.
Mons. Rangel Mendoza ha sottolineato di aver un buon rapporto con il governatore dello Stato Hector Astudillo, anche se ci sono alcuni problemi con il suo staff "Sto facendo tutto per ottenere la pace nello Stato di Guerrero” ha concluso.
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NEWS ANALYSIS/OMNIS TERRA - Il Sudan in ebollizione: tra crisi economica, tensioni sociali, abuso dei diritti umani

Agencia FIDES - 12 January, 2019 - 04:07
La gente scende in strada per manifestare. Inizialmente la protesta, avviata il 19 dicembre, aveva preso di mira l’aumento dei prezzi dei carburanti e del pane. Successivamente si è spinta a chiedere le dimissioni del presidente Omar al Bashir. La libertà di coscienza e di religione sono sotto pressione. La missione della Chiesa va avanti, nonostante le difficoltà. La popolazione chiede la nascita di un sistema democratico che preveda un’alternanza al potere. La repressione da parte del regime è stata dura. «Finora abbiamo arrestato 816 manifestanti», ha dichiarato il 7 gennaio il ministro degli Interni Ahmed Bilal Osmane davanti al Parlamento di Khartum. L’opposizione parla di «almeno 1.100 manifestanti arrestati» e di torture sistematiche su medici, giornalisti, architetti, insegnanti, avvocati, giudici, incarcerati e torturati per giorni. Su questa delicata situazione politica si è innescata una profonda crisi economica.
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